L’AGONIA DI UNA SPECIE Di Claudio Modola

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Isola di Manda

Arcipelago di Lamu, Africa Orientale.

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Avremmo potuto comprendere  la fine delle ideologie , ma immaginare la morte delle idee , e’ stato un processo che ci ha lasciato quasi spezzati sul terreno di una battaglia intergenerazionale che durava da oltre mezzo secolo e nella quale , gli uomini del mio tempo , nati troppo presto per il 68 e fatalmente tardi per lo scontro mortale per l’Europa.

Si tratto’ forse  di una intuizione quasi subliminale allo spettacolo terrorizzante di un pianeta entrato a corpo morto in una nuova quanto squallida era , la quale , non avrebbe fattocome abbiamo malauguratamente constatato prigionieri.

I “Padroni del mondo” hanno avuto tempo e generosi  mezzi per  pianificare una conquista che prima che Economica doveva raggiungere il livello piu’ profondo di una precisa categoria d’ uomini, nati geneticamente liberi e ribelli per scelta . Era necessario smantellare la sacralita’ della memoria , i codici comportamentali , l’architettura di convinzioni tramandate per venti secoli e quel senso caldo e prezioso di appartenenza. Lo stesso che aveva consentito la conquista , la difesa , il sogno , il sacrificio e la trasmissione.

Ora , la paura dei superstiti  pensanti e’ quella che gli ultimi barlumi di quello che eravamo , si spenga con noi , che le passioni ideali , le visioni superiori entrino malamente se non del tutto nella memoria di una intelligenza artificiale come dato storico marginale , fabbricato con la materia gelida deelle date , delle ore , delle cronache veloci  che spiegano fatti ma non ne rammentano il senso intimo , cioe’ l’unico che veramente conta. e che per esistere , ha bisogno di carne, sangue, fuoco, memoria e commozione. Nel macero potrebbero  finire aspetti essenziali , cioe’ la cultura di una determinata tipologia di essere umano.

In fondo  si tratta di una scrittura in ordine di tempo , dedicata ad un secolo bruciato in velocita’ dall’era dell’iper tecnologia , nella quale , i rapporti basilari , il sistema di comunicazione interpersonale , i parametri produttivi e di consumo , gli equilibri geostrategici , sono stati chirurgicamente sconvolti da una Velocita/Mito , da una diffusione pazza dell’accesso all’informazione che ovunque raggiunge e ovunque viene appena sfiorata senza piu’ la profondita’ necessaria per realmente comprenderlae a con finalita’ che sfuggono ad una umanita’ ancora legata al 900.

Siamo stati strappati da teritorialita’ precise , da appartenenze antiche , travolti iiin tempi recenti da un’onda umana miserabile e inevitabilmente invasiva spinta da bisogno primitivi , da strategie inimmaginabili e coadiuvati forzosamente da una innaturale interpretazione del bene e del male e della loro applicazione come “pensiero unico” in una realta’ malsana che nutre una furia non innovatrice ma distruttrice , fino a diventare abuso e crudelta’ conclamata

Un senso di colpa diffuso , storicamente inspiegabile, falso, genera assurdamente la convinzione convenientemente “Riparatrice” di una supremazia morale e logica dell’Ordine Democratico Globale. Convinzione imposta capillarmente e supportata dalla potenza di fuoco di titani economici che prima hanno digitalizzato l’esistenza del mondo e ora pianificano un conflitto Cybernetico per garantirsi un potere assoluto.

E’ cosi’ anche i conflitti “venduti” come scontri a movente religioso , possono essere interpretati quali legittime resistenze di Popolo contro la colonizzazione planetaria del Nuovo Ordine. Resistenze incapaci di comprendere che l’elemento razziale non puo’ amalgamare altri oppressi al profilo dell’oppressore e che lo scontro, per avere qualche forse remota  chance di successo deve trasformarsi in qualcosa di assai piu selettivo , intelligente , tattico e che possa individuare un dato vitale : ” Non si tratta di minare e auspicabilmente abbattere il Moloch Statunitense come neo oppressore ma contrastare ormai altre potenze mosse dall’identica spinta di conquista della materia e delle anime.”

Speranza? E’ un termine impegnativo , sopratutto quando si fronteggia nemici realmente spietati e di tremenda potenza  i quali ormai vivono , respirano , si nutrono  nella mente stessa  di miliardi .

Miliardi che pare siano ipnoticamente e irrimediabilmente convinti  che questa esistenza da pollame di batteria e che pare accettino con bovina rassegnazione, uno stato di costante infelicita’ quale condizione ineluttabile da risolvere farmacologicamente o in un centro Commerciale, sia l’unica possibile.

Eppure  , in modo ciclico , apparentemente insignificanti fenomeni di pensiero e azione  hanno rappresentato l’iinnesco di incontrollabili incendi tra l’erba secca della storia . L’emulazione e’ arma potente e il senso della giustizia , del diritto inalienabile , potrebbero ancora scavare nellaormai patologica  indifferenza di massa , sopratutto qualora l’ingordigia del sistema supera quella soglia esilissima oltre la quale , , il perdente , il marginale , il diseredato , il fedele a se stesso si trasforma in giudice e boia , equipaggiato di un diritto terribile che supera il piano delle leggi di Dio e degli Uomini.

Ecco , l’opzione del sangue sfortunatamente si materializza in una visione possibile di rivolta che sarebbe in gran parte animalesca e per altra  parte , civilmente giustificabile.

Esisterebbe poi un margine elitario di coscienza che a mio parere dovrebbe pilotare la reazione a catena della “Guerra” (E altro non si puo’ chiamarla) , contro i Signori del Mondo.

Se quella esilissima aristocrazia umana dovesse nel processo soccombere , si tratterebbe della fase fatale di una agonia della civilta’ non solo occidentale e dell’UOMO al quale ci riferiamo e che certamente in molti si auspicano , come parte di un misterioso istinto suicidario di massa o di genetica inclinazione alla resa.

Si tratta di un “Trend” permanente ? No di certo. E’ probabile infatti che in un futuro per noi lontano  il genere umano riscopra ‘Codici” sepolti da secoli eppure geneticamente radicati nella pulviscolare sostanza intima del proprio essere, oppure , molto piu’ semplicemente , perche’ le dinamiche del nostro essere animali sociali , non puo’ che condurre ad una rivolta fisiologica legata alla labile traccia di una cultura del fuoco  che non vuole morire.

A chiunque viva angosciosamente questo tempo, nonostante la morte degli ideali ai quali si accennava di sopra , spetterebbe il compito di proteggere una minuscola fiamma al centro di una tempesta, se non altro perche’ sogno e volonta’ non appartengo mai e da sempre agli indifferenti.

 

 

IL MALE MAGGIORE

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di Claudio  Modola

In meno di 30 giorni l’Isis rivendica 40 attacchi esplosivi tra Iraq e Sirya mentre la campagna Europea sembra essere rallentata da imponenti misure preventive , ma anche , dalla intuibile necessita’ strategica di razionalizzare e fare evolvere la campagna stessa nella direzione gia’ indicata nel corso del 2016. La frammentazione e la elementarizzazione degli attacchi anche a scapito del numero di vittime , appare al momento , il corso tattico “Chiave”. Simultaneamente la radicalizzazione della immane massa di Islamici immigrati ,entra in un sonno apparente e si sviluppa “Sottotraccia” con l’abbandono della Madrasse e delle Moschee e con la creazione di migliaia di centri domestici e mobili di aggregazione o con impercettibili e difficilmente leggibili segnali i quali attivano veri e propri Flash Mob dove il contarsi si trasforma in necessita’ psicologica e militare . Il livello della Clandestinita’ di massa e’ stato ormai raggiunto , spingendo migliaia a scomparire dai quadranti delle autorita’ competenti. Migliaia che dormono per una notte su materassi nelle gia’ sovra affollate stanze di appartamenti periferici tra pentole di cous cous e bambini piangenti e che poi, si spostano attraverso frontiere ancora porose e incapaci di un filtraggio credibile. Quello che viene rigorosamente celato al pubblico Europeo e’ il problema da panico della mancanza di documenti di indentificazione nella maggiore parte di chi attraverso la rotta Greco/Turca o Siciliana , l’assenza totale di altri dati di identificazione e pertanto la incapacita’ di comprendere la differenza tra un Siryano e un Iraniano , tra un Afghano e un Indiano Settentrionale , tra un Nigeriano e un Cameroniano significa confondere un muratore Hindu con un combattente Talebano , un integralista Boko Haram delle Paludi Nigeriane con un venditore di accendini del Malawi. In termini operativi questo significa un buio terrorizzante perche’ in una Marsiglia , a Bruxelles come nelle citta’ Scandinave , alcune aree hanno perso integralmente l’elemento umano caucasico e in quella massa che in Europa e’ quantificabile in milioni non in centinaia di migliaia , scorre , come un cavo dell’alta tensione l’asse di una armata , di un esercito che quattro volte al giorno , ovunque , dal sottoscala al retro del Flash Shop invoca un Dio sanguinario di accettare l’individuale e supremo sacrificio di guerra. Largomentazione demenziale circa le origini Atlantiste dell’ISIS che e’ poi quanto di piu’ ozioso si possa discutere , e’ molto diffusa, anche se, e’ obbiettivamente difficile comprendere come l’origine del problema possa distogliere dall’effetto e l’effetto , e’ il massacro a campione di decine di Europei che lievita verso le centinaia. Se gli USA sono responsabili genetici dell’IS ? Quasi certamente , tuttavia la natura stessa di un Servizio Segreto , delle su attivita’ di Spionaggio e Controspionaggio , impone l’infiltrazione come metodo di esistenza e questo, al servizio di una Nazione e dei suoi interessi spesso Economici e non solo Geostrategici . Che il Nord America e il suo codazzo atlantico volessero impossessarsi aggressivamente a partire dal 1990 delle riserve petrolifere Medio Orientali non ancora acquisite , mantenere vivi gli accordi con i fornitori Sauditi , difendere i confini di uno scacchiere che terminava ai limiti dll’infarto Sovietico , compiacere il padrone Giudeo , non ci pare materia di discettazione . Sono fatti, puri e crudi. Ritenere il Daesh un Avatar allo stato attuale delle cose e’ una sciocchezza. Ritenerlo uno strumento fuori controllo e’ piu’ credibile, se non altro perche’ una pecentuale del 2% di una massa di Un miliardo e 700 milioni di Islamici e’ un calcolo convincente circa l’area dell’integralismo massacratore, il quale , ritiene l’ISIS lo strumento ideale di conversione coercitiva globale . Questi 70.000 soldati di Dio pronti a morire nei prossimi 30 secondi , contano su una massa presumibile del 10% di fiancheggiatori e futuri martiri su 4 continenti o in altri termini….un rinforzo di 170.000 fanatici sublimati , ai quali e’ affidato peraltro il compito di formare e quindi condizionare una comunita’ antro-religiosa la cui eta’ media non supera i 25 anni su una estensione territoriale che da Capo Verde all’Indo Kush nella realta’ piu’ prolifica di questo sistema solare. . E’ colpa della CIA ? E quindi? Cosa abbiamo intenzione di fare o dire ? “Decapitateci pure , tanto lo sappiamo chi siete !” Infine: Tutti pare gioiscano delle ritirate piu’ o meno strategiche del Daesh ma….immaginiamo un laboratorio dove e’ custodito il virus di una patologia mortale ed infettiva, al sicuro all’interno di una provetta e circoscritto quindi all’interno di un contesto relativamente controllabile. Cosa accade quando versiamo il contenuto della provetta fuori dalla finestra per liberarcene ? Come si comportera’ il Virus? Rimarra’ immobile o tentera’ attraverso tutti i mezzi concepibili di insidiarsi muovendosi a 360 gradi ? Non e’ forse il compito di ogni Virus la propria diffusione allo scopo supremo di perpetuarsi ? Non servono manipoli di analisti strategici per immaginare cosa accadra’ alle migliaia di miliziani privati di barba e di AK47 , capaci di operare da un RPG ad uno Shilka , di fabbricare ordigni con quasi tutto , di affrontare un corpo a corpo come un conflitto a fuoco multiplo ma sopratutto , di considerare la propria vita e quella altrui come qualcosa di integralmente irrilevante rispetto alle promesse di un paradiso sul quale l’ombra del dubbio non cade mai.

AfD la Riscossa Tedesca

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di Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

Il partito di destra anti immigrazione AfD( alternativa per la Germania) si è piazzato con il 21.9% dei voti nel Bundesland del Meclemburgo-Pomerania Anteriore battendo la CDU di Angela Merkel che ha ottenuto il 19% dei voti perdendo tre punti rispetto alle elezioni del 2011 .

In Meclemburgo-Pomerania Anteriore i risultati delle elezioni hanno visto l’SPD piazzarsi primo con il 30% dei voti perdendo però 5 punti dal 2011,l’AfD con il 21.9 % dei voti e infine la CDU della cancelliera Merkel con il 19% dei voti.

Questi dati indicano che l’AfD è destinata a diventare il principale partito patriottico tedesco dalla fine del dopoguerra.

I neonazisti dell’NPD e quelli del nuovo partito neonazista del Der Dritter Weg sono destinati a rimanere una forza incapace di andare al governo e a ottenere consensi di massa e di conseguenza rimarranno attori di secondo piano nel mondo della politica tedesca.

Le Origini dell’AfD

L’AfD fu fondata nel febbraio del 2013 da Bernd Lucke, economista e professore di macroeconomia all’Università di Amburgo.

Alle elezioni federali del 2013 l’AfD ottenne 2 056 985 voti, pari al 4,7%, non riuscendo quindi per poco a superare la soglia di sbarramento del 5% per ottenere seggi al Bundestag.

Alle successive elezioni europee del 2014 ottiene il 7,04%, conquistando sette eurodeputati; a seguito del risultato, il partito ha scelto di affiliarsi al Gruppo dei conservatori e dei riformisti europei.

Il 4 luglio al congresso di Essen, Frauke Petry viene eletta a maggioranza assoluta leader del partito,l’8 luglio 2015 il fondatore Lucke lascia il partito dal momento che non condivide i toni populisti del nuovo segretario secondo lui troppo vicini al movimento anti islamico Pegida. Il 19 luglio Lucke fonderà il partito Alternativa per il Progresso e il Rinnovamento assieme a 5 europarlamentari dell’AfD.

Nelle elezioni regionali del 2016 AfD ottiene un ottimo risultato in termini elettorali: nel Land del Baden-Württemberg AfD diventa il terzo partito ottenendo il 15,1% dei consensi, nel Land della Renania-Palatinato ottiene l’12,6% mentre nella Sassonia-Anhalt si colloca al secondo posto ottenendo il 24,2% dei suffragi.

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Ideologia

L’AfD  si presenta come partito nazional conservatore , euroscettico e fortemente anti immigrazione in particolar modo contro gli immigrati islamici.

Immigrazione e Islam

 

Il partito si oppone alla costruzione di moschee dotate di minareti ,al richiamo alla preghiera da parte dei muezzim, al burqa , al niqab e comunque a ogni genere di velo integrale .L’AfD si oppone alla costruzione e alla gestione di Moschee da parte di soggetti poco affidabili dal punto di vista legale e da parte di stati islamici o donatori privati.

Coscrizione

Il partito vuole un ritorno alla leva per gli uomini dai 18 anni in su.

Euroscetticismo

Il programma europeo dell’AfD si può riassumere in 4 punti :

1 ” Nazione sovrana rispetto al superstato europeo ”

2   Sussidiarietà nei confronti del centralismo di Bruxelles

3  Cittadini contro le élite

4  Contribuenti tedeschi VS beneficiari stranieri

Politiche Familiari

L’AfD è fortemente a favore della Famiglia Tradizionale e si oppone alle teorie gender e in particolar modo contro la sessualizzazione dei bambini nelle scuole. L’AfD si oppone alle quote rosa.

Conclusioni

Il successo dell’AfD deriva da essenzialmente 3 fattori ;

1 La capacità di incanalare il dissenso delle classi medio-alte nei confronti della politica immigratoria di Angela Merkel.

2 L’essere un partito fortemente oppositore delle politiche UE .

3 La capacità di attrarre nazionalisti  moderati che in precedenza votavano NPD.

Il Movimento di Lapua

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di Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

Il Movimento di Lapua fu un movimento ultra nazionalista e anticomunista finlandese fondato nella cittadina di Lapua e rinominato secondo la stessa.

Il movimento fu fondato nel 1929 e inizialmente era dominato da nazionalisti finlandesi anticomunisti i quali enfatizzavano il lascito dell’attivismo nazionalista, le Guardie Bianche finlandesi e la guerra civile finlandese. Il movimento vedeva se stesso come il male necessario re instauratore di ciò che fu conquistato dopo la guerra civile finlandese appoggiando il Luteranesimo ,il nazionalismo e l’anticomunismo.

Molti politici e molti militari finlandesi furono inizialmente simpatizzanti del movimento di Lapua dato che l’anticomunismo era la norma delle classi politiche formate dopo la guerra civile finlandese. Tuttavia l’eccessivo uso della violenza da parte dei militanti di Lapua rese il movimento meno popolare dopo un paio di mesi.

Attivismo del Movimento di Lapua

Il movimento organizzò marce e riunioni nell’intera Finlandia. Il 16 giugno 1930, più di 3.000 uomini arrivarono a Oulu al fine di distruggere la stampa e l’ufficio del giornale comunista Pohjan Voima. Tuttavia, l’ultimo numero di Pohjan Voima era apparso il 14 giugno .Lo stesso giorno fu distrutta una stamperia comunista a Vaasa. Una dimostrazione di forza fu la cosiddetta Marcia Contadina fino a Helsinki . Più di 12.000 uomini arrivarono a Helsinki il 7 luglio 1930. Il governo cedette sotto pressione e i movimenti comunisti furono messi fuori legge. Incontri comunisti furono interrotti anche con la violenza. Un trattamento comune era  il cosiddetto muilutus che consisteva in un rapimento a cui seguiva il pestaggio,  successivamente la vittima veniva caricata su una macchina e portata al confine sovietico.

L’Epilogo

Nel febbraio 1932 una riunione socialdemocratica a Mäntsälä fu violentemente interrotta da attivisti armati Lapua. L’evento portò a un’escalation che culminò nella cosiddetto colpo di stato   Mäntsälä capitanata dall’ex capo di stato maggiore dell’esercito finlandese Wallenius . Nonostante gli appelli di Wallenius l’esercito finlandese e le Guardie Bianche rimasero in larga parte fedele al governo . Molti storici ritengono che il motivo principale del fallimento fu scarsa pianificazione:

la rivolta fu scatenata inizialmente da eventi locali e solo successivamente divenne nazionale. La ribellione finì a seguito di un intervento alla radio indirizzato ai ribelli del presidente Svinhufvud. Dopo un processo che vide l’incarcerazione di Wallenius e di altri 50 capi della rivolta il partito di Lapua fu messo fuorilegge.

Ideologia

Il partito era visceralmente anticomunista e anti sovietico(per non dire antirusso). Sosteneva le Guardie Bianche Finlandesi che combatterono nella guerra di indipendenza Finlandese durante la Rivoluzione russa e nella successiva guerra civile finlandese che vide i Bianchi Finlandesi trionfare sui comunisti finlandesi appoggiati dall’Armata Rossa. Il partito era ultra nazionalista e supportava tra l’altro l’irredentismo finlandese mirato alla realizzazione della Grande Finlandia. Il partito supportava l’organizzazione dei Fennomanni(sostenitori della lingua finlandese) contro gli Svecomanni (sostenitori dell’uso della lingua svedese ).

Eredità

L’ideologia di Lapua fu ripresa dal Partito Popolare Patriottico Finlandese che sopravvisse fino alla sua messa al bando dopo la resa della Finlandia all’Urss a seguito della Seconda Guerra Mondiale.

 

Noi e l’Islam: meno Fallaci, più Filippani Ronconi

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Roma, 19 nov – Nel caotico ribollire di sentimenti suscitati dall’attentato di Parigi a qualcuno forse tornerà in mente il nome di Pio Filippani-Ronconi.

Lo ricordo a un convegno a Napoli, a palazzo Cellammare, mentre spaziava tra i simboli spirituali dell’India e dell’Europa. A un certo punto dovette dire una frase che suonò sgradevole all’orecchio – sensibilissimo – di un giovane guénoniano presente in sala. L’adepto della Tradizione Primordiale si alzò al momento del dibattito e disse: “Professore, ma come può negare quello che Guénon ci ha insegnato, e che cioè l’Islam è una grande Tradizione Regolare?”.

Filippani placò l’interlocutore con una lunga citazione in arabo. Era la

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islamcitazione di qualche Sura del Corano oppure un bellissimo insulto in lingua desertica? Non lo sapremo mai, ma fu molto chiaro quel che disse dopo: “Figliolo, io non ho detto che l’Islam non è una Tradizione Regolare, ho detto che l’Islam non può essere la via spirituale per il tipo umano europeo”.

La soluzione del problema è tutta qui: consapevolezza che l’Islam esiste, ha la sua specificità, i suoi valori, rivendica i suoi diritti storici e ha tutta la determinazione per voler ribaltare i torti storici che nello scorso secolo ha subito; ma nello stesso tempo orgoglio nel ribadire che esiste una tradizione europea che si snoda attraverso la civiltà greca e romana, passa attraverso il Medio Evo germanico, gotico e il suo sviluppo faustiano, si proietta adesso verso un’aurora di civiltà ad Oriente con l’emergere di un nuovo popolo, quello russo, ben saldo nella propria anima e riluttante nella “sottomissione” a qualsiasi punto cardinale.

Insomma esiste in Europa una storia in fieri, che non finisce qui. Filippani che venerava la Donna con la cortesia di un cavaliere medievale forse avrebbe percepito oggi come due moderne Erinni le contrapposte icone della Fallaci e della Boldrini. Odio di sé e odio dell’altro in opposto estremismo.

La sua venerazione sarebbe andata alla fanciulla Europa, amata da Zeus, che mal si concilia con l’Occidente dominato dalle oligarchie venali o con le

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filippanimoltitudini prostrate con la testa a terra e i piedi scalzi. All’Islam il professore dedicò saggi di spessore esoterico, raccolti in antologie come l’ Altro Islam, Gnosi ismaelita e regalità iranica.Nell’Islam “illuminato” Filippani ravvisava il perpetuarsi di una vena d’oro che discendeva dalla Persia indoeuropea, dalle antiche civiltà mesopotamiche. Ricordava che la setta dei Drusi credeva nella reincarnazione, nel pareggio karmico delle azioni e venerava la Divinità “nel cuore”, più che nell’adempimento pedissequo della Legge.

Oggi avrebbe visto di buon occhio le amazzoni Curde che combattono l’Isis o i soldati mussulmani della Siria che riportano la statua di Maria Vergine sulla montagna.

Alfonso Piscitelli
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Brexit: Cara Generazione Erasmus, il mondo può essere cambiato.

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Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia

Chi se lo sarebbe aspettato? Chi con infrangibile sicurezza avrebbe mai detto di aspettarsi ciò che è successo questo 24 giugno? Invece è successo. La Gran Bretagna, il Regno di sua Maestà Elisabetta II, ha detto “leave”.
Molte erano state le “armi” utilizzate dalla propaganda pro-U.E. per contrastare questo inaspettato esito. Giornali, televisioni, intellettuali, studiosi, interi agglomerati politici dalla destra alla sinistra, si erano mobilitati per scongiurare la “Brexit”. I sempre presenti mercati e i loro uomini, a più riprese avevano giurato forti ripercussioni al Regno Unito se il popolo di sua Maestà non si fosse comportato “educatamente” votando il “remain”. Ma nessun accorato appello, nessuna descrizione di apocalittici disastri, nessuna – diciamolo chiaramente – minaccia è servita per fermare il popolo britannico.

Quando i dati, i grafici, gli studi, i numeri non bastavano, si è fatto ricorso all’emozioni, perché si sa i sentimenti, la psicologia, è l’unico e vero strumento per accaparrarsi le masse. “Possiedi i cuori e possiederai le menti”: questo è l’unico e vero verbo della politica. E quindi fiumi di lacrime, caustici anatemi di condanna, celebrazioni al pari di quelle di un martire, per l’omicidio della parlamentare inglese, laburista ed anti-Brexit, Jo Cox. Ma nemmeno queste – al di la dell’ovvia condanna per un simile gesto – non sono bastate.

A vincere sono stati non i numeri, non i grafici, ma i portafogli della classe media inglese resi più sottili nello loro spessore, dal matrimonio della Monarchia inglese con l’Unione Europea. A vincere è stato il desiderio di rivalsa dei lavoratori – la celebre “working class” – che si sono visti, anch’essi, diminuire le loro poche ricchezze dal matrimonio della Monarchia inglese con l’Unione Europea. A vincere è stato il risvegliarsi dell’antico patriottismo che rammenta – romanticamente – il tempo dell’Impero.

Un risultato talmente inatteso, che ha smentito qualsiasi sondaggio che dava avanti – seppur di misura – il si a rimanere. Tutti si sono dovuti ricredere e per primo il Premier inglese David Cameron, che fu lui ha concedere al popolo del Regno Unito il voto sulla delicata materia dell’uscita o meno dall’U.E.. Cameron, come è ormai risaputo, aveva indetto il referendum con ben altra intenzione rispetto all’esito finale: dare maggiore forza alla sua politica nel Parlamento inglese e poter conseguire una posizione ancora più elevata della Gran Bretagna in seno all’Unione Europea. Ma i fatti hanno preso una strada totalmente opposta. Il Premier inglese da quel anelito di corroboramento della propria posizione politica, è stato costretto a dichiarare le sue dimissioni da Primo ministro della Corona.

Certamente le motivazioni per l’uscita della Gran Bretagna non erano così “forti”, come poteva essere quelle dell’anno scorso per la Grecia. Nonostante tutto, la terra di sua Maestà ha sempre potuto vantare una posizione privilegiata all’interno del quadro U.E.. Aveva mantenuto la propria moneta nazionale – la sterlina – rispetto agli altri Stati membri, tutti con l’Euro. Tenendo sempre un decisivo e incisivo parere su tutta la politica europea. Insomma Londra ha preso più i vantaggi che i svantaggi dall’U.E.. Ma quel tanto di svantaggio è bastato per protendere all’uscita: il rischio di dover prendere una corposa quota di migranti provenienti dall’Africa come ha più volte proposto la Germania per ogni Stato membro; il crescente flusso nello Stato britannico di immigrati europei, che al netto della storia dei “lava piatti”, divenivano sempre più concorrenziali nel mercato del lavoro inglese anche e soprattutto nelle occupazioni di un certo rilievo, a scapito dei lavoratori britannici; un Unione Europea ormai incapace se non anche “nemica” nel difendere la produzione marchiata Regno Unito nel contesto europeo e nel più grande contesto internazionale. Questo ed altro, hanno permesso lo storico risultato di venerdì 24 giugno.

Niente sarà più come prima. Ora è tutto in fermento, si annunciano emulazioni del referendum inglese in tutta Europa. In Francia la Le Pen già parla di “Frexit”, in Olanda pure, e in Germania i movimenti anti-euro fanno la voce grossa. In tutta Europa il “terremoto referendario” agita e sconquassa gli ordini politici. I maggiori governi degli Stati membri rilasciano dichiarazioni quasi paradossali pur difendere l’U.E., strizzando una volta l’occhio agli europeisti e a Bruxelles dicendo “Il voto inglese è un disastro. L’Europa è in pericolo.”, e l’altra ai sentimenti euroscettici sempre più montanti nei popoli europei affermando “Ora l’Europa deve cambiare” o come dice Matteo Renzi “deve diventare più umana”.

Il concetto fondamentale che deve essere focalizzato è che a dire via dall’U.E. è stata la Gran Bretagna. La Gran Bretagna, non la Grecia. Non un Paese che tutto sommato non ha un enorme peso sullo scenario europeo ed internazionale, ma la Gran Bretagna, la terra della “City” uno dei più importanti centri del commercio mondiale. La Gran Bretagna, una patria della cultura, con le università e i college più ambiti nella parte “ricca” del globo. Non uno Staterello, ma un colosso mondiale. E’ questo che fa drizzare – letteralmente – i capelli ai europeisti. Fino a quando era la Grecia, si poteva parlare di un Paese poco sviluppato, quasi “ignorante” tanto era il rispetto e l’importanza che si dava a questa plurimillenaria terra. Adesso è il Regno Unito ad aver detto “via”, uno di quei Paesi che, per quelli con la proverbiale “puzza sotto il naso”, conta. “Come poter far fronte a tutto questo?”, “Come poter far passare il messaggio che gli inglesi hanno sbagliato, se hanno la nomea di popolo colto e infallibile?”: queste sono le domande che fanno venire madide fronti ai governi filo-U.E..

Ora l’Unione Europea mostra i “muscoli”. Agli inglesi viene detto di fare presto ad andarsene. A Bruxelles si cerca in qualche modo di ridarsi un certo tono di fronte la pubblica opinione. Al contempo si tentano giustificazioni e allarmi – di poco valore – per l’uscita del Regno Unito: “alla fine gli inglesi se lo potevano permettere”; “l’Inghilterra verrà travolta da questa scelta”; “La Gran Bretagna è sempre stata quasi al di fuori del contesto Europeo”; “Nessun’altra Nazione U.E. si può permettere questo, perché sarebbe un disastro per chi scegliesse ciò e per l’Unione”: questi sono i concetti che vengo fatti passare in queste ore da tutto il mainstream.

E si fa ricorso anche ai tanto decantati giovani inglesi che scegliendo l’Europa si sono visti sfumare i loro sogni a causa dei padri, delle madri, dei nonni, che hanno appoggiato il leave. A questa massa, a questi fiumi su fiumi di giovani ormai europei, ormai internazionali, a questa “Generazione Erasmus” che si è vista ricrescere dalla terra i gretti muri dei confini.

Al netto di tutte le condanne, di tutti i moniti, va detto chiaramente una cosa: l’Europa non dirà mai addio all’Inghilterra, è l’inverso che spaventa veramente l’U.E.. Bruxelles non dirà mai addio all’Inghilterra perché ciò vorrebbe dire addio a enormi interessi economici e finanziari che hanno la loro patria nel Regno Unito. Bruxelles non dirà mai addio ad Albione perché rimane sempre un’entità troppo importante nello scacchiere internazionale. La Gran Bretagna, altresì, può dire essa addio all’U.E. e non solo come uscita dai Stati membri. Ma addio dallo spazio geopolitico U.E. e vari scenari su questo versante si stanno già ipotizzando. Come per esempio la cessazione da parte inglese delle sanzioni alla Russia, creando così un possibile partner economico (e forse anche politico) con Mosca all’interno dell’Europa che non pochi fastidi darebbe all’Unione Europea sul versante economico e – in particolare modo – su quello politico e geopolitico.

Adesso anche la Gran Bretagna dovrà fare i conti con degli spauracchi che all’indomani del voto si sono prontamente evocati. La Scozia vuole un nuovo voto per l’indipendenza da Londra, il partito nazionalista irlandese dello Sinn Féin richiede anch’esso un referendum per riunificare il nord dell’Irlanda con tutta la madre patria. E queste sono situazione che l’Unione Europea potrebbe usare a proprio vantaggio, proprio per frenare le grandi possibilità economiche e geopolitiche a cui può puntare un Inghilterra indipendente. Ma questo è ancora presto per dirlo. E sul piano dei lati positivi o negativi, al momento – anche se ciò si cerca continuamente di ometterlo – la bilancia pende in negativo per l’U.E.

Quello che conta adesso, è che si sta predisponendo un nuovo scontro, dei nuovi discrimini politici. E il referendum Brexit ha sancito questa tendenza che si sta aggirando in tutta Europa. Non più destra e sinistra, ma popoli contro élite. Campagne e province contro città. Nazione contro Internazionalizzazione. Generazioni adulte contro generazioni giovani.

E proprio su quest’ultimo punto di “Vecchi contro giovani” bisogna ristabilire un po’ di verità. Già molto è stato detto dello “strappo generazionale” che il Brexit ha sancito in Gran Bretagna. Del sogno di questa Generazione Erasmus tradita dai suoi genitori. Ma più passano le ore e più ci si rende conto che questa è un’incommensurabile menzogna usata a pretesto dalla propaganda europeista. E’ stato detto che la stragrande maggioranza dei giovani britannici ha votato per il remain e gli adulti per il leave. Premessa la dimostrazione con il voto di venerdì di quanto poco attendibili siano questi sondaggi o studi, tali affermazioni vanno nettamente ridimensionate. E a sfatare una distorsione esagerata della realtà, proprio da propaganda, è stato – tra i tanti – un fervente europeista quale è Enrico Letta. L’ex Presidente del Consiglio italiano sulla sua pagina di Twitter ha scritto dei dati molto significativi in relazione allo spacchettamento delle caratteristiche anagrafiche della popolazione britannica che ha votato: «Una chiave per capire voto per Brexit? Tra gli elettori nella fascia 18-24 ha votato solo il 36%, tra quelli sopra i 65 anni ha votato l’83!».

Questo è uno dei tanti esempi – che in queste ore come nelle prossime – stanno smentendo il fantomatico scontro generazionale che avrebbe provocato il Brexit. Dunque solo propaganda buona a ridare respiro alle tesi europeiste ormai in profonda discesa.

Analizzando questo voto però il dato che salta all’occhio, come è già stato scritto sopra, è che le campagne, le province si sono schierate contro le città. Che i lavoratori e i piccoli imprenditori si sono uniti – anche a dispetto dei loro partiti (infatti i laburisti e i conservatori erano per il remain) – contro le grandi industrie e le classi più agiate. E quei famigerati “giovani” proprio tra le grandi città e le classi più agiate si trovano. Sono giovani che vivono le realtà multietniche ed internazionalizzate di Londra, che vestono indumenti all’ultimo grido, che vogliono scoprire tutto il mondo, che non conoscono più le campagne e il sentimento comunitario che in esse ancora vive. Che non hanno più il contatto con la storia della propria terra, che della loro Patria più nulla gli interessa. E infatti questo “disinteresse” è lo stesso che Letta ha dimostrato con i dati. Una generazione in totale scollamento con ciò che le circonda ma che però pensa all’oltreconfine, una generazione che ora si lamenta del ritorno dei confini ma quando si tratta di far valere le proprie posizioni va alle feste, si inebria delle mille luci della società internazionalizzata, e alla fine diserta le urne.

A questa generazione non importa più niente, salvo che lamentarsi sul social network di turno. Di prendersela con i padri dei propri coetanei meno abbienti, perché hanno votato per l’uscita del Regno Unito. Di essere, oltretutto, interni e omologati al dominio culturale che dai suoi altoparlanti grida i messaggi di “Multiculturalismo”, “Multietnicismo”, “Globalizzazione”, “Morte delle patrie”, “Soppressione dei confini nazionali”.

Ai giovani, di tutta l’Europa, questo voto deve rappresentare un focale spunto di riflessione. Quando mai si è vista una gioventù così appiattita, così incline e compiacente del sistema in cui cresce e si trova a vivere. A questa gioventù è stato strappato dal cuore, ucciso nella culla, il fermento ribelle che ha da sempre contraddistinto la gioventù di qualsiasi epoca.

Questo voto è la dimostrazione che – contrariamente a quanto scriveva Francis Fukuyama – la storia non è finita. Che ancora tutto può cambiare, che si possono immaginare nuovi scenari, che al posto di questo mondo si possono creare ancora nuovi mondi: da costruire, in cui crederci, per cui lottare. Quello che abbiamo a vivere è un momento storico, un punto di non ritorno, di fronte al nostro tempo si aprono mille strade al cui termine ci sono mille bivi.

La gioventù è chiamata a partecipare, a portare il proprio contributo. E viva tutto ciò da giovane e non da vecchio. Da giovane andando, se sarà necessario, anche in senso “controcorrente” ai voleri dell’élite, e non schierandosi pedissequamente al fianco delle visioni dominanti. I giovani siano giovani e pensino a costruire un mondo diverso: il vacillare dell’Unione Europea, il sempre più caldo scenario internazionale, può essere una proficua possibilità per il ritorno di una gioventù attiva e originale.

Cara Generazione Erasmus, non farti etichettare. Cara Generazione Erasmus, non averne a male per i tuoi padri, non essere il bastone della vecchiaia di vecchi scenari, costruisci il mondo dei tuoi figli. Cara Generazione Erasmus, torna ad essere giovane. Cara Generazione Erasmus, il mondo può essere cambiato.

Il bio-business della maternità surrogata

E’ nato il figlio di Nichi Vendola e si chiama Tobia Antonio. L’erede del leader gauchista pugliese è venuto alla alla luce grazie alla pratica dell’«utero in affitto» in una clinica del Canada, lì dove la maternità surrogata è cosa legale. Il bimbo è – scrive provocatoriamente Libero, centrando però il punto – «figlio di Nichi Vendola, del suo compagno trentottenne, l’italo canadese Eddy Testa, e di una donna indonesiana con passaporto americano». È evidente che la gauche politically correct esulta per l’evento e, soprattutto, vede nella pratica dell’«utero in affitto» il trionfo dei diritti per tutti, la nuova frontiera della liberazione umana.

A Repubblica, il 18 marzo 2015, l’ex governatore della Puglia aveva dichiarato:

«Uso provocatoriamente questo mio sogno contro la pigrizia della politica sul tema dei diritti civili, che devono essere uguali per tutti e per tutte».

Avere un erede non suonava affatto come un capriccio:

«Appena lascerò l’incarico alla Regione ci penserò. Questo è un pensiero che riposa in un angolo della mia vita e che ho sempre rimandato. Per quanto mi riguarda, ogni volta che leggo di un neonato abbandonato in un cassonetto dell’immondizia vorrei correre a prendermi cura di quella creatura».

Subito sul web sono scattate le reazioni – favorevoli e contrarie – all’evento. Una parte della sinistra politicamente corretta l’ha sempre elogiata. Il femminismo nostrano s’è spaccato a riguardo, fra chi vede in questa una forma di mercificazione dell’essere umano, come l’appello contro «l’utero in affitto» lanciato da “Se non ora quando – Libere”, che ha visto contrapporsi “Se non ora quando – Factory”, che ha pubblicato su Facebook la seguente dichiarazione:

“Se Non Ora quando Factory” si dissocia dall’appello lanciato dal gruppo “Se Non Ora Quando Libere” sotto la sigla “Se Non Ora Quando” contro la Gestazione Per Altri (“Utero in affitto” come viene orrendamente chiamata nell’appello in questione). Pensiamo che il discorso sulla GPA (che comunque in Italia è pratica vietata) sia delicato, e che meriti un confronto libero e aperto. Soprattutto, pensiamo che in questo momento, in cui si sta cercando di far passare la legge sulle unioni civili, prendere posizioni drastiche sulla GPA sia estremamente controproducente (qui, è spiegato bene il perché: https://femministerie.wordpress.com/2015/11/05/maternita-surrogata-le-nostre-domande/). Ci teniamo inoltre a ricordare che Se Non Ora Quando è un movimento composto da varie entità, e un unico gruppo non è rappresentativo della complessità e della ricchezza delle opinioni.”

La branca del femminismo nostrano favorevole a questa pratica (che per loro è orrendo definire “utero in affitto”, come per noi è altrettanto orrendo definirla “progresso”, marxianamente parlando… Ma tant’è!) si giustifica dicendo che essa è inevitabile e che va solo normata:

“La voglia di figli – scrive su Io Donna Isabella Bossi Fedrigotti – è, infatti, istinto irreprimibile, desiderio ancestrale cui difficilmente si è pronti a rinunciare: sappiamo bene, del resto, che i figli possono – purtroppo è obbligatorio specificare “possono” – essere l’unica gioia pura concessa agli umani. E se qualcuno, coppia etero o omosessuale, si avventurasse all’estero dove è concesso quanto è proibito in patria, che farà il giudice chiamato a sancire il reato? Toglierà il bambino ai suoi genitori putativi per restituirlo alla madre naturale che molto probabilmente lo rifiuterebbe? Lo farà finire in un istituto in patria oppure all’estero dal quale proviene? Lo darà in adozione ritenendo una coppia di aspiranti genitori più amorevole, più capace dell’altra? O si accontenterà di una multa? Che la si lasci fare, allora, questa legge (legge Cirinnà, sulle unioni civili, ndr) per mettere un po’ d’ordine là dove l’ordine è, peraltro, difficile, una legge che il più possibile protegga le donne che, per una loro ragione, quasi sempre la povertà, decidono di mettere al mondo un bambino per conto terzi. Una legge che dia loro dei diritti, per esempio quello di cambiare idea anche all’ultimo, a pagamento già effettuato, e di tenersi il piccolo fatto su ordinazione. Che poi è questo il gesto – d’amore – per il quale si è sempre tentati di fare il tifo”.

Una pratica (definita Gpa) comune in vasti settori del movimento Lgbt, come espresso da alcuni suoi opinionisti, che non la vedono come un mezzo per sfruttare una donna, ma come una ‘normalità’. Di contro parti del movimento femminista – e poco ci importa se a dirlo sono le stesse femministe che poi incolpano il genere maschile di ogni nefandezza, ma quando a dirlo sono pure loro, beh, allora forse la cosa allarma i più – hanno avvertito anche in Italia che la maternità surrogata porta inevitabilmente all’aberrazione di sfruttare una povera donna – checché ne dicano lor signori parlando della pratica del “dono”, cioè ‘donare’ per 9 mesi il proprio corpo gratuitamente ad una coppia, etero o gay che sia –, mercificando non solo il suo corpo, ma pure il frutto del suo grembo, considerando questi – un essere umano – come oggetti-merce, come articoli di commercio, una pratica tutt’altro che emancipativa, da noi letta come il trionfo del capitale sulla vita umana, dell’economia sulla dignità che non solo precarizza la vita umana, ma ne pianifica e ne mercifica ogni aspetto, anche il più ‘naturale’.

Insomma, non sono improprie le parole di Karl Marx e Friederich Engels sul Manifesto del partito comunista su

“La borghesia [che] ha strappato il velo di tenero sentimentalismo che avvolgeva i rapporti di famiglia, e li ha ridotti a un semplice rapporto di denari”.

Alt, non è però il caso di generalizzare: se in Italia il movimento Lgbt e vasti settori del femminismo l’appoggiano (non tutti, il che significa che forse anche all’interno del femminismo vi sono visioni diverse nel percepire tali fenomeni) non è così dovunque: il 1º febbraio 2016, nella vicina Francia, l’Assemblea nazionale di Parigi – il parlamento –, dopo un convegno organizzato da tre associazioni di sinistra (CoRP, Collectif pour le Respect de la Personne, la CADAC, Coordination pour le Droit à l’Avortement et à la Contraception e la CLF, Coordination Lesbienne en France), sostenuto dalla vicepresidente socialista dell’Assemblea, Laurence Dumont, a cui hanno aderito anche gruppi della galassia femminista e comunista, ha firmato la «carta per l’abolizione universale della maternità surrogata». Quest’ultima ha dichiarato:

“Questo tema in molti paesi divide la sinistra, eppure noi lottiamo contro la Gpa proprio in nome dei più profondi valori della sinistra europea”. L’obiettivo è fare il punto della situazione “del mercato mondiale delle donne e dei neonati” e invitare gli Stati a combattere “una pratica alienante per la persona umana, fonte di disuguaglianza di genere e di sfruttamento”.

Intervistate dal periodico Ouest France il 1º febbraio, spiegando perché hanno organizzato l’Assise citata, la Dumond e Silvyane Agacinski, la presidente del CoRP, hanno detto:

“Ci appelliamo alla responsabilità della Francia e di tutti gli altri Stati perché si oppongano a qualsiasi forma di legalizzazione della Gpa sul piano nazionale e agiscano sul piano internazionale con tutti gli strumenti giuridici che possano portare all’abolizione della Gpa. Il progetto può sembrare ambizioso, ma non c’è altro modo per evitare che le coppie vadano all’estero per questa pratica”, ha detto Laurence Dumont.

Agacinski ha spiegato:

“Nonostante le prese di posizione contrarie e molto chiare di tutte le autorità in materia, le lobby delle industrie biotecnologche esercitano una pressione tremenda. Dalla California alla Russia la procreazione medicalmente assistita rappresenta un grosso affare economico. Le agenzie comprano e vendono ovociti e spermatozoi, ma quello che più manca alla loro catena di produzione è la disponibilità del ventre femminile. E allora si rivolgono a donne molto fragili, reclutate su un grande mercato che possiamo qualificare come neocoloniale”.

La filosofa femminista Sylviane Agacinski (moglie dell’ex premier del Parti socialiste Lionel Jospin), tra le prime a prendere la parola, riassume così l’iniziativa:

«Impedire che, come la prostituzione, anche la pratica dell’utero in affitto trasformi le donne in prestatrici di un servizio: sessuale, o materno. Il corpo delle donne deve essere riconosciuto come un bene indisponibile per l’uso pubblico. La madre surrogata non è forse madre genetica ma è senza dubbio anche lei una madre biologica, tenuto conto degli scambi biologici che avvengono per nove mesi tra la madre e il feto. Il bambino in questo modo diventa un bene su ordinazione, dotato di un valore di mercato».

La geografa indiana Sheela Saravanan – dato che lì la pratica è ultra praticata a fini non di “love”, ma per soldi – ha parlato della dimensione «colonialista» del ricorso alle madri surrogate nei Paesi emergenti: coppie ricche – etero e/o gay – del Nord del mondo sfruttano le sacche di povertà del Sud «per esercitare un inesistente diritto al bambino». Anche per questo i promotori insistono sulla necessità che l’abolizione sia prima europea poi universale: inutile vietare la maternità surrogata in un Paese, se è possibile accedervi in un altro. Contro la maternità surrogata a cui ha fatto ricorso Vendola ha tuonato il Parlamento europeo, col Primo Ministro francese Manuel Valls, di sinistra, che ha detto che tale legge non passerà mai, anche se nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha adottato una risoluzione che impone alla Francia di iscrivere all’anagrafe i bambini nati all’estero da un utero in affitto, senza alcuna protesta o ricorso da parte delle autorità d’Oltralpe, il tutto con la Corte d’Europa che sta studiando la pratica di una delle parlamentari europee favorevoli alla maternità surrogata, Petra de Sutter che – riportava a inizio febbraio L’Huffington Post – è eletta nelle liste dei Verdi, primaria di ginecologia a Gand, fra i pochissimi parlamentari apertamente transgender di tutta Europa – al fianco di Vladimir Luxuria, eletta nelle liste del Prc –, che propone la legalizzazione della Gpa (la maternità surrogata), avendovi fatto ricorso nella sua attività professionale, dato che in Belgio la pratica non è vietata. E scatta pure il ‘conflitto d’interessi’ che sa di lobbismo: infatti, molti esponenti della sinistra franco-belga, delle varie associazioni femministe anti-Gpa e organizzazioni per i diritti dell’uomo hanno sostenuto che la de Sutter «lavora pure con la clinica indiana ‘Seeds of innocence’, dove le maternità surrogata è assolutamente commerciale», e «garantisce ai suoi clienti che le madri surrogate non figurino sull’atto di nascita del bambino e che consegnino il bambino alla nascita», spiega un comunicato dell’associazione femminista di Sylviane Agacinski, accennando al fatto che che le lobby delle industrie farmaceutiche e delle agenzie di materiale genetico e uteri in affitto infiltrino il Consiglio d’Europa promuovendo l’idea che la Gpa sia invece “altruista”, un segno di “generosità”. Detto da associazioni apertamente di sinistra e progressiste, non da gruppi catto-reazionari o legati al Front national e alla ‘fascisteria’ franco-belga!

Diversa, invece, la posizione di un altro esponente dell’ecologismo europeo, l’eurodeputato José Bové (uno dei vati del movimento noglobal, ex leader della Confédération paysanne e altermondista di ferro, eletto nella lista Europe Écologie), il quale ha chiesto che, dopo il Parlamento di Strasburgo, anche la Commissione debba prender posizione in merito con un regolamento. E ha attaccato gli oppositori all’adozione degli omosessuali:

«Insistere sul fatto che ogni bambino debba avere un padre e una madre ne fa gli alleati oggettivi della maternità surrogata».

In un’altra occasione ha detto che «Nessuno ha diritto a un figlio». Anzi, per José Bové, da sempre impegnato contro le multinazionali del cibo e le industrie farmaceutiche, è la stessa idea di «diritto al figlio» a essere ambigua. «Désir d’enfant n’est pas droit à l’enfant»: il desiderio di avere un figlio, non fonda alcun “diritto” ad avere un figlio. Soprattutto se questo figlio è letteralmente oggetto di un traffico internazionale che preme per la legalizzazione di tale schiavismo 2.0, e che coinvolge madri povere e disperate che cedono il proprio corpo per poche centinaia di dollari a cliniche indiane o ucraine che, preventivamente, collocano la loro merce sul mercato con tanto di listini dei prezzi. Come il mercato degli schiavi ne La capanna dello zio Tom, solo che gli oggetti – selezionati a tavolino – non sono ancora nati! Che si tratti di un mercato è un dato di fatto, non una supposizione o il frutto del parto della mente di un “complottista”: basta scorrere il listino prezzi, i desiderata, sfogliare la complessa contrattualistica che vincola le madri naturali al silenzio per capire quello che c’è dietro. Mettendo su Google le parole-chiave “maternità surrogata costi”, appare il sito dell’Agency of Surrogacy Solution, che ci da subito informazioni a riguardo, che sottolinea che

“… è difficile stimare esattamente quanto un viaggio surrogata costa. Ogni caso e lo scenario è diverso. La nostra filosofia è che “si prevede per il peggio e sperare per il meglio.” Le complicazioni sorgono in alcune gravidanze, mentre altri sono beatamente senza incidenti. Alcune persone hanno bisogno donatrici di ovuli, mentre altri non lo fanno. Alcuni IP hanno congelato gli embrioni e quindi avranno costi più bassi di fecondazione in vitro. Sulla base della nostra esperienza personale in questo settore, anticipiamo la gamma sia da $75,000 a $150,000 (che sarebbe il peggiore dei casi con spese massime prevedibili.). L’importo medio speso è $80,000 – $115,000 (per i clienti domestici) quando si inizia con un ciclo di IVF fresco con embrioni non-donatori. Vanno cicli di uova da donatori $120,000 – $150,000. Clienti internazionali che hanno bisogno di un’assicurazione nascita di post dovrebbero anticipare il pagamento di un ulteriore $30,000 o più per l’assicurazione post-parto e costi. Di nuovo, non ci sono garanzie, ma cerchiamo sempre di fare del nostro meglio per tenere i costi sotto controllo, badando che il surrogato riceve indennità e ai rimborsi che merita”.

Prezzi tutt’altro che proletari. Il che rende ipocrita parlare di ‘dono’ e citare a riguardo il singolo caso avvenuto nel tal paese per paventare la possibilità che dietro tale pratica possa esser gratuita! E’ paragonabile a chi cita il singolo caso del datore di lavoro buono che versa lacrime per il licenziamento di sottoposti per mettere così in soffitta la critica del sistema in cui essi interagiscono… Bové è anche tra i firmatari dell’appello #stopsurrogacy, nato dalla presa di parola di molti laici di sinistra, che hanno deciso di dire no, senza rinunciare al proprio essere laici e di sinistra. La maternità surrogata, ha dichiarato Bové al quotidiano Avvenire il 21 maggio 2015 «rappresenta la forma di strumentalizzazione della donna più insopportabile che ci sia. (…) C’è gente che affronta il dibattito sull’allargamento dei diritti per tutte le forme di relazione eterosessuale e omosessuale e che argomenta a favore dell’estensione di questi diritti personali inserendovi anche il “diritto al figlio”». Bové individua in tutto questo la logica che legherebbe la libera determinazione e la scelta di una persona – vivere con o amare una persona dello stesso sesso e non solo – a un’indebita estensione sul figlio. Non esiste diritto al figlio, non può esistere, ma dentro questa logica entrano in gioco molte questioni. Una su tutte il presente e il futuro del bio-business. Proprio per questa ragione, l’estensione di questo pseudo-diritto può consentire alle «tecnologie di costruire realtà che stravolgono il nostro rapporto con la vita».

Perciò, senza tirare in ballo fasulli e fantomatici complotti orditi da illuminati, confraternite segrete o dai rettiliani per controllarci e omologare l’umano in nome del “Nuovo Ordine Mondiale”, tematica portata avanti dai soliti reazionari, è il caso invece di fare un’analisi seria, ‘materialista’ e logica, che ci fa capire che chi vuole sdoganare questa aberrazione sono le arcinote multinazionali farmaceutiche che vogliono, in nome del profitto, spingere sempre più in là le varie ricerche atte a manipolare l’uomo, condizionando il Consiglio d’Europa e, grazie al possesso di azioni dei vari organi di informazione, sdoganare nell’opinione pubblica l’idea che manipolare l’essere umano sia normale, che sia progresso… Siamo di fronte ad una nuova fase del turbocapitalismo, che dopo aver creato l’uomo consumatore, ora lo mercifica ulteriormente. E’ una opinione che si sta consolidando, e che trova riscontro anche nei dati di mercato, che il capitalismo finanziario cerchi nuovi sbocchi di mercato ancora intonsi, sui quali ritagliarsi nuovi spazi. E l’eugenetica è questa ‘new frontiers’. La posta in gioco, descritta da Riccardo Achilli, è tetra:

“Si tratta di reingegnerizzare completamente l’uomo, fin nei suoi più reconditi spazi di umanità, ed in questo viene in soccorso, strombazzando, l’industria privata della genomica. La posta in gioco è sintetizzata da Steven Pinker, che, baldanzoso, annuncia che “il 2008 ha visto l’introduzione di una genomica diretta al consumatore”. Ecco: non vi piacete più? Siete poco assertivi, timidi, oppure avete il naso troppo lungo? Una risistemata al vostro DNA e vi rifacciamo nuovi! Eccheggiano le parole tetre di Francis Fukuyama, il genio che ha previsto la “fine della storia”: secondo lui, i tentativi di realizzare una razza umana “nuova e perfetta” (sulla base di quali parametri etici, psicologici, culturali non è dato sapere) saranno finalmente realizzati dalla genetica. Sullo sfondo, si intravede il mondo da incubo di Aldous Huxley, in cui una élite irraggiungibile, invisibile e chiusa di coordinatori, unici depositari della memoria storica e del progetto sociale complessivo, realizza, con gli strumenti dell’eugenetica (Huxley scrive prima della scoperta del DNA, avvenuta definitivamente solo nel 1953) un mondo in cui ogni singolo essere umano, sin dalla nascita, è programmato in vista di un inserimento predeterminato nella società. Dove il libero arbitrio, persino il concetto di destino individuale, vengono completamente svuotati di senso, da una ingegneria genetica che diviene ingegneria sociale”.

Il tutto dentro la vecchia logica del profitto capitalista, che si adegua al ‘nuovo’. Quindi, dietro la facciata ‘arcobaleno’ e radical-chic riguardante la retorica del riconoscimento di diritti per le coppie omosessuali (riconoscimento che, detto per inciso, nulla c’entra con la questione della maternità surrogata, praticata indistintamente da etero e gay), tale pratica presenta invece i tratti non solo di un bio-business molto redditizio dietro cui ci sono interessi multimiliardari, ma il nuovo sbocco di un turbocapitalismo totalitario in parvenza di libertà (di comprare, ma solo se hai i soldi, sennò rimani lo sfigato di sempre… e qui la questione di classe rimane sempre attuale) che vuole creare il consumatore. E Nichi vendola – che ha gettato alle ortiche le idee marxiane per una gauche caviale & champagne – pare non averlo capito. Pare, s’intende…

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1) http://www.iodonna.it/attualita/famiglie/2016/02/01/utero-in-affitto-favorevoli-e-contrari/?refresh_ce-cp

2) Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/05/utero-in-affito-ecco-perche-non-e-sfruttamento-della-donna/2280367/

3) Cfr. http://www.huffingtonpost.it/2016/02/01/parigi-convegno-maternita_n_9131554.html

4) Agency for Surrogacy Solution, Costi previsti, in https://www.surrogacysolutionsinc.com/it/aspiranti-genitori/anticipated-costs/, Url consultato il 28 febbraio 2016

5) http://www.uominibeta.org/contributi/vita-dna-ricerca-scientifica-e-dignita-delluomo/