Von Stauffenberg Eroe o Traditore ?

claus_von_stauffenberg

di Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

« Sento il dovere di fare qualcosa per salvare la Germania. Noi tutti, ufficiali dello Stato Maggiore, dobbiamo assumere la nostra parte di responsabilità. »
Claus Schenk von Stauffenberg
Il 20 luglio del 1944 fu tentato un colpo di stato militare avvenuto per uccidere Hitler e instaurare una dittatura militare di stampo prussiano che avrebbe dovuto trattare una pace con gli alleati occidentali per continuare la guerra sul fronte orientale .
I partecipanti al complotto erano per la maggior parte appartenenti alla casta militare prussiana della Wehrmacht tra cui i generali Ludwig Beck e Henning von Tresckow. L’esecuzione materiale del piano (chiamato operazione Valchiria ) fu affidata al Colonnello Von Stauffenberg . Tuttavia per una serie di circostanze sfortunate ( la riunione a cui doveva partecipare con Hitler e altri importanti militari tedeschi a causa del caldo si tenne in un edificio di legno e non nel bunker e la valigetta contenente la bomba che era inizialmente posata vicino a Hitler fu spostata da un generale che così salvò la vita al Fuhrer ) l’attentato fallì e Stauffenberg volò a Berlino credendo di aver ucciso Hitler . Ben presto ci si rese conto che l’attentato aveva lasciato il Fuhrer illeso e di conseguenza i congiurati furono presto arrestati e condannati a morte per alto tradimento. Molti altri che non erano direttamente coinvolti nel complotto furono condannati a morte comprese le famiglie e coloro che per omonimia si sospettava fossero parenti dei cospiratori.
Uno dei più attivi membri del movimento anti-hitleriano, Hans Bernd Gisevius, descrive il colonnello Stauffenberg, che incontrò nel luglio 1944, come un uomo tutt’altro che condizionato da un’ideologia anti-nazionalsocialista. Nella sua autobiografia Bis zum bitteren Ende (it. “Fino all’amara fine”), Gisevius scrive:
Stauffenberg voleva mantenere tutti gli elementi totalitari, militaristici e socialisti del Nazionalsocialismo. Ciò che aveva in mente era la salvezza della Germania da parte di generali che potessero spazzare via la corruzione e la cattiva amministrazione, che potessero instaurare un governo militarmente ordinato e che ispirasse il popolo a compiere un ultimo grande sforzo. Ridotto ad un motto, voleva che la nazione rimanesse militarizzata e socialista. […]
Stauffenberg era motivato dalle impulsive passioni dell’uomo militare disilluso, i cui occhi erano stati aperti dalla sconfitta delle armate Tedesche. Stauffenberg era passato alla ribellione solo dopo Stalingrado. […] La differenza tra Stauffenberg, Helldorf e Schulenberg – tutti e tre era che Helldorf era entrato nel Movimento Nazista come un rivoluzionario primitivo, quasi apolitico. Gli altri due erano stati attratti anzitutto da un’ideologia politica. Quindi, era possibile per Helldorf rovesciare tutto in una volta: Hitler, il Partito, il sistema intero. Stauffenberg, Schulenberg e la cricca non volevano alcun disordine che non fosse assolutamente necessario; poi avrebbero dipinto la nave di stato di color grigio militare e l’avrebbero nuovamente varata.
Questo sembra trovare conferma in una lettera a sua moglie Nina, dove descrive la Polonia in termini dispregiativi: “la popolazione qui è solo plebaglia, un gran numero di Ebrei e molte persone di sangue misto. Un popolo che sta bene solo sotto la frusta”.D’altra parte, però, Stauffenberg non approvava le persecuzioni religiose ed etniche, che riteneva contrarie alla propria spiritualità cattolica.
In caso di riuscita del complotto, Stauffenberg progettava di non acconsentire alla richiesta di resa incondizionata, come Roosevelt e Churchill avevano stabilito ad Casablanca nel 1943, e voleva invece che i territori acquisiti fino al 1939 (Austria, Boemia e Moravia, Polonia occidentale) fossero assegnati alla Germania, dopo la fine delle ostilità, e che il Nord Italia restasse sotto influenza tedesca, essendo all’epoca il resto del territorio occupato dalle truppe americane. Voleva, inoltre, che Alsazia e Lorena divenissero regione autonoma all’interno del Reich, e che le province di Bolzano e Merano , nel ’44 gestite dall’Alpenvorland , venissero annesse dal Reich. Tra le richieste non-territoriali vi era il rifiuto di qualsiasi occupazione della Germania da parte degli Alleati, come anche il rifiuto di trasferire alle autorità nemiche i criminali di guerra, asserendo il diritto delle nazioni di giudicare da sé i propri criminali. Tutte queste proposte erano dirette agli Alleati Occidentali. Stauffenberg voleva che la Germania si ritirasse dai territori occupati ad ovest, sud e nord, mantenendo invece il controllo dei territori acquisiti contro l’Unione Sovietica e la Polonia.
Nel dopoguerra la figura di Von Stauffenberg è stata venerata come quella di eroe antinazionalsocialista tuttavia egli fu un fiero esponente della casta militare prussiana che si ribellò a quel nazionalsocialismo fatto di borghesi incapaci di intendersi di cose militari e di arrivisti dell’ultima ora, incuranti delle tradizioni prussiane delle forze armate Germaniche e della Germania pre Weimar . Per concludere Von Stauffenberg non fu un antinazionalsocialista e tantomeno un democratico.

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