Sviluppi sui negoziati Nucleari Iraniani

iran

di Lorenzo Centini

L’accordo tra Iran e Stati Uniti, senza prendere in esame le caratteristiche specifiche, è comunque un passo che realizza tre obbiettivi: spezzare il patrocinio statunitense ad Israele (limitatamente all’amministrazione Obama); rafforza la leadership di Rohani e respinge indietro le opposte pretese degli occidentalisti e (purtroppo) del presidente Ahmadinejad ; rafforza il patrocinio russo sull’Iran (con la mediazione di Pechino).

1) Stante la polarizzazione che lo scontro ideologico Israele-Iran, il quale ha portato gli Stati Uniti, come potenza patrocinatrice della colonizzazione israeliana, a condurre per procura le guerre mediorientali del quarantennio 1983-2013, gli Stati Uniti hanno lanciato un messaggio importante: esistono margini per l’Impero di gestire un neocolonialismo che bypassi l’intercessione della lobby sionista e dialoghi direttamente con la grande borghesia islamista. La quale, dal canto suo, in questo trentennio, sia nei suoi prodromi moderati (Erdogan, El-Sisi, Fratelli Musulmani, Haftar ecc) sia nelle sue manifestazioni estremistiche (ISIS, Al-Qaida, resistenza afghana, A.Saudita ecc) ha già scelto (in quanto borghesia) si appoggiare con decisione le politiche imperialistiche americane. Che i rapporti tra la grande borghesia islamistica e l’idra del sionismo non fossero idilliaci lo dimostrano le insofferenze tra Israele e Turchia, in competizione per destabilizzare l’asse della Resistenza.

2) Rohani, eletto proprio con lo scopo di far uscire l’Iran dallo stallo sul nucleare e diminuire la pressione internazionale che attanagliava l’Iran, è colui che ne esce a testa più alta. Nella sua presidenza ha praticato una politica nazional-borghese, che, in accordo con Putin, ha creato un polo capitalista alternativo. Questo ha consacrato il patrocinio diplomatico russo all’Iran, che lo ha cavato fuori dal ventennale ruolo di recluso politico internazionale. Il patrocinio russo-iraniano, in costante sviluppo, si nutre dello sfaldamento di quello israelo-americano, temprato dal comune supporto alla resistenza assadista e alla sua vittoria sul campo (con la divisione dei compiti: la Russia come avvocato della Siria Libera in ambito diplomatico – vedi Ginevra – e l’Iran come aiutante militare.

Sicuramente l’accordo costituisce un passo indietro sulla linea pur dell’antisionismo di Ahmadinejad, ma non è parimenti vero, a mio avviso, l’equazione che vorrebbe questo come un passo indietro su tutta la linea. Spezzare il patrocinio israelo-americano è un risultato ottimo, purtroppo molto legato alle elezioni presidenziali e all’effettiva qualità del dialogo che è iniziato tra Stati Uniti e Iran.

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