Il Sangue, la Fede e l’Oro

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Il bacino mediterraneo tra Islam e Cattolicesimo nel primo alto medioevo

Nel 632 Maometto muore nell’indifferenza di un’Europa latino germanica. Il grande lago romano che era il Mare Nostrum è ancora solcato da battelli carichi di merci e il commercio vive. Il solido aureo, valuta principale della vecchia pars occidentalis è scimmiottato dai nuovi re, e il conio mantiene l’antica tradizione quasi intatta nelle terre bizantine. Bisanzio stessa è il centro della cultura e della legittimazione del potere. Il Papa e i Re guardano all’Imperatore per la loro legittimazione. Essi si considerano custodi e continuatori di una civiltà che più che morire si è federata – espressione quanto mai significativa, poiché i germani sono nominalmente sotto gli antichi vincoli di foederatio o hospitalitas. Le corti legiferano sul diritto romano, parlano latino. I culti ariani sono forse l’ultimo baluardo di un’identità che ben presto sarà completamente armonicamente fusa. Per secoli il germano non aveva chiesto di meglio che entrare a far parte dell’Impero, e ora che lo domina, egli si pone a protezione dei sudditi.
Solo 11 anni dopo la situazione era radicalmente mutata. La pars orientalis cede terreno di fronte all’avanzata araba. Già nel 634 le mezzelune sventolano sull’Egitto e gran parte della vecchia Persia è di nuovo unita sotto la nuova fede. L’Islam non è una semplice avanzata barbarica contro un impero sempre meno dinamico: è una fede nazionale e una nuova concezione giuridica. Henri Pirenne spiega che lo stesso soggetto legale, l’uomo, none esiste al di fuori della sottomissione ad Allah. “Islam significa ‘rassegnazione’ a Dio e mussulmano significa ‘sottomesso’. Allah è uno ed è logico quindi che tutti i suoi servitori abbiano il dovere di imporlo agli infedeli, ai miscredenti. Ciò che essi si propongono non è, come si è detto, la loro conversione, ma il loro assoggettamento.” Queste sono le parole del celebre storico belga nel libro che lo ha reso famoso per generazioni di studenti.
Se la civiltà germanica era stata disposta e anzi entusiasta di essere sincretizzata e assimilata in quella romana, questo non è possibile con i nuovi padroni. Come si è detto sopra il soggetto giuridico esiste solo all’interno della comunità dei fedeli: ecco che iniziano le conversioni. Se non ci si converte non si è vittima di persecuzioni, in effetti basta pagare una tassa. Semplicemente, non si esiste, si è appena tollerati. Il commercio, la socialità, l’impresa necessitano la perdita della cultura di origine a favore di quella dei conquistatori, perché da islamici bisogna essere fedeli alla terra del profeta e alla sua lingua sacra.
Nel 713 la capitale di Toledo è ormai sotto l’autorità del califfo di Damasco. Tutta la vecchia Africa romana è scomparsa e molte isole hanno già ceduto.
Nel 732 l’emiro Abd–er–Rhaman valica i Pirenei, giungendo fino a Bordeaux. Ma ad aspettarlo, la stirpe franca, unica tra i germani a essere passata dal paganesimo direttamente al cattolicesimo senza la parentesi ariana, ha una nuova dinastia reale. Carlo Martello li ricaccia fino a Poitiers, dove un tempo Clodoveo vinse i sovrani Visigoti. Nel 737 gli arabi si spingono fino ad Avignone ma di nuovo il re franco contrattacca e li respinge di nuovo. Questa guerra continua, con varie interruzioni, fino a Carlo Magno: non dimentichiamo Pipino il Breve, primo re consacrato della dinastia carolingia. Celebri sono le gesta del futuro imperatore, che dopo la disfatta di Roncisvalle seppe penetrare in Spagna fino a toccare in due punti l’Ebro. Ma le vittorie non potevano durare. Carlo Magno, sprovvisto di flotta, fu infine costretto a trincerarsi oltre i Pirenei, in una politica di difesa tellurocratica, indirizzando la sua attenzione verso l’Italia e la germania, essendo la Francia ormai da tempo unificata. È con questo sovrano – Rex Francorum, Rex Longobardum, Imperator – che il cambiamento è ormai completo. L’Europa, che era stata ad un passo da essere bizantina, è latino–germanica. Il sodalizio dei re cattolici con il papato, consacrato solennemente nella notte di natale dell’800 dall’unzione e dall’imposizione della corona ferrea, segnerà le sorti del continente fino alla fine dell’era medioevale.
Il Mare Nostrum non divenne mai lago arabo come era stato per i romani; ma gli toccò in sorte di diventare confine quasi invalicabile. Si scrive a metà settecento che nemmeno una zattera cristiana solca quelle acque (con la probabile eccezione di Bisanzio). Oltre agli aspetti politici e culturali, ecco la terza grande conseguenza di quei duecento anni di guerra: la morte del grande commercio che aveva fatto la fortuna di Roma. È in questo periodo che decade l’uso del solido aureo, drenato sempre di più verso oriente e tesaurizzato. L’economia torna a essere di semi–sussistenza e le tecniche agricole, costrette a piegarsi alle esigenze locali, regrediscono. Il monometallismo aureo verrà sostituito da quello argenteo.
Anche l’età carolingia sarà piena di virtù ed eroismo, ma il mondo è adesso molto più piccolo, arretrato, insicuro. “Fine dell’Età dell’Oro” sembra un’espressione adatta a ogni aspetto.

Tommaso Somigli
I Ghibellini
Confederatio

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