L’antifascismo italiano e l’antifascismo russo a confronto

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di Irina Osipova

Erano più mesi che ero intenzionata a scrivere questa nota, perché il tema è tornato ad essere molto attuale in Italia e in Russia e vi si è ancora di fronte alla confusione terminologica di carattere sia storico che politico.

Spesso capita di vedere come il termine antifascismo viene erroneamente usato come minimo comune denominatore per descrivere le diverse situazioni delle realtà italiana e russa. Evidentemente questo può accadere solo per ignoranza o intenzionalmente per malafede, visto che tra l’antifascismo italiano e russo c’è una differenza abissale, avendo questi ben poco in comune, soprattutto nel 2014.

  • RIASSUMENDO I DUE CONCETTI:

L’antifascismo russo è la resistenza (anche armata) allo straniero venuto nella terra natale dei russi per conquistare il territorio da loro abitato con lo scopo di dominare e controllare, portando distruzione, causando morti tra i militari e soprattutto civili.  Storicamente è la resistenza alla realizzazione politica estera nazista nei confronti del mondo sovietico. Il Fascismo, con l’accezione generica di Fascismo in Russia si indica il Nazismo tedesco in funzione di sopraffazione dei sovietici, anche con la loro uccisione, (quindi di sterminio di questi nel loro territorio). I simboli del Fascismo per i russi sono Hitler e la svastica.

L’antifascismo italiano è la resistenza (anche giudiziaria) al pensiero del propri connazionali che promuovendo concetti di natura nazionalista e tradizionalista, storicamente traggono ispirazioni anche dalle politiche interne del Ventennio fascista. Un fenomeno politico nato proprio dall’avvento dei “Fasci Italiani di Combattimento” (1919) e dalla successiva fondazione del Partito Nazionale Fascista (1921). Tale fenomeno in Italia si esaltò con la “Resistenza” (1943-1945), che fu l’opposizione militare al regime fascista ed all’occupazione nazista. Un antifascismo che  ha sfaccettature di natura diversa, ovvero liberale, socialista, comunista ed anarchica. Un vero cavallo di battaglia dei comunisti. Il Fascismo è quindi – regime storico nato in Italia con Benito Mussolini. Il simbolo del Fascismo per gli italiani sono Mussolini e il fascio littorio.

Risulta infatti che le differenze tra antifascismo russo e italiano sono notevoli ed occorre fare una analisi approfondita. Appare chiaro anche che gli entrambi i concetti sono degli utili meccanismi della politica, ma usati in chiave diversa con risultati spesso opposti.

  • CAUSE STORICHE:

Per risalire alla causa della divergenza dei due antifascismi bisogna ricordare agli avvenimenti storici che hanno portato alla nascita di questi concetti in Italia e in Russia (URSS).

L’antifascismo patriottico. Al di là delle diverse tesi che esistono riguardo le cause della Seconda Guerra Mondiale sta di fatto che ad invadere è stata la Germania nazista ed a subire l’invasione è stata l’URSS. Il Nazismo, quindi, ha lasciato una ferita profonda nella coscienza dei russi nonostante già fosse ferita dal regime comunista. L’URSS ha subito il maggior numero di morti durante la IIGM. Secondo diverse stime da 25 a 30 milioni di perdite. Ed allora entrata in guerra avendo appena subito migliaia (c’è chi dice diversi milioni) di perdite dovute all’instaurazione del “Comunismo” e delle epurazioni interne. La Vittoria nella Grande Guerra Patriottica (22.06.1941-9.05.1945) sull’invasore straniero per i russi e altri cittadini delle ex-repubbliche sovietiche ha un grande valore. Per il popolo è la vittoria sugli invasori cosidetti tedesco-fascisti, anche se a combattere nell’URSS ci furono anche circa 250.000 uomini spediti dall’Italia fascista, per lottare il Comunismo, con risultati deludenti. L’antifascismo era di fatto diventato simbolicamente un raggruppamento del popolo che ha impugnato le armi per proteggersi dallo straniero. Paradossalmente, un concetto analogo a ciò che il Fascismo ha tentato di realizzare in Italia.

L’antifascismo per dividere. l’Italia, essendo uscita dalla guerra sconfitta ha avuto un trattamento da vinto. Per salire sul carro dei vincitori moltissimi tradirono lo stesso regime Fascista, ormai degenerato a causa della guerra, privato della guida, il quale diventò la causa di tutti i mali. L’ammucchiata antifascista, comprendente le diverse delle forze pronte a salire sul carro dei vincitori, ha occupato gli spazi nella nuova Repubblica italiana, a costo di far perdere all’Italia la sovranità nazionale, aderendo prima al piano Marshall, inserendosi nel sistema economico finanziario promosso dagli Stati Uniti, aderendo alla NATO e promuovendo la nascita della Comunità Economica Europea poi trasformatasi nell’Unione Europea. L’antifascismo era in pratica diventato un abile strumento per discreditare gli oppositori politici con valori diversi rispetto a quelli promossi  dai vincitori. L’Italia non ebbe altra scelta dovette entrare nella Nato, in quanto fu occupata, anzi lo è ancora, dagli americani.

  • L’INCOMPATIBLITÀ È NEI CONCETTI ALLA BASE DEI DUE ANTIFASCISMI:

In Italia, se i tuoi valori sono: Patria, famiglia naturale, tradizione, ordine, sovranità nazionale, stato sociale, immigrazione regolata, estradizione dei clandestini dallo stato, e ti schieri contro le leggi che impongono di scrivere “genitore 1 – genitore 2” al posto di “mamma e papà” o sei contro altre leggi “gender” si rischi si essere identificato come– fascista, xenofobo, nazista o omofobo, anche se non sei italiano. In Italia l’antifascismo è diventato sinonimo della lotta contro ogni negazione di “diritti”, persino se questi ultimi sono palesemente contro la retta ragione e il diritto naturale, quindi il suo concetto è stato allargato al di là delle connotazioni ideologiche, di fatti è facile essere tacciato come “fascista” pur non essendolo davvero, come ad esempio se ci si oppone all’ideologia gender o all’immigrazione di massa. La maggioranza degli antifascisti in Italia è anticattolica, a favore dei diritti gay, sostenitrice degli immigrati, a favore della liberalizzazione delle droghe ed  all’aborto.

In Russia, invece se ti schieri per i concetti come: Patria, famiglia naturale, tradizione, ordine, sovranità nazionale, stato sociale, immigrazione regolata, estradizione dei clandestini dallo stato, e ti schieri contro le leggi che impongono di scrivere “genitore 1 – genitore 2” al posto di “mamma e papà” o sei contro altre leggi “gender” , sei semplicemente una persona sana di mente. E detto ciò non vieni associato né a Mussolini, né a Hitler e neanche a Stalin. Ma al contempo, puoi essere un antifascista, perché esser antifascista significa difendere la Patria dallo straniero che vuole corromperla (anche attraverso l’influenza culturale, come l’imposizione al resto del mondo dell’ideologia LGBT), e preservarla dalla distruzione della società, tutelando la sovranità nazionale.

  • IGNORANZA RUSSA SULL’ANTIFASCISMO ITALIANO:

Mentre in Italia, l’argomento Fascismo  è conosciuto in chiave storica al di là dei punti di vista, in Russia, essendo i libri di storia ancora influenzati dal patrimonio della propaganda e retorica sovietica non si conosce neanche quale sia la differenza tra il Fascismo e il Nazismo, figuriamoci i temi come “l’imponente legislatura sociale fascistaQ , “bonifica dell’’Agro Pontino, Latina ecc” o “patti Lateranensi”. E’ opportuno rammentare, a scanso di equivoci, l’effettiva differenza tra Fascismo italiano e Nazionalsocialismo tedesco. Il primo, pur essendo etichettata come dittatura totalitaria, in realtà fu una concezione statale fortemente autoritaria, il cui Primo Ministro, Benito Mussolini, era sottomesso all’autorità del Re ( di fatti il Duce si dimise  il 25 Luglio 1943) e coadiuvato dal Gran Consiglio del Fascismo. Egli fece un patto con la Chiesa Cattolica (Patti Lateranensi del 1929),  a cui riconobbe il ruolo di guida spirituale dell’Italia. Non fu quindi un fenomeno propriamente totalitario. Nel Fascismo il fine fu lo Stato stesso ed il “razzismo” in esso fu un fenomeno marginale (leggi razziali 1938) e legato anche alla successiva occupazione tedesca. Nel Nazionalsocialismo tedesco il fine invece fu la razza ed esso raggiunse un potere assoluto, di fatti Hitler non si dimise e non rispose a nessuno per le sue azioni. Il razzismo fu portato all’esasperazione, di cui la storia ci riporta le tragiche conseguenze.

Visto che sin dalla nascita del Fascismo il Comunismo identificava come fascisti tutti gli stati che avevano intrapreso il modello della terza via come base, ancora oggi con il termine Fascista in Russia vengono definiti tutti i regimi alleati con Hitler. Hitler, per i russi è dunque il principale fascista. Le svastiche sono fasciste, il fascio romano è un simbolo sconosciuto quasi da tutti, anche se è presente negli elementi architettonici russi. Infatti, nessun russo ha mai fatto una petizione per abbattere la cancellata composta interamente dai fasci  giacobili che protegge il parco di Aleksandrov all’interno del quale si trova un luogo quasi “santo” per i russi – il fuoco eterno al soldato sconosciuto caduto per la Patria (1941-1945). La ferita dei sovietici legata alla IIGM, tramandata ai nipoti e figli russi sembra non avere un fondo. Ogni famiglia ha un proprio ricordo di guerra e qualcuno che si commuove ogni  9 maggio. I dettagli storici sulle relazioni all’interno dell’Asse sono ignorati dai libri di storia scolastici. In questi non si menziona mai il milione di collaborazionisti (vlasovcy), prevalentemente i bianchi dei tempi della guerra civile, che lottarono con i nazisti. Per questo, nominare Hitler suscita terrore e rancori. Non se ne vuole sapere dei suoi alleati e scoprire diversi punti di vista. La vittoria sovietica è un dogma.  Lo è soprattutto oggi quando l’Occidente, guidato dal nemico allora ideologico – dagli USA è in declino e in Ucraina i cosiddetti neonazisti, con il sostegno atlantista,  stanno di nuovo massacrando i russofoni.  Esiste anche la paura e il rifiuto del sano revisionismo storico bellico: di fronte all’avanzare delle tesi che sottovalutano il contributo sovietico alla vittoria pagata con numerose perdite; Di fronte alle tesi che pongono sul principale trono vincitore della II GM gli USA ; di fronte – le strumentalizzioni dell’ideologia nazista in chiave antirussa oggi in Ucraina. Al contempo capita di vedere in televisione dei documentari storici su Benito Mussolini che non viene demonizzato al pari di Hitler, ma descritto come ideatore del cosiddetto “Fascismo italiano, un Fascismo diverso da quello tedesco”.

  • IGNORANZA ITALIANA SULL’ANTIFASCISMO RUSSO:

Neanche sui libri di storia in Italia, spesso definiti come“libri del regime”, “libri dei comunisti”, “libri della sinistra” viene riproposto il punto di vista “sovietico” sul XX secolo. In Italia, nella storiografia ufficiale, il punto di storico è palesemente filo-americano. Quindi, essendoci tra la Russia e l’Italia una barriera di carattere anche linguistico, l’accesso alla fonte russa di storia è limitato per gli italiani. Un italiano medio ha raramente voglia di sapere al di là di ciò che avviene nel proprio Paese, preferendo le semplificazioni e spesso gli stereotipi. Lo stesso avviene con l’antifascismo. L’antifascista è contento di sentire l’esistenza degli antifascisti altrove, al di là dei concetti che crede di sapere. Il  cosideetto“fascista” sapendo di non poter esprimersi liberamente, in quanto in Italia esistono leggi restrittive che vietano l’apologia del Fascismo (Leggi Scelba e Mancino ma anche, accecato dalla parola antifascismo, e spesso guidato dal rancore di appartenere allo schieramento dei “vinti” non sente la necessità di fare uno sforzo della comprensione dei concetti e terminologie dei vincitori. L’ignoranza incombe.

  • L’USO POLITICO DELL’ANTIFASCISMO:

Strumentalizzazione dell’antifascismo in Russia – l’antifascismo in Russia viene strumentalizzato attualmente in Ucraina per unificare spiritualmente i russi e i russofoni contro l’aggressione del governo di Kiev nel Sud-Est dell’Ucraina. Ed ecco qui che il concetto dell’antifascismo russo (vedi sopra) attecchisce perfettamente e a lottare nel Donbass ci sono schieramenti ideologicamente eterogenei che sono uniti dal comune patriottismo russo. Tra questi anche i nazionalisti radicali, con simpatie al fascismo italiano ci chiudono sempre un occhio a sentire parlare ogni volta dell’antifascismo, guardando nella radice del concetti per cui si combatte.

Strumentalizzazione dell’antifascismo in Italia – l’antifascismo in Italia tiene diviso il popolo da quando è nato, avendo portato a numerosi morti degli stessi connanzionali negli anni 70 a causa degli scontri tra neofascisti e antifascisti. I giornali non ci pensano due volte a bollare come fascisti a chi propone di pensare prima di tutto agli italiani e al recupero della sovranità nazionale, per reazione fomentano utili sentimenti antifascisti. Anche sul tema dell’Ucraina arriva la strumentalizzazione antifascista italiana, che si intende sostenere l’antifascismo nel Donbass, ma chiudendo gli occhi sulle evidentissime differenze ideologiche, non condividendo i concetti di base delle repubbliche di Donetsk e Lugansk assecondando davanti al proprio antifascismo l’attaccamento dei filo-russi alla figura di Putin e ai concetti come “Patria, famiglia naturale, tradizione, ordine, sovranità nazionale, legislazione sociale”.

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