Dresda 1945 L’Europa pugnalata al cuore

350px-Dresden_vernichtung

Dresda, la guerra era ormai finita!
E i leoni assetati di sangue credono di aver vinto,
Ma sono solo iene, sono solo iene, ma sono solo iene!
Hobbit Unonovequattrocinque

Agli inizi del ’45 le sorti della Germania erano segnate , i nemici avanzavano implacabilmente su tutti i fronti ;a occidente gli Alleati avevano iniziato a penetrare nella Germania ,a sud la RSI era ormai alla sua ultima ora e i tedeschi stavano lentamente ripiegando verso le Alpi, a Oriente l’Armata Rossa imperversava verso Berlino massacrando e uccidendo tutto ciò che era Tedesco(vedi Prussia Orientale terra tedesca martire della barbarie slavobolscevica ).Per questi motivi Dresda capitale della Sassonia e quindi vicina all’Oder dove si era ormai spostata la linea del fronte divenne un’enorme centro di raccolta per i profughi della Prussia ,della Slesia e della Pomerania arrivando così ad a circa 630 mila abitanti. Ma presto questo doveva finire ,la democrazia anglosassone era in arrivo. La notte tra il 13 e il 14 febbraio gli anglosassoni ridussero Dresda a un cumulo di macerie. Gli obbiettivi secondo la propaganda alleata erano da ben altra parte, la stazione ferroviaria e le industrie militari dall’incursione però solo scalfite.

Le bombe furono lanciate di proposito da ben altra parte, nel corso di tre incursioni scientificamente temporizzate. La prima, durata dalle 22.13 alle 22.30 del 13, servì per innescare nei quartieri proletari e nel centro della città una tempesta di fuoco. Il terribile fenomeno era già stato scatenato dalla Raf nell’estate del 1943 ad Amburgo e in seguito in altri centri minori della Germania. Si era sempre trattato, però, di un’imprevista conseguenza del bombardamento. Nell’incursione su Dresda, invece, essa fu pianificata a tavolino. Furono lanciati a tal fine due tipi di bombe: da un lato le block buster che, con i loro spostamenti d’aria, servirono a tirar giù i muri e i tetti dei fabbricati; dall’altro lato gli spezzoni incendiari, che appiccarono il fuoco ai mobili, alle stoffe e alle travi in legno degli interni. Il diluvio fu concentrato ossessivamente negli stessi punti, in un’area molto ristretta, in modo da surriscaldare l’atmosfera, produrre violente correnti ascensionali e risucchiare l’aria dalle zone vicine con un vento infernale a bassa quota.
L’effetto voluto si realizzò.
170px-Dresden_Aerial_View_-_February_13_14_1945

Già alle 22.30 un vento caldo cominciò ad alitare verso il centro di Dresda a 60-70 chilometri all’ora. Le vittime -fino a quel momento- erano “solo” poche migliaia. Sotto terra, nei rifugi, quasi tutti i cittadini e gli sfollati erano vivi. Attendevano lì il cessato allarme. E fu la loro rovina. Alle 23.00 il vento di fuoco aveva superato i 130 chilometri orari, a mezzanotte i 200. I piccoli incendi si fusero in un solo rogo, alimentato da un colossale mantice atmosferico. L’uragano di fuoco portò la temperatura a valori così alti che gli organismi umani nascosti nei rifugi si dissolsero o furono arrostiti. Nei ricoveri più profondi, l’ondata termica non superò i livelli di guardia, ma l’aria, satura di monossido di carbonio, divenne presto irrespirabile, e centomila e più larve di esseri umani agonizzarono in preda al soffocamento progressivo, fino alla morte per disidratazione e per avvelenamento. La seconda incursione su Dresda non era ancora incominciata.

Ebbe il via all’1.23 del 14 coll’obiettivo di alimentare la tempesta di fuoco e di lasciare sul terreno i soccorsi nel frattempo giunti dalle città vicine. (È la tecnica del doppio colpo che le democrazie occidentali avevano da poco inventato e che hanno riutilizzato -sempre per il bene dell’umanità ogni volta che hanno voluto) A mezzogiorno del 14 febbraio, la terza incursione: come avvoltoi, i caccia “Mustang” statunitensi si fiondarono sulla città in fiamme e, a volo radente, mitragliarono le colonne di profughi che cercavano di fuggire dall’inferno di Dresda: “Ogni volta che colonne di gente entravano o uscivano dalla città, arrivavano loro addosso i caccia, a crivellare strade, uomini e mezzi a colpi di mitragliatrici e di cannoncini.” (Irving D., Apocalisse a Dresda. I bombardamenti del febbraio 1945, Verona, Mondadori, 1965, p. 257).
250px-War_crime_of_terror_bombing_-_A_large_stack_of_corpses_is_cremated_in_Dresden,_Germany,_after_the_British-American_air_attack_between_February_13_and_15,_1945.

Le vittime furono stimate tra le 250 mila e le 500mila unità ma a causa delle devastazioni fu impossibile fare una stima esatta.
Dresda fu una delle prime vittime della democrazia anglogiudaica eccidi che per mano degli eredi di Arthur Harris continua ancor oggi .
Il bombardamento di Dresda fece più vittime dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki.
Purtroppo a spettacoli come questo al giorno d’oggi grazie alla nato e ai sionisti siamo abituati .
Oggi si assiste a un revisionismo sul numero di morti di Dresda ma essendo questi tedeschi e non ebrei nessuno si indigna.
Liberatori si chiamano sempre gli assassini più forti.

Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...