Il bio-business della maternità surrogata

E’ nato il figlio di Nichi Vendola e si chiama Tobia Antonio. L’erede del leader gauchista pugliese è venuto alla alla luce grazie alla pratica dell’«utero in affitto» in una clinica del Canada, lì dove la maternità surrogata è cosa legale. Il bimbo è – scrive provocatoriamente Libero, centrando però il punto – «figlio di Nichi Vendola, del suo compagno trentottenne, l’italo canadese Eddy Testa, e di una donna indonesiana con passaporto americano». È evidente che la gauche politically correct esulta per l’evento e, soprattutto, vede nella pratica dell’«utero in affitto» il trionfo dei diritti per tutti, la nuova frontiera della liberazione umana.

A Repubblica, il 18 marzo 2015, l’ex governatore della Puglia aveva dichiarato:

«Uso provocatoriamente questo mio sogno contro la pigrizia della politica sul tema dei diritti civili, che devono essere uguali per tutti e per tutte».

Avere un erede non suonava affatto come un capriccio:

«Appena lascerò l’incarico alla Regione ci penserò. Questo è un pensiero che riposa in un angolo della mia vita e che ho sempre rimandato. Per quanto mi riguarda, ogni volta che leggo di un neonato abbandonato in un cassonetto dell’immondizia vorrei correre a prendermi cura di quella creatura».

Subito sul web sono scattate le reazioni – favorevoli e contrarie – all’evento. Una parte della sinistra politicamente corretta l’ha sempre elogiata. Il femminismo nostrano s’è spaccato a riguardo, fra chi vede in questa una forma di mercificazione dell’essere umano, come l’appello contro «l’utero in affitto» lanciato da “Se non ora quando – Libere”, che ha visto contrapporsi “Se non ora quando – Factory”, che ha pubblicato su Facebook la seguente dichiarazione:

“Se Non Ora quando Factory” si dissocia dall’appello lanciato dal gruppo “Se Non Ora Quando Libere” sotto la sigla “Se Non Ora Quando” contro la Gestazione Per Altri (“Utero in affitto” come viene orrendamente chiamata nell’appello in questione). Pensiamo che il discorso sulla GPA (che comunque in Italia è pratica vietata) sia delicato, e che meriti un confronto libero e aperto. Soprattutto, pensiamo che in questo momento, in cui si sta cercando di far passare la legge sulle unioni civili, prendere posizioni drastiche sulla GPA sia estremamente controproducente (qui, è spiegato bene il perché: https://femministerie.wordpress.com/2015/11/05/maternita-surrogata-le-nostre-domande/). Ci teniamo inoltre a ricordare che Se Non Ora Quando è un movimento composto da varie entità, e un unico gruppo non è rappresentativo della complessità e della ricchezza delle opinioni.”

La branca del femminismo nostrano favorevole a questa pratica (che per loro è orrendo definire “utero in affitto”, come per noi è altrettanto orrendo definirla “progresso”, marxianamente parlando… Ma tant’è!) si giustifica dicendo che essa è inevitabile e che va solo normata:

“La voglia di figli – scrive su Io Donna Isabella Bossi Fedrigotti – è, infatti, istinto irreprimibile, desiderio ancestrale cui difficilmente si è pronti a rinunciare: sappiamo bene, del resto, che i figli possono – purtroppo è obbligatorio specificare “possono” – essere l’unica gioia pura concessa agli umani. E se qualcuno, coppia etero o omosessuale, si avventurasse all’estero dove è concesso quanto è proibito in patria, che farà il giudice chiamato a sancire il reato? Toglierà il bambino ai suoi genitori putativi per restituirlo alla madre naturale che molto probabilmente lo rifiuterebbe? Lo farà finire in un istituto in patria oppure all’estero dal quale proviene? Lo darà in adozione ritenendo una coppia di aspiranti genitori più amorevole, più capace dell’altra? O si accontenterà di una multa? Che la si lasci fare, allora, questa legge (legge Cirinnà, sulle unioni civili, ndr) per mettere un po’ d’ordine là dove l’ordine è, peraltro, difficile, una legge che il più possibile protegga le donne che, per una loro ragione, quasi sempre la povertà, decidono di mettere al mondo un bambino per conto terzi. Una legge che dia loro dei diritti, per esempio quello di cambiare idea anche all’ultimo, a pagamento già effettuato, e di tenersi il piccolo fatto su ordinazione. Che poi è questo il gesto – d’amore – per il quale si è sempre tentati di fare il tifo”.

Una pratica (definita Gpa) comune in vasti settori del movimento Lgbt, come espresso da alcuni suoi opinionisti, che non la vedono come un mezzo per sfruttare una donna, ma come una ‘normalità’. Di contro parti del movimento femminista – e poco ci importa se a dirlo sono le stesse femministe che poi incolpano il genere maschile di ogni nefandezza, ma quando a dirlo sono pure loro, beh, allora forse la cosa allarma i più – hanno avvertito anche in Italia che la maternità surrogata porta inevitabilmente all’aberrazione di sfruttare una povera donna – checché ne dicano lor signori parlando della pratica del “dono”, cioè ‘donare’ per 9 mesi il proprio corpo gratuitamente ad una coppia, etero o gay che sia –, mercificando non solo il suo corpo, ma pure il frutto del suo grembo, considerando questi – un essere umano – come oggetti-merce, come articoli di commercio, una pratica tutt’altro che emancipativa, da noi letta come il trionfo del capitale sulla vita umana, dell’economia sulla dignità che non solo precarizza la vita umana, ma ne pianifica e ne mercifica ogni aspetto, anche il più ‘naturale’.

Insomma, non sono improprie le parole di Karl Marx e Friederich Engels sul Manifesto del partito comunista su

“La borghesia [che] ha strappato il velo di tenero sentimentalismo che avvolgeva i rapporti di famiglia, e li ha ridotti a un semplice rapporto di denari”.

Alt, non è però il caso di generalizzare: se in Italia il movimento Lgbt e vasti settori del femminismo l’appoggiano (non tutti, il che significa che forse anche all’interno del femminismo vi sono visioni diverse nel percepire tali fenomeni) non è così dovunque: il 1º febbraio 2016, nella vicina Francia, l’Assemblea nazionale di Parigi – il parlamento –, dopo un convegno organizzato da tre associazioni di sinistra (CoRP, Collectif pour le Respect de la Personne, la CADAC, Coordination pour le Droit à l’Avortement et à la Contraception e la CLF, Coordination Lesbienne en France), sostenuto dalla vicepresidente socialista dell’Assemblea, Laurence Dumont, a cui hanno aderito anche gruppi della galassia femminista e comunista, ha firmato la «carta per l’abolizione universale della maternità surrogata». Quest’ultima ha dichiarato:

“Questo tema in molti paesi divide la sinistra, eppure noi lottiamo contro la Gpa proprio in nome dei più profondi valori della sinistra europea”. L’obiettivo è fare il punto della situazione “del mercato mondiale delle donne e dei neonati” e invitare gli Stati a combattere “una pratica alienante per la persona umana, fonte di disuguaglianza di genere e di sfruttamento”.

Intervistate dal periodico Ouest France il 1º febbraio, spiegando perché hanno organizzato l’Assise citata, la Dumond e Silvyane Agacinski, la presidente del CoRP, hanno detto:

“Ci appelliamo alla responsabilità della Francia e di tutti gli altri Stati perché si oppongano a qualsiasi forma di legalizzazione della Gpa sul piano nazionale e agiscano sul piano internazionale con tutti gli strumenti giuridici che possano portare all’abolizione della Gpa. Il progetto può sembrare ambizioso, ma non c’è altro modo per evitare che le coppie vadano all’estero per questa pratica”, ha detto Laurence Dumont.

Agacinski ha spiegato:

“Nonostante le prese di posizione contrarie e molto chiare di tutte le autorità in materia, le lobby delle industrie biotecnologche esercitano una pressione tremenda. Dalla California alla Russia la procreazione medicalmente assistita rappresenta un grosso affare economico. Le agenzie comprano e vendono ovociti e spermatozoi, ma quello che più manca alla loro catena di produzione è la disponibilità del ventre femminile. E allora si rivolgono a donne molto fragili, reclutate su un grande mercato che possiamo qualificare come neocoloniale”.

La filosofa femminista Sylviane Agacinski (moglie dell’ex premier del Parti socialiste Lionel Jospin), tra le prime a prendere la parola, riassume così l’iniziativa:

«Impedire che, come la prostituzione, anche la pratica dell’utero in affitto trasformi le donne in prestatrici di un servizio: sessuale, o materno. Il corpo delle donne deve essere riconosciuto come un bene indisponibile per l’uso pubblico. La madre surrogata non è forse madre genetica ma è senza dubbio anche lei una madre biologica, tenuto conto degli scambi biologici che avvengono per nove mesi tra la madre e il feto. Il bambino in questo modo diventa un bene su ordinazione, dotato di un valore di mercato».

La geografa indiana Sheela Saravanan – dato che lì la pratica è ultra praticata a fini non di “love”, ma per soldi – ha parlato della dimensione «colonialista» del ricorso alle madri surrogate nei Paesi emergenti: coppie ricche – etero e/o gay – del Nord del mondo sfruttano le sacche di povertà del Sud «per esercitare un inesistente diritto al bambino». Anche per questo i promotori insistono sulla necessità che l’abolizione sia prima europea poi universale: inutile vietare la maternità surrogata in un Paese, se è possibile accedervi in un altro. Contro la maternità surrogata a cui ha fatto ricorso Vendola ha tuonato il Parlamento europeo, col Primo Ministro francese Manuel Valls, di sinistra, che ha detto che tale legge non passerà mai, anche se nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha adottato una risoluzione che impone alla Francia di iscrivere all’anagrafe i bambini nati all’estero da un utero in affitto, senza alcuna protesta o ricorso da parte delle autorità d’Oltralpe, il tutto con la Corte d’Europa che sta studiando la pratica di una delle parlamentari europee favorevoli alla maternità surrogata, Petra de Sutter che – riportava a inizio febbraio L’Huffington Post – è eletta nelle liste dei Verdi, primaria di ginecologia a Gand, fra i pochissimi parlamentari apertamente transgender di tutta Europa – al fianco di Vladimir Luxuria, eletta nelle liste del Prc –, che propone la legalizzazione della Gpa (la maternità surrogata), avendovi fatto ricorso nella sua attività professionale, dato che in Belgio la pratica non è vietata. E scatta pure il ‘conflitto d’interessi’ che sa di lobbismo: infatti, molti esponenti della sinistra franco-belga, delle varie associazioni femministe anti-Gpa e organizzazioni per i diritti dell’uomo hanno sostenuto che la de Sutter «lavora pure con la clinica indiana ‘Seeds of innocence’, dove le maternità surrogata è assolutamente commerciale», e «garantisce ai suoi clienti che le madri surrogate non figurino sull’atto di nascita del bambino e che consegnino il bambino alla nascita», spiega un comunicato dell’associazione femminista di Sylviane Agacinski, accennando al fatto che che le lobby delle industrie farmaceutiche e delle agenzie di materiale genetico e uteri in affitto infiltrino il Consiglio d’Europa promuovendo l’idea che la Gpa sia invece “altruista”, un segno di “generosità”. Detto da associazioni apertamente di sinistra e progressiste, non da gruppi catto-reazionari o legati al Front national e alla ‘fascisteria’ franco-belga!

Diversa, invece, la posizione di un altro esponente dell’ecologismo europeo, l’eurodeputato José Bové (uno dei vati del movimento noglobal, ex leader della Confédération paysanne e altermondista di ferro, eletto nella lista Europe Écologie), il quale ha chiesto che, dopo il Parlamento di Strasburgo, anche la Commissione debba prender posizione in merito con un regolamento. E ha attaccato gli oppositori all’adozione degli omosessuali:

«Insistere sul fatto che ogni bambino debba avere un padre e una madre ne fa gli alleati oggettivi della maternità surrogata».

In un’altra occasione ha detto che «Nessuno ha diritto a un figlio». Anzi, per José Bové, da sempre impegnato contro le multinazionali del cibo e le industrie farmaceutiche, è la stessa idea di «diritto al figlio» a essere ambigua. «Désir d’enfant n’est pas droit à l’enfant»: il desiderio di avere un figlio, non fonda alcun “diritto” ad avere un figlio. Soprattutto se questo figlio è letteralmente oggetto di un traffico internazionale che preme per la legalizzazione di tale schiavismo 2.0, e che coinvolge madri povere e disperate che cedono il proprio corpo per poche centinaia di dollari a cliniche indiane o ucraine che, preventivamente, collocano la loro merce sul mercato con tanto di listini dei prezzi. Come il mercato degli schiavi ne La capanna dello zio Tom, solo che gli oggetti – selezionati a tavolino – non sono ancora nati! Che si tratti di un mercato è un dato di fatto, non una supposizione o il frutto del parto della mente di un “complottista”: basta scorrere il listino prezzi, i desiderata, sfogliare la complessa contrattualistica che vincola le madri naturali al silenzio per capire quello che c’è dietro. Mettendo su Google le parole-chiave “maternità surrogata costi”, appare il sito dell’Agency of Surrogacy Solution, che ci da subito informazioni a riguardo, che sottolinea che

“… è difficile stimare esattamente quanto un viaggio surrogata costa. Ogni caso e lo scenario è diverso. La nostra filosofia è che “si prevede per il peggio e sperare per il meglio.” Le complicazioni sorgono in alcune gravidanze, mentre altri sono beatamente senza incidenti. Alcune persone hanno bisogno donatrici di ovuli, mentre altri non lo fanno. Alcuni IP hanno congelato gli embrioni e quindi avranno costi più bassi di fecondazione in vitro. Sulla base della nostra esperienza personale in questo settore, anticipiamo la gamma sia da $75,000 a $150,000 (che sarebbe il peggiore dei casi con spese massime prevedibili.). L’importo medio speso è $80,000 – $115,000 (per i clienti domestici) quando si inizia con un ciclo di IVF fresco con embrioni non-donatori. Vanno cicli di uova da donatori $120,000 – $150,000. Clienti internazionali che hanno bisogno di un’assicurazione nascita di post dovrebbero anticipare il pagamento di un ulteriore $30,000 o più per l’assicurazione post-parto e costi. Di nuovo, non ci sono garanzie, ma cerchiamo sempre di fare del nostro meglio per tenere i costi sotto controllo, badando che il surrogato riceve indennità e ai rimborsi che merita”.

Prezzi tutt’altro che proletari. Il che rende ipocrita parlare di ‘dono’ e citare a riguardo il singolo caso avvenuto nel tal paese per paventare la possibilità che dietro tale pratica possa esser gratuita! E’ paragonabile a chi cita il singolo caso del datore di lavoro buono che versa lacrime per il licenziamento di sottoposti per mettere così in soffitta la critica del sistema in cui essi interagiscono… Bové è anche tra i firmatari dell’appello #stopsurrogacy, nato dalla presa di parola di molti laici di sinistra, che hanno deciso di dire no, senza rinunciare al proprio essere laici e di sinistra. La maternità surrogata, ha dichiarato Bové al quotidiano Avvenire il 21 maggio 2015 «rappresenta la forma di strumentalizzazione della donna più insopportabile che ci sia. (…) C’è gente che affronta il dibattito sull’allargamento dei diritti per tutte le forme di relazione eterosessuale e omosessuale e che argomenta a favore dell’estensione di questi diritti personali inserendovi anche il “diritto al figlio”». Bové individua in tutto questo la logica che legherebbe la libera determinazione e la scelta di una persona – vivere con o amare una persona dello stesso sesso e non solo – a un’indebita estensione sul figlio. Non esiste diritto al figlio, non può esistere, ma dentro questa logica entrano in gioco molte questioni. Una su tutte il presente e il futuro del bio-business. Proprio per questa ragione, l’estensione di questo pseudo-diritto può consentire alle «tecnologie di costruire realtà che stravolgono il nostro rapporto con la vita».

Perciò, senza tirare in ballo fasulli e fantomatici complotti orditi da illuminati, confraternite segrete o dai rettiliani per controllarci e omologare l’umano in nome del “Nuovo Ordine Mondiale”, tematica portata avanti dai soliti reazionari, è il caso invece di fare un’analisi seria, ‘materialista’ e logica, che ci fa capire che chi vuole sdoganare questa aberrazione sono le arcinote multinazionali farmaceutiche che vogliono, in nome del profitto, spingere sempre più in là le varie ricerche atte a manipolare l’uomo, condizionando il Consiglio d’Europa e, grazie al possesso di azioni dei vari organi di informazione, sdoganare nell’opinione pubblica l’idea che manipolare l’essere umano sia normale, che sia progresso… Siamo di fronte ad una nuova fase del turbocapitalismo, che dopo aver creato l’uomo consumatore, ora lo mercifica ulteriormente. E’ una opinione che si sta consolidando, e che trova riscontro anche nei dati di mercato, che il capitalismo finanziario cerchi nuovi sbocchi di mercato ancora intonsi, sui quali ritagliarsi nuovi spazi. E l’eugenetica è questa ‘new frontiers’. La posta in gioco, descritta da Riccardo Achilli, è tetra:

“Si tratta di reingegnerizzare completamente l’uomo, fin nei suoi più reconditi spazi di umanità, ed in questo viene in soccorso, strombazzando, l’industria privata della genomica. La posta in gioco è sintetizzata da Steven Pinker, che, baldanzoso, annuncia che “il 2008 ha visto l’introduzione di una genomica diretta al consumatore”. Ecco: non vi piacete più? Siete poco assertivi, timidi, oppure avete il naso troppo lungo? Una risistemata al vostro DNA e vi rifacciamo nuovi! Eccheggiano le parole tetre di Francis Fukuyama, il genio che ha previsto la “fine della storia”: secondo lui, i tentativi di realizzare una razza umana “nuova e perfetta” (sulla base di quali parametri etici, psicologici, culturali non è dato sapere) saranno finalmente realizzati dalla genetica. Sullo sfondo, si intravede il mondo da incubo di Aldous Huxley, in cui una élite irraggiungibile, invisibile e chiusa di coordinatori, unici depositari della memoria storica e del progetto sociale complessivo, realizza, con gli strumenti dell’eugenetica (Huxley scrive prima della scoperta del DNA, avvenuta definitivamente solo nel 1953) un mondo in cui ogni singolo essere umano, sin dalla nascita, è programmato in vista di un inserimento predeterminato nella società. Dove il libero arbitrio, persino il concetto di destino individuale, vengono completamente svuotati di senso, da una ingegneria genetica che diviene ingegneria sociale”.

Il tutto dentro la vecchia logica del profitto capitalista, che si adegua al ‘nuovo’. Quindi, dietro la facciata ‘arcobaleno’ e radical-chic riguardante la retorica del riconoscimento di diritti per le coppie omosessuali (riconoscimento che, detto per inciso, nulla c’entra con la questione della maternità surrogata, praticata indistintamente da etero e gay), tale pratica presenta invece i tratti non solo di un bio-business molto redditizio dietro cui ci sono interessi multimiliardari, ma il nuovo sbocco di un turbocapitalismo totalitario in parvenza di libertà (di comprare, ma solo se hai i soldi, sennò rimani lo sfigato di sempre… e qui la questione di classe rimane sempre attuale) che vuole creare il consumatore. E Nichi vendola – che ha gettato alle ortiche le idee marxiane per una gauche caviale & champagne – pare non averlo capito. Pare, s’intende…

…….

1) http://www.iodonna.it/attualita/famiglie/2016/02/01/utero-in-affitto-favorevoli-e-contrari/?refresh_ce-cp

2) Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/05/utero-in-affito-ecco-perche-non-e-sfruttamento-della-donna/2280367/

3) Cfr. http://www.huffingtonpost.it/2016/02/01/parigi-convegno-maternita_n_9131554.html

4) Agency for Surrogacy Solution, Costi previsti, in https://www.surrogacysolutionsinc.com/it/aspiranti-genitori/anticipated-costs/, Url consultato il 28 febbraio 2016

5) http://www.uominibeta.org/contributi/vita-dna-ricerca-scientifica-e-dignita-delluomo/

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