Corporativismo Rumeno

Italia Romania

Nel suo discorso del 10 novembre 1934-XIII all’assemblea delle Corporazioni il Duce affermava tra l’altro : << Quali sono gli scopi delle Corporazioni ? All'interno un'organizzazione che raccorci notevolmente le distanze tra le possibilità massime e quelle minime o nulle della vita .È ciò che io chiamo una più alta <>… Di fronte all’esterno , la Corporazione ha lo scopo di aumentare senza sosta la potenza globale della Nazione per i fini della sua espansione nel mondo. È bene affermare il valore internazionale della nostra organizzazione che si misureranno le razze e le Nazioni d’Europa , fra qualche tempo , malgrado il nostro fermo e sincerissimo desiderio di collaborazione e di pace ,sarà nuovamente arrivata a un bivio del suo destino >> .La profetica precisazione era una conseguenza logica del processo evolutivo dell’idea corporativa ,essenzialmente italiana e fascista , ma ciò non pertanto destinata inesorabilmente a travalicare i confini geografici della nazione . Perché – e non appaia superfluo qui ricordarlo- il corporativismo , creatura viva ed espressione morale e politica del sindacalismo fascista , non è soltanto un sistema economico -come ancor oggi forse molti erroneamente credono – ma un’idea universale , un sistema di vita , un modo di pensare e di agire , un modo di concepire i rapporti tra gli uomini , le classi ,la Nazione e lo stato che , pur distinguendosi e differenziandosi , si riconoscono tuttavia solidali nel gran moto inteso a raggiungere la vetta più alta della giustizia sociale , della civiltà morale , della potenza politica.
In altri termini il corporativismo fascista è una visione integrale , unitaria , della vita e dell’uomo che , informando di se ogni attività individuale e sociale , informa necessariamente anche l’economia.
Ne deriva che risulta assurdo tentare di realizzare un’economia corporativa,cioè fascista , se prima non si realizza una società , una vita corporativa , ed è utopistico compiere una simile rivoluzione economica senza compiere quella spirituale dell’individuo e della società .
Per questa errata impostazione del problema i movimenti riformistici e associazionistici effettuati in alcuni Paesi , e chiamati corporativi , col corporativismo fascista hanno in comune soltanto il nome , e non l’essenza e non il fine . Ma in altri di converso , il contenuto spirituale e materiale delle riforme stesse rispondono effettivamente allo scopo. Fra questi ultimi va annoverata la Romania , la quale è certamente uno dei paesi che da più tempo seguono con interesse lo sviluppo italiano , sulla cui base essa ha saputo rinnovare di recente la sua politica sociale. È infatti su questo concetto basilare che si è determinato il rinnovamento del Paese , attuando una rivoluzione nazionale di vasta portata , ispirata al movimento fascista, e che ha avuto come risultato il disciplinamento del disordine che la mentalità liberistica ,speculatrice e affaristica , aveva lasciato nella Nazione. Così se da un lato un nuovo sistema nella produzione e nei consumi ha acconsentito di affrontare il problema del rafforzamento e della riorganizzazione della futura economia del Paese in tutti settori – realizzando così un’unità di indirizzo economico nazionale – dall’altro , nel campo sociale , una serie di leggi sono intervenute efficacemente a tutela del lavoro e di tutte le categorie di popolo.
Per approfondire maggiormente la conoscenza della dottrina corporativa fascista, insigni studiosi romeni, da oltre un decennio , hanno fatto sorgere e fiorire quasi una propria scuola corporativa, da cui hanno preso vita numerose opere e pubblicazioni .
Tanto fattivo interessamento trovava subito i favori e gli incoraggiamenti delle autorità italiane , i quali si concretavano alla fine con una bella iniziativa che ha fatto e che fa veramente onore all’Italia : la creazione presso l’Istituto di cultura italiana a Bucarest e sotto gli auspici dell’associazione per l’amicizia italo – romena . di un Centro di studi corporativi , con a capo il Presidente del Consiglio dei Ministri , maresciallo Antonescu, e al quale davano immediatamente la loro assidua e fattiva adesione i più eminenti cultori del corporativismo .È in questo Centro che sono stati e vengono analizzati i più diversi aspetti della dottrina corporativa fascista nei suoi continui sviluppi , e si studiano i possibili e necessari adattamenti di essi al sistema economico e sociale romeno .
I frutti di questa collaborazione e di questo continuo studio sono già stati notevoli e quanto mai positivi. Così nell’ottobre del 1941 il Vicepresidente del Consiglio , prof Michele Antonescu fedele interprete degli ideali del <> , poteva annunciare prossima la costituzione delle organizzazioni professionali , tenuto conto delle varie categorie professionali e del loro apporto di lavoro allo scopo di far effettivamente partecipare la Nazione all’azione del Governo. E due mesi più tardi egli indicava le basi strutturali e funzionali delle stesse organizzazioni. In sintesi , il prof Antonescu precisava che , per passare alla realizzazione delle riforme professionali ,era necessario anzitutto prendere un diretto contatto con le forze professionali organizzate già esistenti , al fine di stabilire una reale collaborazione sistematica. <>. Finora lo Stato ha trascurato troppo i veri interessi nazionali non concedendo crediti alla grande massa dei lavoratori della terra, lasciando in linea nazionale il commercio e le finanze . Ma un intervento diretto dello Stato in tutti questi problemi potrebbe danneggiare la vita economica del Paese. Perciò si rende necessaria la creazione di nuovi organismi interni, che sono le professioni e le corporazioni , organismi cui bisogna però prima infondere lo spirito che ne lieviti la vita. Le attuali associazioni professionali sono in molti casi una semplice illusione sociale . Questo stato di cose deve cambiare . Nelle Associazioni deve dominare l’idea di autocontrollo e di autoselezione , ed ad esse lo stato darà i necessari privilegi e poteri normativi . In definitiva l’organizzazione professionale deve essere il basilare fondamento dello Stato romeno , che ha bisogno di forze organizzate e ben educate. Il primo compito di esse sarà infatti quello educativo , talché le nuove generazioni dovranno essere permeate di un vero spirito realistico della coscienza professionale.
E su queste basi la Romania ha iniziato la pratica e totalitaria applicazione dei principi sindacali e corporativi.

ARTURO MAFFEI
Tratto da GERARCHIA RASSEGNA MENSILE DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA
Anno XXII – N.5 Maggio 1943 -XXI

Annunci

Una risposta a “Corporativismo Rumeno

  1. La Romania presentò, si può dire, sin da subito un affinità e possibilità realizzativa del corporativismo; questa “facilità” derivava vuoi dallo spiritualismo della Guardia di Ferro vuoi (e forse soprattutto) dalle attività del cosiddetto Legio Commercio, che
    la Guardia attuò come il secondo fondamento di base per la rinascita nazionale. Attività che si concretizzavano in ristorazione, agricoltura e artigianato. Va da se che l’elevata attrazione che il sistema legionario ebbe sul popolo non risultò molto gradito. Il resto lo si conosce.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...