La Russia vuole l’autarchia nell’informatica?

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di Daniele Bernava
L’elettronica oramai è vitale per ogni essere umano, trovare persone che non abbiamo una casella di posta elettronica è quasi impossibile dalle nostre parti, per non parlare della diffusione dei cellulari di ultima generazione (i cosiddetti smartphone). La Russia post-sovietica non fa eccezione ed anch’essa inevitabilmente deve fare i conti con le “diavolerie” a circuiti integrati.
Nella terra degli Zar sembrano voler dimenticare definitivamente i tempi sovietici in cui si ricorreva anche alla tecnologia informatica occidentale per ridurre il divario tecnologico tra i blocchi nella Guerra Fredda.
Il mondo informatico è attualmente dominato dai colossi americo-asiatici, tutti conoscono multinazionali come Intel, HP, AMD, Samsung, Apple, Sony, Lenovo, Huawei, LG, Microsoft, mentre la Russia, nuova potenza dell’economia mondiale, solo adesso si sta affacciando nel mondo dell’elettronica di massa.
Dopo il terribile periodo di transizione a seguito della caduta dell’URSS, in cui la Russia fu inondata di merci straniere, si sta recuperando il tempo perduto e la scelta sovranista e “autarchica” impressa alla politica da parte del presidente Putin si riflette in tutto visto che il “ministro delle telecomunicazioni Nikolai Nikiforov ha annunciato in queste ore di voler contrastare lo strapotere di Android e IOS con un os casalingo preparato sulla base di Sailfish, il sistema operativo open source attualmente mantenuto dai finlandesi di Jolla. La Russia oggi fa affidamento su soluzioni occidentali per circa il 95% dei suoi smartphone, mentre il ministro vuole abbassare questa percentuale al 50% entro 10 anni. Le motivazioni sono molteplici: prima fra tutte un più generico desiderio da parte del governo di ridurre la dipendenza del paese dall’ovest del mondo” (1).
La Russia ha già punte di eccellenza in ambito software, ne è testimone la celeberrima azienda di prodotti per la sicurezza informatica Kaspersky Lab, fondata da Eugene Kaspersky nel 1997. Egli è un genio informatico proveniente dal settore militare (KGB), vera fucina delle migliori menti russe, I suoi antivirus (internet security) sono tra i migliori al mondo e apprezzati anche in Occidente.
Si stanno facendo strada aziende produttrici di hardware, come la DEPO Computer, che nel 2014 ha lanciato sul mercato il tablet Myst R80, prodotto interessante supportato da un potente processore quad-core Intel Atom Z3745 da 1,80 GHz con 2 GB di RAM, con  schermo da 8,3” FHD IPS, SSD da 64 GB, WIFI + LTE, certificazione IP65 e s.o. Windows 8.1 Pro a 64 bit, funzionamento garantito tra i -10 e i 50 °C, il tutto protetto da un vetro Gorilla Glass 3. Il suo prezzo di listino è di 81.417 rubli (circa 1477 €), alto, nonostante le peculiarità destinate ai professionisti del settore industriale, se confrontato con prodotti occidentali. Un Surface Pro 3 della Microsoft  in Italia parte da un prezzo di listino di circa 869€,  ad esempio.
Nell’informatica opera anche la RoverComputers, che produce dagli anni ’90, nota per aver immesso sul mercato russo nel 2010 il Rover Pad, tablet di cui adesso vi sono diverse versioni (Tesla, Air, Sky, Pro, 3W) tutte basate su architettura ARM e s.o. Android.
Altro marchio informatico russo è Desten, produttore e distributore di computer di ogni tipologia fin dal 1995.
I microprocessori sono il cervello degli elaboratori elettronici e la russa MCST vorrebbe cominciare ad impensierire i colossi americani Intel e AMD (2), sfornando diversi processori, tra cui l’Elbrus-4C (interamente progettato a Mosca) che è già montato su diversi computer in vendita in Russia. Si tratta di un processore quad-core con 800 Mhz di frequenza, costruito con una litografia a 65 nanometri e TDP di 45W, senza GPU integrata. Consumi buoni, ma prestazioni lontane rispetto a Intel, che ha sul mercato della grande distribuzione processori quad-core (8 Thread) con frequenze fino a 4,40 GHz a 22 nm e TDP di 88W. Il colosso americano sulla sua quinta generazione di Intel Core ha usato una litografia a 14 nm, mantenendo TDP di soli 15W. La strada per raggiungere simili traguardi è per i russi ancora lunga, circa 5 anni di tecnologia da recuperare.
Interessante risulta l’Elbrus-8C, destinato a server e workstation, potente processore octa-core a 28 nm, necessariamente costruito a Taiwan in quanto in Russia non esiste ancora la tecnologia adatta, ma secondo gli esperti del settore è un grande passo in avanti. La MCST ha già firmato accordi col governo russo per la produzione di futuri microchip ad alte prestazioni.
La MCST non è l’unica e in questi giorni è stata annunciata l’uscita sul mercato del processore “commerciale” Baikal-T1, discreto dual-core a 28 nm e TDP di soli 5W prodotto dalla Baikal Electronics, destinato ad apparecchi mobili fanless (senza ventola di raffreddamento).
Il mercato dei cellulari di ultima generazione è in continua espansione e l’ex-URSS non fa eccezione. Anche in Italia è arrivato lo Yotaphone 2, il primo telefono con due schermi al mondo, prodotto di punta del marchio russo Yota. E’ supportato da un potente processore quad-core Qualcomm Snapdragon 801 a 2,2 GHz (leggermente meno performante di quello di HTC M8), 2 GB di RAM, 32 GB eMMC (non espandibile), schermo da 5” Amoled FHD da 442 ppi con vetro Gorilla Glass 3, fotocamere da 8 MPX e 2,1 MPX, s.o. Android Kitkat 4.4. Non male come dotazione, ma la nota dolente è rappresentata dall’autonomia della batteria in navigazione internet, inferiore a 5 ore sia in WIFI che in LTE. Il prezzo ufficiale è di 599€, decisamente caro, visto che la concorrenza a cifre di poco superiori offre prestazioni nettamente migliori, ma l’avere il doppio schermo (seppure il secondo è di capacità limitate) è un fattore di originalità che lo rende unico.
I russi hanno assemblato un ottimo prodotto e chissà magari faranno breccia nel cuore del loro Primo Ministro Dmitry Medvedev, noto estimatore di Apple.
Questo nuovo corso è sicuramente sostenuto dal governo russo che, in una situazione geopolitica tesa in cui è sottoposto a sanzioni discutibili, cerca di diminuire sempre di più la dipendenza dalle importazioni di merce estera. Gli scandali sulla NSA rivelati da Edward Snowden hanno spinto ancor più la classe dirigente russa a cercare in casa ciò di cui necessita la nazione, in modo da evitare l’uso di dispositivi di cui la sicurezza è dubbia.
A ribadire il concetto c’è anche Sergey Makarov, dirigente della Stankoprom OJSC, azienda produttrice di macchine utensili e attrezzature industriali elettromeccaniche, che ha affermato:
“Uno dei compiti più importanti del settore russo nell’attuale situazione geopolitica è ottenere l’indipendenza tecnologica e la sostituzione delle importazioni di unità del sistema di controllo di moderne macchine utensili. Oggi siamo di fronte a restrizioni per l’importazione di dispositivi tecnologici per le produzioni moderne, compresi i dispositivi CNC. Il futuro del settore delle macchine utensili nazionali dipende dalla nostra capacità di sviluppare e produrre questi dispositivi per conto proprio, senza dipendere da fornitori esteri anche al livello della microelettronica” (3).
Il futuro vedrà una presenza sempre più massiccia sul mercato mondiale di prodotti informatici russi che concorreranno con quelli cinesi, europei occidentali, americani, coreani e nipponici. Sarà una lotta fino all’ultimo transistor.
Riferimenti:
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