Francisco Franco: L’ultimo crociato

Franco

di Daniele Bernava

Francisco Franco Bahamonde, noto gli appellativi di Generalissimo e “Caudillo de Espana” (capo e guida della Spagna), è un personaggio storico non conosciuto molto bene.

Detestato dai democratici, dai comunisti, dai socialisti, dai fascisti, dalla Massoneria (sua nemica mortale) e da tutta la marmaglia politicamente corretta, compresa quella “cattolica”, ma anche da molti che si ritengono fuori da certi schemi. Pochi conoscono davvero la figura del piu’ grande spagnolo del XX° secolo, che diventò il piu’ giovane generale d’Europa a soli 33 anni, il cui coraggio è riconosciuto persino dai suoi avversari (Arturo Barea e Indalecio Prietro), insignito della piu’ alta onorificenza dell’ordine equestre pontificio, l’Ordine Supremo del Cristo. Quasi tutte le sue promozioni furono per meriti di guerra. Egli difese la Spagna e la Chiesa dal caos in cui rischiarono di precipitare negli anni 30. Quando mori’ (20 Novembre 1975) le file successive per rendere omaggio alle sue spoglie mortali erano di chilometri, con attese fino a 14 ore (come riportato dal quotidiano ABC). Un gigante della storia, che non appartiene solo agli spagnoli, ma a tutti gli uomini che si identificano nei tre Sacri valori: Dio, Patria e Famiglia.

Nacque il 4 Dicembre 1892 a Ferrol, cittadina nota fino al 1982 come “El Ferrol del Caudillo” in suo onore, in Galizia, territorio nel nord-ovest della Spagna. Fin da piccolo mostrò una fede cattolica fortissima, fu adoratore notturno del Santissimo Sacramento. Una Fede professata fedelmente che lo guidò fino alla morte. Di carattere estremamente prudente, ciò gli è valso spesso la cattiva interpretazione di opportunista e di pavido nel campo decisionale, invece come dimostra la storia, gli permise spesso di prendere decisioni sagge senza farsi guidare dall’istinto, cosciente del fatto che dalle sue azioni dipendeva la vita di un popolo. Quando l’Alzamiento (sollevazione) del Luglio 1936 fu percepito come l’unico rimedio per evitare che la Spagna finisse tra le grinfie del mostruoso anarco-comunismo, egli non si tirò indietro Attese fino all’ultimo per via della sua proverbiale lealtà alle istituzioni, prerogativa e limite dei militari. Il titolo di Generalissimo e condottiero dell’Alzamiento gli fu imposto, non fu un’autoproclamazione, egli fu lontanissimo dalle “autocelebrazioni”.

Il cosiddetto Franchismo (1939-1975) fu un regime autoritario basato sulla Dottrina Sociale Cattolica. Non fu una dittatura la sua, né tantomeno può essere definito come una replica del Fascismo italico, come una certa storiografia vuole far credere, visto che in lui mancò la componente socialista e “statolatrica” e non vi fu nemmeno una sottomissione statale ad un partito, si verificò l’esatto opposto. Ebbe forti frizioni con i falangisti che vennero contenuti al massimo. Alcuni di essi tentarono di ucciderlo. Sintetizzò tutte le forze nazionali nel Movimiento Nacional. L’Autorità fu al di sopra del potere. Non mancò di certo la politica sociale, cosa che dovrebbero apprendere certuni che vedono solamente come reazionario e militaresco questo governo. Si possono riportare alcuni dati e fatti, per smentire quest’ultima approssimazione menzognera. Franco incaricò dei tecnocrati per avviare lo sviluppo della nazione, che portarono risultati eccellenti, tanto da poter parlare di “miracolo spagnolo”, il cosiddetto “Desarrollo” (1959-1973), anche se ciò comportò l’emarginazione dei falangisti e l’apertura a tendenze liberali in senso economico. A causa dell’isolamento internazionale, la scelta può dirsi che fu obbligata.

Nel 1973 fu dato alla Spagna l’Oscar d’oro delle nazioni, occupò l’8° posto al mondo tra le potenze industrializzate, raggiunse il pieno impiego e il secondo posto per crescita al mondo in quel periodo, le esportazioni aumentarono di 10 volte. C’è chi parlò addirittura di “marxismo” di Franco , come nel caso di una testimonianza di una persona che lottò contro Franco durante la guerra civile spagnola (1936-1939), che parlò di come impiegò il denaro dello stato per le opere comunitarie presso Vega de Arriba (nelle Asturie), della fondazione dell’Opera di Educacion y Descanso (Educazione e Riposo) e delle “Scuole di Qualificazione sociale”, definite copie delle opere sovietiche della “gioia del lavoro”, citando anche la creazione di 8000 alloggi per i lavoratori nella residenza di Murias, presso Oviedo. La Spagna dal 1940 al 1970 crebbe di 8 milioni di abitanti, la rendita per ogni spagnolo aumentò di 4 volte, aumentò la superficie forestale di ben 2960 volte (2.350.000 ettari), dalle 32.000 case costruite nel 1940 si arrivò a 3.121.931 abitazioni nel 1970, l’assistenza sanitaria passò da 81000 assistiti (1940) a 25.134.956 (1970), ovvero 81 volte di più. Nello stesso periodo (1940-1970) furono creati 3.897.000 posti di lavoro, l’analfabetismo e la criminalità furono quasi azzerati, il turismo aumentò di 290 volte e la produzione editoriale di quasi cinque volte.

Risultati e numeri che dovrebbero fare riflettere anche i piu’ scettici antifranchisti, visto ciò si ebbe nonostante un clima di parziale isolamento internazionale, che il Caudillo tentò di scardinare intraprendendo la politica del recupero della “Hispanidad” con le relazioni con l’America Latina e persino con la Cuba castrista, dimostrando una sorprendente elasticità diplomatica e un acume geopolitico ragguardevole, che lo fece accettare anche dagli USA (solo a livello funzionale e non ideologico), visto che mantenne sempre la sua visione anticomunista.

Non si può parlare di Francisco Franco senza soffermarsi sulla guerra civile spagnola, che fece circa 300.000 vittime. Non fu solo uno scontro politico, tra coloro che furono abbagliati dall’Anarchia e dal Comunismo e coloro che si sollevarono a difesa della civiltà e della Tradizione. Si scontrarono due essenze metafisiche, una tradizionale e cristiana e l’altra sovversiva (rasentò il demoniaco), pur con le dovute sfumature da tenere in conto a causa della limitatezza della giustizia dell’operato umano, difficilmente esente da errori anche quando è dalla parte “giusta”. I prodromi già si ebbero negli anni precedenti, in cui le infiltrazioni massoniche e anarco-comuniste deviarono la politica dei governi repubblicani successivi alla deposizione di Re Alfonso XIII (1931). Leggi inique diedero il via alla persecuzione delle tradizioni cristiane spagnole, che culminò nella guerra civile, scoppiata a causa della legittima reazione della Spagna sana, che fu davvero una Crociata, visto che 13 Vescovi, 4317 sacerdoti, 2489 religiosi, 283 suore e 249 seminaristi furono assassinati, per non citare le innumerevoli profanazioni e distruzioni di monumenti e chiese dettate da una ferocia anticristiana inaudita. Migliaia di attentati furono compiuti. Questa fu l’essenza della rivoluzione rossa, nemica della Chiesa e della Patria. Si sparò alle statue di Cristo, alle statue della Vergine, all’Eucarestia nei Tabernacoli. I corpi dei Santi ( San Narciso, San Bernardo Calvò) riesumati e dileggiati, venivano riesumati i cadaveri di ecclesiastici a cui venivano legati i prigionieri per lasciarli morire di stenti a cui toccò la comune decomposizione all’aria aperta, per non parlare di altre indicibili torture, l’espianto degli occhi, sventramenti, sepolture, bruciature, tutte azioni compiute su persone in vita. La sorte peggiore toccava ai membri della Chiesa.

I sostenitori rivoluzionari gridavano “Viva la Russia”, prima sostenitrice della sovversione con finanziamenti e forniture di armamenti ai repubblicani, che affidarono i comandi militari a russi, praticamente consegnando la propria nazione in mano straniera. Da evidenziare il sostegno del governo messicano laicista, responsabile anch’esso di persecuzioni religiose in Messico a cui si opposero i “Cristeros” messicani. Cosa dire delle democrazie liberali. Europee? Ufficialmente neutrali ma di fatto appoggiarono la sovversione anarco-comunista, anche nel concreto, d’altronde come potevano parteggiare per la difesa della Tradizione essendo anch’esse antitradizionali per definizione?

Ecco cosa affermò Winston Curchill:
“Franco ha ragione perché ama la sua Patria. Egli difende l’Europa dal pericolo comunista. Però io preferisco la causa avversaria e il trionfo dei suoi nemici. Infatti Franco può essere una minaccia per gli interessi inglesi, gli altri no” (2).

Francisco Francò combattè e vinse contro tutto ciò, nessuna propaganda avversaria può toglierli un merito cosi’ grande. Grazie a lui la Chiesa rifiori’ e con essa l’anima cristiana della Spagna.
Si potrebbe obiettare sulla faziosità di tale giudizio, ma come non credere alle affermazioni di personaggi insospettabili come Salvador De Madariaga, storico spagnolo repubblicano? “Nessuno che abbia insieme buona fede e buone informazioni può negare gli orrori di quella persecuzione: per anni bastò il solo fatto di essere cattolico per meritare la pena di morte, inflitta spesso nei modi più atroci”. Cosa dire sulle affermazioni dello storico liberale Hugh Thomas? “Non si era mai visto niente del genere dai tempi di Diocleziano. Più di sedicimila tra preti, vescovi, suore, seminaristi vennero massacrati nei modi più atroci. Oltre a un imprecisato numero di laici credenti. Vennero vietati i nomi cristiani e anche il saluto adios, che conteneva la parola Dio. Profanati e incendiati chiese e conventi, fucilate anche le statue religiose, sterminati anche i parenti degli ecclesiastici” Non serve aggiungere altro se non un terribile quesito: cosa c’entrava tutto ciò con il benessere del proletariato?

Coloro che si opposero a tale schieramento e presero parte all’Alzamiento venivano da una pluralità di ambienti, monarchici, falangisti, carlisti, semplici soldati, tutti uniti per la difesa della Spagna. Non esenti da errori e da efferatezze (furono uccisi ecclesiastici sospettati di essere favorevoli alla separatismo basco), neanche lontanamente si macchiarono di barbarie come i repubblicani, nelle zone controllate da essi vigeva l’ordine e si combatteva portando spesso reliquie addosso e inneggiando a Cristo Re. Ovviamente il culto religioso era libero ed
incoraggiato, al contrario delle zone rosse dove si veniva uccisi per esso. Furono supportati massicciamente dall’Italia fascista, mentre il contributo del Reich hitleriano fu limitato all’invio della “Legione Condor,” divenuta celeberrima a causa del bombardamento di Guernica, ingigantito dalla propaganda repubblicana e da un Pablo Picasso opportunista e mercenario (3).

La figura del Generalissimo, non si limitò alle realizzazioni sociali, ma tese soprattutto al Metafisico, alla Spiritualità. Cattolico, fu educato fin da piccolo alla pratica religiosa, incentrò tutto il suo governo al servizio della Chiesa Cattolica e della Patria. Egli ripristinò la religione di stato, per l’appunto quella Cattolica Romana e rispettò la Chiesa nell’esercizio delle sue funzioni. Passava diverso tempo davanti il Santissimo Sacramento, riconosciuto come Adoratore Notturno Attivo, soprattutto durante scelte difficili da prendere. Durante la guerra d’Africa, verso il 1915-1916, egli, allora capitano, difendeva una compagnia a Melilla (Africa del Nord-ovest).

Una testimonianza riporta il suo raccoglimento davanti il Tabernacolo interrotto da un soldato che disse: “Signor capitano, che sarà di noi?“, Franco gli rispose: “Avendo qui il Signore, non abbiamo nulla da temere”.

Non interrompeva mai la contemplazione del Santissimo neanche quando veniva sollecitato da comunicazioni urgenti.

Interessante è l’episodio riguardo l’ultimatum di 48 ore dato dall’ambasciatore tedesco Von Moltke nel 1942, che esigette per conto di Hitler l’intervento della Spagna a fianco dell’Asse, per evitare un’invasione della stessa, Gli Alleati , saputa la cosa, fecero la medesima richiesta. Il Caudillo si chiuse in preghiera davanti al Tabernacolo in Cappella, pregando intensamente. Dopo 24 ore arrivò la notizia della morte dell’ambasciatore tedesco per un’improvvisa appendicite fulminante, quindi l’ultimatum non ebbe risposta, il momento critico passò e la Spagna restò neutrale come lo stesso Franco volle. Un evento del genere sicuramente influi’ sulla decisione del Generalissimo. Riguardo al mancato intervento spagnolo nella Seconda Guerra Mondiale sono molte le ipotesi speculatrici, tra cui quella di un cospicuo pagamento in denaro da parte alleata, decisamente contestabile sia per il fatto appena menzionato sia per il fatto che la Spagna era a pezzi (solamente una pazzia poteva trascinare un Paese devastato dalla passata guerra civile in un conflitto immane), inoltre il Franchismo fu lontano dalla ideologia hitleriana, ferocemente antiebraica.

Documentato è l’apporto a favore di numerosi Ebrei perseguitati, secondo il Mossad 40000. Non ci fu alcun bisogno di corromperlo e la stessa corruzione sarebbe andata in contrasto con la possibilità che diede a molti falangisti di combattere a fianco dell’Asse con la “Division Azul ”, composta da circa 50000 volontari, ciò fu fatto per ricambiare l’aiuto tedesco e italiano nella guerra civile. Le trattative e la rassicurazioni tra gli Alleati e Franco sulla non belligeranza spagnola in ogni caso ci furono, dettate da esigenze tattiche, la Spagna era un vaso di terracotta in mezzo a vasi di ferro. Egli di fatti siglò con il Portogallo di Salazar il “Patto Iberico” per rafforzare la neutralità.

Franco diede prova della sua onestà e della sua fedeltà alla Chiesa, rifiutò pure un cospicuo aiuto economico, in tempi difficilissimi,in cambio della concessione di più ampie libertà religiose, per restare fedele alla Chiesa “preconciliare”. Successivamente, per obbedienza, conformò le leggi in materia di libertà religiosa secondo il Concilio Vaticano II. Papa Giovanni XXIII nel 1960 disse di lui: ” Franco promulga leggi cattoliche, è un buon cattolico, cosa si può desiderare di più?” Dopo il Concilio Vaticano II la posizione di molti ecclesiastici nei confronti del Franchismo cambiò, incentivando l’influenza verso la democratizzazione liberale. La necessità di “dialogare” del Vaticano con il mondo comunista ebbe grande effetto sul raffreddamento dei rapporti nei confronti del Franchismo, come la virulenza del clero progressista spagnolo. Una componente di esso sostenne il separatismo basco. Un comportamento che danneggiò la Chiesa spagnola stessa, falcidiata da guerre intestine e che trascurò l’attività pastorale per farsi trascinare, sull’onda del progressismo dilagante, politicamente a sinistra. Essa si rese invisa agli spagnoli, di fatti con l’avvento della Democrazia perse il suo ruolo di protagonista in Spagna. Paolo VI, che non comprese a pieno la realtà spagnola, contribui’ purtroppo a tutto ciò.

Franco era consapevole di essere una transizione, designò infatti come suo successore Juan Carlos, restaurando la Monarchia, che doveva essere guidato dal suo uomo di fiducia Carrero Blanco, ucciso in un attentato dell’ETA (1973). Se dovessimo analizzare la decisione di Franco, alla luce del successivo operato di Juan Carlos, il quadro risulterebbe decisamente negativo, visto che proprio l’ex Re (ha abdicato di recente) ha contribuito in maniera fondamentale alla laicizzazione della Spagna, che tra l’altro è sul punto di frantumarsi a causa delle forze separatiste, catalane su tutte. La situazione economica è disastrosa, la disoccupazione è alle stelle, mentre quando ereditò la nazione dal Franchismo essa aveva un’economia solida. Con il senno di poi è facile giudicare e la
tentazione di affermare che le cose sarebbero andate diversamente, se la scelta fosse ricaduta sul ramo legittimista carlista dei Borbone-Parma, è fortissima. Cosa dire, si è concessa agli spagnoli la “Movida”, anestetico potente per non fare sentire il dolore di un sistema politico iniquo e antinazionale.

Il Caudillo ci ha lasciato un monumento a testimonianza della Fede, “El Vallo de los Caidos” (la valle dei caduti) nei pressi di Madrid. Un abbazia sormontata dalla Croce piu’ alta del mondo (150 m visibile da oltre 40 km di distanza), in cui riposano le sue stesse spoglie mortali, quelle di José Antonio Primo de Rivera (fondatore della Falange Spagnola) e quasi 40000 caduti di entrambi gli schieramenti della guerra civile (nazionalisti e repubblicani). Simbolo di pacificazione nazionale libero da rancori. Recentemente il governo laicista di Zapatero ha tentato la chiusura del sito, d’altronde la “democrazia” è maestra di tolleranza, mentre il dibattito sulla “scomoda” Valle dei Caduti tiene sempre banco in terra iberica. Molti si recano presso l’abbazia , chiedendo persino intercessioni a Franco e c’è chi parla addirittura di grazie ricevute. In essa si trovano le casse con la documentazione sull’operato del Caudillo, tutto con testimonianze comprovate. Franco operò fino all’ultimo in Cristo e la Spagna.

Un giorno ci sarà la completa riabilitazione del Generalissimo.

Riferimenti bibliografici: Francisco Franco, Cristiano Esemplare, di Manuel Garrido Bonaño , Effedieffe.

Riferimenti e note:

1) Intervista a La Naciòn, Buenos Aires, 14 /8/ 1938

2) Pablo Picasso ricevette indirettamente l’equivalente di un milione di Euro dall’Unione Sovietica per modificare il quadro “En muerte del torero Joselito”, divenuto in seguito “Guernica”. Per completezza d’informazione le vittime furono qualche centinaio, non migliaia, persino il Municipio è in piedi assieme ad altri edifici giunti fino ad oggi, inoltre è falso il presunto bombardamento sul mercato, in quanto il Venerdi’ pomeriggio a Guernica non ci fu.

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Una risposta a “Francisco Franco: L’ultimo crociato

  1. Rispetto il Caudillo perché ha operato per la sua terra. Ma non condivido le sue scelte, i cui risultati sono la Spagna di oggi. Ritengo più plausibile che in lui albergasse un comportamento indeciso e il suo feroce attaccamento religioso (rispettabile per altro) lo dimostra. Non ha guidato gli eventi ma si è lasciato prendere da loro. Divenne “generalissimo” dopo due eventi fortuiti: il primo la morte del generale spagnolo (non mi ricordo il nome) per incidente aereo che di fatto era il leader della rivolta ed il secondo per aver anticipato Mola nella liberazione dell’Alcazar. Se da un lato e vero che la Spagna non era all’altezza dell’Italia e della Germania per affrontare una guerra ma è altrettanto vero che la sua partecipazione avrebbe chiuso lo stretto di Gibilterra (la Spagna possedeva le terre marocchine al di la dello stretto) e una forza congiunta dei tre paesi avrebbe sicuramente fatto crollare la rocca. Chiuso lo stretto la marina britannica non avrebbe avuto scampo. Sappiamo come è andata ed oggi ne paga lo scotto il mondo intero. Inoltre Hitler non fece mai pressioni agli alleati principali sul problema ebraico (vedi Italia e Finlandia) quindi questi non avrebbero avuto noie. Non si dimentichi che il suo tira e molla si basava anche su richieste coloniali esose a danno della Francia. Nazione che Hitler corteggiava (sbagliando) per farla entrare in guerra come alleata. La sua indecisione evitò la partecipazione alla guerra della Spagna ma condannò l’Europa (leggasi quanto detto da Churchill nell’articolo).

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