Il renzismo muore ad Arezzo

09dOraGhinelli-300x300

di Paolo Bussagli

Ghinelli e Macrì fanno suonare a morto la campana per i Renziani

La vittoria di Alessandro Ghinelli ad Arezzo per la sinistra italiana è una sconfitta bruciante che fa suonare la campana a morte per i Renziani. Arezzo è una delle patrie del Renzismo; Arezzo è una tra le città storicamente più di sinistra della Toscana – città che durante la prima repubblica fu sempre governata dal PCI. Certo, c’era stata qualche anno fa la parentesi di Lucherini, ma il clima di sostegno al PD e al Renzismo in città era tale che fino a qualche mese fa era inimmaginabile non dico la vittoria del centrodestra ma anche soltanto un buon risultato.

Al risultato hanno contribuito anche alcuni aspetti locali. In primo luogo la qualità specifica del candidato di Centro Destra: Alessandro Ghinelli non è semplicemente una persona per bene. E’ qualcosa di di più: è una persona che sembra per bene. Che ispira fiducia e maturità; e non è poco. In secondo luogo questa campagna elettorale ha visto il ritorno sulla scena del “Leone” della politica Aretina: quel Francesco Macrì che per lunghi anni si era volontariamente messo ai margini del centro destra e che, appena ritornato sulle scene della politica aretina ha fatto cambiare il vento, con un attivismo e una forza di volontà straordinarie, impressionanti e incontenibili: egli ha preso in mano il piccolo partito di Fratelli d’Italia e l’ha trasformato in una macchina da guerra. Francesco Macrì, insomma, è tornato. E si è visto subito.

Ma questo non basta a spiegare ciò che è avvenuto. Consideriamo infatti che Ghinelli ha vinto sulla fiducia, senza aver presentato una squadra di governo. Per converso la sinistra presentava una squadra già collaudata. E come squadra non era poi così male. Accanto a assessori molto discussi – come l’assessore alla cultura uscente – ci stavano personaggi come Barbara Bennati che – al di là delle polemiche politiche riscuotevano comunque un serio apprezzamento trasversale per la serietà e la professionalità.

Per spiegare ciò che è avvenuto si deve capire, in primo luogo che il candidato a Sindaco di Arezzo si chiamava “MATTEO Bracciali”: e non solo aveva lo stesso nome di Renzi, ma anche – più o meno – la stessa età e anche una certa rassomiglianza fisica. E non solo. L’intera campagna elettorale era stata impostata su questa immagine del “Piccolo Renzi Aretino”: un candidato giovane che – al di là della giovinezza – non aveva altre specifiche qualità ma che nell’essere “giovane” e “nuovo” incarnava tutte le sue prospettive; sostenuto da tutta la schiera dei numerosi Renziani della Toscana – dalla Boschi a Donati fino a chiudere con Nardella, l’uomo di Renzi che governa Firenze.

Quando Bracciali è stato scelto per rappresentare il centro sinistra ad Arezzo sembrava la persona giusta per sfruttare un trend vincente: ma in pochi mesi tutto è cambiato e le azioni di Matteo Renzi sono scese giù a picco. Particolarmente nelle ultime settimane. E così Bracciali ha perduto. Ma il vero sconfitto è Matteo Renzi per cui l’accoppiata Alessandro Ghinelli – Francesco Macrì può bene attribuirsi il merito di aver catalizzato la crisi enorme in cui versa il centro sinistra italiano.

Il presidente della Toscana, Rossi, lo ha già capito e ha proposto di mettere in soffitta il partito della nazione per riconcentrarsi a sinistra. Ma è difficile pensare che Renzi – che ha aboltio l’articolo 18 e consentito – proprio in questi giorni – il demansionamento nel mondo del lavoro possa funzionare da testimonial per un progetto del genere. Ed è legittimo chiedersi se il PD italiano e toscano disponga ancora di quella elasticità e di quella autonomia politica per mettere il Renzismo in un angolo; per liberarsi di Matteo Renzi prima che gli italiani si liberino del PD.

Ma anche il centro destra ha di fronte un compito difficile: in effetti la vittoria Aretina – e le vittorie meno eclatanti in tante altre città italiane – più che espressione di una fiducia per il centro destra sono state espressione di una sfiducia totale nei confronti del Renzismo. Il Centro destra riuscirà a comprendere tutto questo? o proporrà piuttosto compagini di governo legate al centro destra classico italiano? L’errore maggiore sarebbe certo quello di portare avanti un “renzismo” di destra – che poi è il renzismo originario. Alessandro Ghinelli, che ad Arezzo dispone di un forte credito personale e dell’appoggio di Francesco Macrì potrebbe forse dar vita a un percorso virtuoso, fuori dai vecchi schemi. Potrà Arezzo porsi come Laboratorio politico per il futuro? ai posteri l’ardua sentenza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...