Il tradimento dell’Europa e dell’Occidente verso la Russia

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di Daniele Bernava
Lo scenario politico internazionale è stato il protagonista nell’ambito della rassegna culturale “Conversazioni in Sicilia”, svoltasi il 5 Luglio presso il castello di Castelmola, incantevole località siciliana nei pressi di Taormina , in provincia di Messina. Prendendo spunto da essa, si può fare un quadro della situazione della Russia e sul “nuovo corso” di Putin.
Ospite d’eccezione dell’evento è stato Paolo Valentino, originario del luogo, giornalista del Corriere della Sera, nonché corrispondente all’estero (a Washington, Mosca ecc..), noto per aver intervistato di persona Vladimir Putin (1) e Barack Obama.
 Locandina-Paolo-Valentino
Il tema della conversazione con l’autorevole giornalista ha riguardato la Russia e ed il suo “nuovo corso” con Putin, che suscitano curiosità in chi si interessa di politica, con un ricco excursus storico sui temi più caldi, dall’Ucraina alla Crimea passando per la NATO, fino alla presunta censura dei giornali in Russia.
“Dobbiamo avere bene in mente che cosa è successo in dal 1991 ad oggi”, premessa indispensabile per comprendere la Russia odierna, superstite dell’URSS. Con la fine dell’Unione Sovietica ci si illuse con la “fine della storia” (chiaro riferimento a Francis Fukuyama) e si avviò una partnership con il Paese che non rappresentava più una minaccia per l’Occidente.
La Russia si spogliò di tutto, il Patto di Varsavia si dissolse e furono ritirate le truppe dall’Europa Orientale, si avviò l’apertura all’Occidente con una privatizzazione selvaggia, che impoveri’ il Paese e creò una nuova classe di oligarchi supermiliardari attorno alla nuova classe dirigente (Eltsin). A Mosca, a fronte di tutto ciò ci si aspettava qualcosa in cambio, non solo aiuti economici, ma l’Occidente ( soprattutto gli Stati Uniti), non smise mai di considerare la Russia come avversario.
Valentino considera un profeta George Kennan, storico diplomatico statunitense (2), che nel 1998 poco prima di morire, disse che espandere la NATO verso Est sarebbe stato un tragico errore, non essendoci alcuna ragione per farlo, altrimenti la Russia avrebbe reagito di conseguenza. Kennan non fu ascoltato e successivamente la NATO si allargò fino alla frontiera russa e nel 2008 si tentò di includere in essa Georgia e Ucraina. Tutto ciò, dal punto di vista della Russia, viene interpretato giustamente come un “tradimento” e come ostilità.
Nel 2000, con l’elezione di Putin, iniziò un cambiamento. Il Paese si stava disintegrando, intere classi sociali erano abbandonate e i russi provavano un grande senso di umiliazione. Per chiunque abbia un minimo di orgoglio nazionale la restituzione della dignità alla nazione è un dovere e furono fatte diverse riforme per ridare vigore all’economia e coesione al popolo. Nel 2002, con il famoso vertice di Pratica di Mare (3), sembrava fosse stata messa fine all’ostilità occidentale latente verso la Russia, ma fu un’illusione visto che prosegui’ l’allargamento della NATO ad est e da li’ in poi la percezione russa dell’Occidente mutò.
Il culmine di tutto questo adesso è palesato in Ucraina, che gli USA da tempo spingono per inglobarla nella NATO, si ricorda il summit del 2008 di Bucarest in cui “la NATO accoglie le aspirazioni euro-atlantiche dell’Ucraina e della Georgia di per l’adesione e concordato oggi che questi paesi diventeranno membri” (4), ma il tutto restò in stallo. Successivamente, dopo travagliate vicende elettorali, si è arrivati con un’elezione certificata dall’OSCE alla nomina a presidente di Yanucovich, che resta legittimo, a prescindere dalla poca trasparenza di quest’ultimo. L’Europa ha cominciato a negoziare un accordo di associazione con l’Ucraina, senza però tener conto del fatto che essa aveva dei precedenti accordi con la Russia e ciò ha innescato a Mosca un allarme, reagendo di conseguenza con un accordo alternativo. Nel 2013 Yanucovich ha rinviato la firma dell’accordo con la UE, per valutare la proposta russa, ma ciò ha comportato violente proteste di piazza (Maidan), con il coinvolgimento attivo degli occidentali e degli USA, testimoniato da intercettazioni telefoniche rese pubbliche (Victoria Nuland).
Il 21 Febbraio 2014 una delegazione UE ha stretto un accordo per mantenere Yanucovich come presidente di transizione fino a nuove elezioni , ma la piazza in tumulto ha rifiutato ed esautorato il presidente legittimo per insediare un governo gradito ai rivoltosi, subito riconosciuto dall’Occidente. Da ciò si evince la genesi della crisi Ucraina, con l’annessione della Crimea da parte di Mosca (contraria al diritto internazionale secondo il giornalista del Corriere) che è figlia di una preoccupazione legittima, vista la maggioranza russa presente nella penisola. La Crimea fu donata a Kiev da Kruschev nel 1954, ma è sempre stata russa e ricopre un ruolo strategico fondamentale e vanno tenute in conto le esigenze della Russia.
L’Ucraina per la Russia è più di una nazione sorella, è la sua culla, bisogna tener presente questo. Il primo atto del governo del dopo Maidan è stato quello di abolire dall’uso ufficiale la lingua russa (anch’esso contrario al diritto internazionale), seppur revocato questo dimostra un evidente retroterra russofobo di Maidan.
Gli USA impongono delle sanzioni con l’intento di far cambiare idea a Putin, ma non hanno ottenuto l’effetto sperato,anzi hanno radicalizzato il sentimento antioccidentale in Russia. Romano Prodi le ha definite un grande suicidio collettivo. Agli Stati Uniti non costano nulla, anzi hanno ampliato gli scambi con la Russia (5).
“I russi si sentono traditi dall’Europa e dall’Italia come ci si sente traditi da un amante”, frase dell’ambasciatore italiano a Mosca, riferita da Valentino a Putin in persona, che ha accolto con un sorriso, ma che descrive la realtà dei fatti. Il corrispondente del Corriere della Sera definisce come sciagurata l’assenza dei vertici europei e americani il 9 Maggio per la parata della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale a Mosca, che rappresenta per lui il momento più basso delle relazioni tra Mosca e il Vecchio Continente. La Russia appartiene alla nostra civilizzazione comune ed essa guarda prima all’Europa che altrove, anche se non del tutto europea, avendo una dimensione euroasiatica.
L’Italia soffre spesso di un eccesso di timidezza e di sottomissione ai diktat americani, come ad esempio con la vicenda iraniana, che colpevolmente Berlusconi snobbò per non irritare israeliani e americani, cosa che oggi ci avrebbe visto in prima linea, adesso per fortuna il ministro Gentiloni  sembra voler recuperare definitamente il ruolo di protagonista dell’Italia (6).
Al di là di tutto questo sembra che qualcosa stia cambiando, a Sochi Putin e John Kerry (Segretario di Stato USA) hanno avuto 4 ore di colloquio, che ha avuto riscontro poi nella soluzione della questione iraniana, in cui il ruolo russo è stato decisivo e riconosciuto da Obama stesso.
La dimostrazione che non si possa fare a meno della Russia per stabilizzare il mondo è lampante, l’auspicio è che si possa risolvere anche la questione ucraina.
Parlando di Russia non ci si poteva esimere dall’affrontare temi cari all’Occidente, come quello dei cosiddetti ”diritti civili” e della presunta repressione dei giornalisti. Valentino ha affermato che sicuramente c’è un forte controllo statale dei mezzi di comunicazione, ma ha ribadito che è fuorviante e irrealistico affermare che la Russia sia governata da un regime totalitario, visto che ci sono 600 stazioni televisive, di cui 300 tv disponibili a Mosca, comprese quelle occidentali (CNN, BBC ecc). Quelle controllate dallo stato sono solo 6, ma i russi tendenzialmente preferiscono seguire queste ultime. A differenza della Cina non esiste alcun filtro (firewall) su internet che schermi l’informazione occidentale, nonostante ciò Putin ha l’80% di consenso, non imputabile al presunto dominio dell’informazione. Non si è riusciti a dimostrare il coinvolgimento diretto del Cremlino sugli eventi nefasti capitati a giornalisti, anche se restano forti dubbi, secondo Valentino.
Sui “diritti civili”, è difficile fare la ramanzina alla Russia se si tace con Paesi come l’Arabia Saudita.
Alla domanda sui rapporti tra USA e Russia ha risposto : “Io sono convito che c’è una parte precisa dell’establishment americano, che non è Obama, che ha sempre considerato non risolto il problema con la Russia e che vuole la sua messa in ginocchio definitiva ”
In conclusione, per noi Occidentali la scelta è chiara, o continuiamo a perpetrare un atteggiamento ostile e ad avere pregiudizi, oppure teniamo conto degli interessi strategici della Russia in maniera adeguata, comprendendo che l’Ucraina non può far parte della NATO, come sostenuto da Henry Kissinger nel suo ultimo libro “Ordine Mondiale”. La seconda opzione è quella da seguire.
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