Il ritorno della superpotenza

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di Daniele Bernava
Ormai è palese, è tornato il dualismo che sembrava sepolto nel 1991 con la fine dell’URSS. Alla settantesima assemblea generale dell’ONU si è mostrato in maniera inequivocabile. Il Muro di Berlino, la Guerra Fredda sembravano superati oramai, eppure è nata una contrapposizione tra USA e Russia che ogni giorno che passa, tra tira e molla, è sempre più evidente.
Viviamo due modi di concepire la visione del mondo, seppure da parte russa lontana da quella che la contraddistingueva fino ad un quarto di secolo fa.
La Russia è tornata quella di un tempo, con animo diverso fortunatamente. Si contrappone in maniera plateale all’egemonia americana che perpetua stucchevolmente  un ruolo, quello di guida del mondo, in maniera illegittima  e dannosa.
Putin, davanti al mondo, ha processato nei fatti le azioni di Obama e dei suoi alleati, le stesse che hanno condotto in grandissima parte al caos in M.O. e in Nord Africa, ma si potrebbe  tranquillamente aggiungere l’Ucraina, la cui rappresentanza ha puerilmente disertato durante il discorso del presidente russo.
La Siria è diventata il pomo della discordia, anzi il suo presidente legittimo, Bashar Al Assad , lo è diventato. Putin ritiene necessario e giusto sostenerlo nella sua lotta all’ISIS e ha affermato che sarebbe un “errore enorme non collaborare con Damasco” , mentre Obama con  paraocchi e tappi alle orecchie esclama che “Assad è un tiranno, ha ucciso donne e bambini” e deve andarsene.   Paladino dei “doppi standard”, non dice mai nulla contro la dinastia wahabita dei Sa’ud che destabilizza il M.O e supporta i terroristi islamisti che massacrano i siriani ( e non solo) di ogni fede, L’Arabia Saudita ha violato la sovranità altrui arbitrariamente e impunemente (Yemen), per non parlare di Israele, amico intoccabile. Anche la Turchia, membro della NATO, andrebbe redarguita  a dovere per il suo ambiguo atteggiamento con l’ISIS.
Ad Obama però bisogna dare atto di aver riconosciuto, seppur parzialmente, gli errori in Libia: “La coalizione internazionale avrebbe dovuto fare di più per colmare il vuoto di potere lasciato dalla scomparsa di Muammar Gheddafi”  e di cominciare a capire che “gli Stati Uniti non possono risolvere il problema da soli”, purtroppo c’è da dire che , coerentemente con quanto espresso, trascinano gli alleati in nefaste campagne di esportazione della democrazia.
Putin ha rotto gli indugi e già sostiene in maniera concreta e pubblicamente il governo siriano e il suo esercito contro i “ribelli”, riconoscendo che tra essi non vi sono “moderati” e che  è “irresponsabile armare terroristi”. La lezione irachena e libica è stata recepita.
La discesa in campo della Russia ha fatto si che anche la Cina, sorniona grande potenza economica, ma non ancora politica, si stia muovendo, addirittura con sue unità navali (in un primo tempo qualcuno aveva parlato della portaerei Liaoning, notizia mai confermata nella realtà)  verso il Mediterraneo secondo alcune fonti (1). Una mossa che sul piano militare non sconvolgerebbe più di tanto gli equilibri, ma di sicuro sul piano politico introdurrebbe l’ingerenza cinese a supporto della Russia e dell’Iran. E’ risaputo che tra gli islamisti in M.O. vi sono miliziani che provengono dall’ex-URSS, ma anche  dalle remote regioni musulmane della Cina. L’urgenza di disinnescare la polveriera mediorientale è una priorità, prima che il cancro islamista infetti irreparabilmente altre parti dell’Eurasia.
I ruoli ai giorni nostri dimostrano che è la Russia la reale antagonista politica dell’unilateralismo USA e che essa guida e tesse la trame multipolari per contenere ed arrestare le logiche unipolari occidentali. Il confronto principale è nella direttrice Mosca-Washington, mentre Pechino osserva attentamente le  mosse dell’alleato e ne supporta la causa quando ritiene conveniente farlo.
Obama afferma di non voler tornare alla Guerra Fredda, ma probabilmente è conscio di essere ripiombato in essa, nonostante si parli di positivi colloqui con Putin.
La crisi siriana e la lotta all’ISIS stanno dando un’opportunità unica alla Russia, quella di essere protagonista nella coalizione internazionale per disintegrare l’entità islamista, mettendo alle strette chi fino adesso ha fatto finta di combatterla davvero. Un ruolo che può spettare solo ad una superpotenza, non solo militare (anche se ancora il divario con gli Stati Uniti è importante), ma soprattutto politica, che propone al mondo una visione di esso chiara, l’unica percorribile per conservare le sovranità nazionali.
Non passerà molto tempo prima di udire dai mezzi di comunicazione di massa nuovamente la parola superpotenza in riferimento alla Russia.

Riferimenti:

1) Rights Reporter

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