C’ERA UNA VOLTA LA SIRIA

di Ouday Ramadan

allah souria bashar wa bas

La Siria è quel paese dove una volta potevi scendere a giocare a pallone in mezzo alla strada, insieme agli altri bambini, con dei risultati sbalorditivi in ogni partita. Il pallone era di plastica ed il risultato era 130 a 129. Sbucciamenti delle ginocchia e dei gomiti, e il dopo partita era la doccia fatta dalla mamma con tante mazzate sulla testa.
In Siria ti bussa alla porta il figlio bambino del vicino di casa, portando in mano un piatto con una pietanza e dicendoti: “ve lo manda mamma, lo ha appena cucinato”. E scopri di avere pure un’altra madre.
In Siria quando arrivi nell’androne del tuo condominio non puoi esimerti dal salutare il vicino di casa, dicendogli “Sabah Alklhair (Buongiorno), o Masaa Alkhair (Buonasera), Ammu (Zio)!!!” Inserendo un perfetto estraneo nel tuo stato di famiglia, all’insaputa di tuo padre!
In Siria ti fermi con la macchina chiedendo informazioni per raggiungere un determinato luogo, magari lontano quattro kilometri, e per tutta risposta il perfetto estraneo ti indica gesticolando le indicazioni e siccome se ne accorge che non hai capito come arrivare, ti sale in macchina, ti indica la strada, e quando hai raggiunto l’indirizzo il perfetto estraneo scende dalla tua vettura e da dove l’hai portato se ne torna a piedi. Pensi subito che tu stia vivendo sul pianeta Marte.
In Siria senti il Cristiano durante la festa di Eid Al Fatar (la festa di fine Ramadan) dire al Musulmano “Kulla am waanta bikhair” (Ogni anno che tu stia bene) e senti il Musulmano nel giorno di Natale dire al Cristiano : “Milaad Magid” (Glorioso Natale).
In Siria quando ti ammali di una banale febbre ti viene una noia, due palle, non tanto per la malattia, ma per il numero di persone che ti viene a trovare e consolare facendo di te un perfetto ragazzo di vetrina.
In Siria durante gli esami di Maturità o delle Scuole Medie guardi i tetti dei palazzi e vedi che pullulano di ragazzi che con un libro in mano camminano avanti e indietro leggendo.
In Siria al tramonto senti echeggiare i minareti richiamando alla preghiera con l'”Allahu Akbar” (Dio è grande) e un istante dopo l’eco delle campane cristiane abbraccia eternamente l’Allahu Akbar.
In Siria se sei come me un tossico della nafta sovietica, nelle campagne contadine puoi ancora estasiarti con la sua fragranza, accompagnando il trattore e l’aratro, che strappano la vita a quella terra arida, irrigata dal sudore dignitoso dei suoi contadini.
In Siria sento ancora mia madre che mi culla per farmi addormentare, e che mi recita la poesia “Aljumjumé” (il Teschio), che narra dell’Imam Ali Ibn Abi Taleb (AS) di Fatima Azzahraa (AS), di Mariam Al Batul (L’Immacolata Maria) (AS).
In Siria quando perdi la speranza nel domani migliore, te ne accorgi che solo lì l’impero sta per scrivere la sua sonora sconfitta infrangendosi sulla cocciutaggine di ogni Siriano.
Auguro a tutti una Patria così.
Aiutateci a combattere la miseria umana.

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