L’AGONIA DI UNA SPECIE Di Claudio Modola

battaglia

 

Isola di Manda

Arcipelago di Lamu, Africa Orientale.

Confederatio

Avremmo potuto comprendere  la fine delle ideologie , ma immaginare la morte delle idee , e’ stato un processo che ci ha lasciato quasi spezzati sul terreno di una battaglia intergenerazionale che durava da oltre mezzo secolo e nella quale , gli uomini del mio tempo , nati troppo presto per il 68 e fatalmente tardi per lo scontro mortale per l’Europa.

Si tratto’ forse  di una intuizione quasi subliminale allo spettacolo terrorizzante di un pianeta entrato a corpo morto in una nuova quanto squallida era , la quale , non avrebbe fattocome abbiamo malauguratamente constatato prigionieri.

I “Padroni del mondo” hanno avuto tempo e generosi  mezzi per  pianificare una conquista che prima che Economica doveva raggiungere il livello piu’ profondo di una precisa categoria d’ uomini, nati geneticamente liberi e ribelli per scelta . Era necessario smantellare la sacralita’ della memoria , i codici comportamentali , l’architettura di convinzioni tramandate per venti secoli e quel senso caldo e prezioso di appartenenza. Lo stesso che aveva consentito la conquista , la difesa , il sogno , il sacrificio e la trasmissione.

Ora , la paura dei superstiti  pensanti e’ quella che gli ultimi barlumi di quello che eravamo , si spenga con noi , che le passioni ideali , le visioni superiori entrino malamente se non del tutto nella memoria di una intelligenza artificiale come dato storico marginale , fabbricato con la materia gelida deelle date , delle ore , delle cronache veloci  che spiegano fatti ma non ne rammentano il senso intimo , cioe’ l’unico che veramente conta. e che per esistere , ha bisogno di carne, sangue, fuoco, memoria e commozione. Nel macero potrebbero  finire aspetti essenziali , cioe’ la cultura di una determinata tipologia di essere umano.

In fondo  si tratta di una scrittura in ordine di tempo , dedicata ad un secolo bruciato in velocita’ dall’era dell’iper tecnologia , nella quale , i rapporti basilari , il sistema di comunicazione interpersonale , i parametri produttivi e di consumo , gli equilibri geostrategici , sono stati chirurgicamente sconvolti da una Velocita/Mito , da una diffusione pazza dell’accesso all’informazione che ovunque raggiunge e ovunque viene appena sfiorata senza piu’ la profondita’ necessaria per realmente comprenderlae a con finalita’ che sfuggono ad una umanita’ ancora legata al 900.

Siamo stati strappati da teritorialita’ precise , da appartenenze antiche , travolti iiin tempi recenti da un’onda umana miserabile e inevitabilmente invasiva spinta da bisogno primitivi , da strategie inimmaginabili e coadiuvati forzosamente da una innaturale interpretazione del bene e del male e della loro applicazione come “pensiero unico” in una realta’ malsana che nutre una furia non innovatrice ma distruttrice , fino a diventare abuso e crudelta’ conclamata

Un senso di colpa diffuso , storicamente inspiegabile, falso, genera assurdamente la convinzione convenientemente “Riparatrice” di una supremazia morale e logica dell’Ordine Democratico Globale. Convinzione imposta capillarmente e supportata dalla potenza di fuoco di titani economici che prima hanno digitalizzato l’esistenza del mondo e ora pianificano un conflitto Cybernetico per garantirsi un potere assoluto.

E’ cosi’ anche i conflitti “venduti” come scontri a movente religioso , possono essere interpretati quali legittime resistenze di Popolo contro la colonizzazione planetaria del Nuovo Ordine. Resistenze incapaci di comprendere che l’elemento razziale non puo’ amalgamare altri oppressi al profilo dell’oppressore e che lo scontro, per avere qualche forse remota  chance di successo deve trasformarsi in qualcosa di assai piu selettivo , intelligente , tattico e che possa individuare un dato vitale : ” Non si tratta di minare e auspicabilmente abbattere il Moloch Statunitense come neo oppressore ma contrastare ormai altre potenze mosse dall’identica spinta di conquista della materia e delle anime.”

Speranza? E’ un termine impegnativo , sopratutto quando si fronteggia nemici realmente spietati e di tremenda potenza  i quali ormai vivono , respirano , si nutrono  nella mente stessa  di miliardi .

Miliardi che pare siano ipnoticamente e irrimediabilmente convinti  che questa esistenza da pollame di batteria e che pare accettino con bovina rassegnazione, uno stato di costante infelicita’ quale condizione ineluttabile da risolvere farmacologicamente o in un centro Commerciale, sia l’unica possibile.

Eppure  , in modo ciclico , apparentemente insignificanti fenomeni di pensiero e azione  hanno rappresentato l’iinnesco di incontrollabili incendi tra l’erba secca della storia . L’emulazione e’ arma potente e il senso della giustizia , del diritto inalienabile , potrebbero ancora scavare nellaormai patologica  indifferenza di massa , sopratutto qualora l’ingordigia del sistema supera quella soglia esilissima oltre la quale , , il perdente , il marginale , il diseredato , il fedele a se stesso si trasforma in giudice e boia , equipaggiato di un diritto terribile che supera il piano delle leggi di Dio e degli Uomini.

Ecco , l’opzione del sangue sfortunatamente si materializza in una visione possibile di rivolta che sarebbe in gran parte animalesca e per altra  parte , civilmente giustificabile.

Esisterebbe poi un margine elitario di coscienza che a mio parere dovrebbe pilotare la reazione a catena della “Guerra” (E altro non si puo’ chiamarla) , contro i Signori del Mondo.

Se quella esilissima aristocrazia umana dovesse nel processo soccombere , si tratterebbe della fase fatale di una agonia della civilta’ non solo occidentale e dell’UOMO al quale ci riferiamo e che certamente in molti si auspicano , come parte di un misterioso istinto suicidario di massa o di genetica inclinazione alla resa.

Si tratta di un “Trend” permanente ? No di certo. E’ probabile infatti che in un futuro per noi lontano  il genere umano riscopra ‘Codici” sepolti da secoli eppure geneticamente radicati nella pulviscolare sostanza intima del proprio essere, oppure , molto piu’ semplicemente , perche’ le dinamiche del nostro essere animali sociali , non puo’ che condurre ad una rivolta fisiologica legata alla labile traccia di una cultura del fuoco  che non vuole morire.

A chiunque viva angosciosamente questo tempo, nonostante la morte degli ideali ai quali si accennava di sopra , spetterebbe il compito di proteggere una minuscola fiamma al centro di una tempesta, se non altro perche’ sogno e volonta’ non appartengo mai e da sempre agli indifferenti.

 

 

Immigrazione: se l’Italia è sola, allora agisca anche da sola!

sbarchi-di-immigrati-clandestini-a-lampedusa

di Federico Pulcinelli tratto da http://www.ereticamente.net/

L’emergenza immigrazione sta assumendo derive sempre più gravi. Di giorno in giorno aumentano senza sosta sbarchi, sconfinamenti, arrivi di immigrati da ogni dove. Con essi accrescono anche le tante tragedie a cui si assiste con orrore: dagli infiniti morti nel Mediterraneo ai recenti 40 migranti morti soffocati all’interno di un camion mentre tentavano di attraversare l’Austria.

Un’ecatombe in cui l’Italia è lasciata completamente sola.

Inutili si sono dimostrati fino ora qualsiasi programma di monitoraggio del Mediterraneo con navi della marina militare italiana. Anzi le tanto decantate operazioni marine, sono divenute nulla più che un semplice “mezzo di trasporto” ulteriore per tutti quei individui che partono dalle coste libiche.

Intanto in Italia il progetto di accoglienza dei migranti sta fallendo miseramente. Un’accoglienza mal gestita dove i centri allestiti per questi allogeni sono ormai allo stremo per una capienza vertiginosamente elevata rispetto alle reali possibilità di spazio. Lo smistamento indiscriminato dello Stato ad opera dei prefetti che va soprattutto a riversarsi in zone già difficili del territorio nazionale e che creano, logicamente, tensione tra gli abitanti e gli stranieri. Uno smistamento che viene anche effettuato in strutture il cui utilizzo poteva essere indirizzato ai fini abitativi per le innumerevoli famiglie italiane in precarie condizioni economiche, ma le tante strutture, condomini, aree urbane costruite dallo Stato Italiano, invece che servire per i cittadini, dello Stato Italiano!, vengono assegnati ai migranti. Qui ci si infilano i molti “facili guadagni” per la gestione delle strutture di accoglienza, che riscuotono le numerose cooperative, associazioni, di varia estrazione, con una rappresentanza maggiore quelle storicamente collegate ad ambienti di sinistra o centrosinistra e quelle ecclesiastiche. Guadagni che finiscono anche per sfociare in scandali giudiziari come quello di “Mafia Capitale” e che dimostrano una delle facce maggiormente reprobe, ma più sottaciute, di tutta questa infinita storia: ovvero che l’immigrazione è anche un business altamente remunerativo per chi lo sa ben sfruttare. Non tralasciando le tristi immagini di agenti di polizia e delle forze dell’ordine, utilizzati come “guardia bianca”, scudi innanzi e manganelli in mano, contro le tante manifestazioni di protesta dei cittadini e messi a presidio di difesa nei luoghi utilizzati per il soggiorno degli stranieri.

L’Unione Europea ha atteggiamenti che potrebbero essere facilmente definiti “ridicoli”. Parla per bocca dei suoi alti rappresentati, convoca vertici su vertici, come il prossimo che si terrà il 14 settembre. Parla, parla, promette, ma insomma parla quanto non realizza nulla. Le famose quote di ridistribuzione dei migranti in tutti gli Stati dell’U.E., rimangono solo nella natura astratta della proposta, perché si afferma che per realizzare queste quote, si deve prima effettuare il riconoscimento dei stranieri, ma ciò è competenza del primo Stato Comunitario in cui il soggetto extracomunitario è giunto, così come è scritto nel Trattato di Dublino. L’Italia, dunque, per il momento si tiene tutti gli immigrati sbarcati sul suo suolo. In tanto ai confini italiani con Francia e Austria si ripristinano le frontiere, con tanti saluti all’Europa aperta e della libera circolazione delle genti. Ma l’aspetto più esilarante è che l’accusa di ripristino delle frontiere abolite viene poi rimbalzata da questi stessi Stati verso l’Inghilterra, colpevole del fatto di non voler assistere alle stesse scene che accadono ora in Italia, ora in Grecia, ora in Serbia. L’Inghilterra, però, si è spinta ancora più in là, con la recente proposta del Ministro degli Interni inglese, Theresa May, che asserisce la volontà di voler chiudere il Regno di sua Maestà Britannica anche a quei molti cittadini U.E. sprovvisti di lavoro, questo per difendere i cittadini inglesi da una concorrenza straniera ormai troppo forte nell’Oltremanica. Ciò ha fatto andare su tutte le furie i vertici dell’U.E., che per ritornare agli aiuti richiesti dall’Italia, gli altri Capi di Stato Europei si sono semplicemente prodigati nel mandare navi militari a sostengo della marina militare italiana nel monitoraggio e recupero dei migranti. Naturalmente lasciando in territorio italiano i migranti recuperati. Ovvero danno una mano all’Italia a riempirsi ulteriormente di allogeni.

Di presidio militare delle coste libiche non se ne parla. Serve il previo permesso del Governo Libico. Ma in Libia al momento ci sono due Governi, litigiosi l’uno con l’altro, ma concordi nel non volere delle forze militari straniere nel proprio territorio. Altrimenti, viene fatto notare, che qualsiasi intervento militare privo di permesso, sarebbe equiparabile ad una vera e propria dichiarazione di guerra.

In tutto questo si capisce che l’Italia è sola!

Le quote di ridistribuzione ne vari Paesi U.E. non verranno mai concretizzate seriamente. Troppe sono le ragioni e le spinte contrarie. Ma si può credere sul serio che Nazioni come la Francia, l’Inghilterra, la Germania e vari Stati del nord Europa, con la “grossa bomba immigratoria” che sta esplodendo nei loro territori, a causa di anni ed anni di grossolane politiche multiculturali, vadano a peggiorare in modo esponenziale questa situazione albergando i nuovi allogeni che fuggono dall’Africa? E’ inutile rifarsi ai valori comunitari che hanno costituito l’Unione Europea, per tentare di richiamare l’attenzione e far passare il messaggio che questo è un problema europeo e non della sola Italia. E’ inutile rivolgersi alla “padrona” dell’U.E., la Germania, per imporre un “pugno di ferro” su tutti gli Stati membri per l’esodo migratorio. Perché la verità è solo una: la prima a non volere i migranti è la Germania! Con un continente, quello Africano, che sta spingendo per trovare la sua nuova “Eldorado” di nome Germania, e che utilizza le terre come l’Italia, la Grecia, la Serbia, l’Ungheria, come mero passaggio, lo Stato della signora Merkel è il primo a mettere i così detti “bastoni tra le ruote” a qualsivoglia progetto di ridistribuzione che vada a minare la sua integrità. Questa è la realtà e il non volerla vedere sta solo ridicolizzando l’Italia intera su tutta la scena internazionale. Chiedere la modifica dei trattati, come “Dublino”, è anche quello inutile, gli altri stati U.E. non lo permettono per i motivi sopracitati.

Allora se l’Italia è sola, agisca anche da sola!

Ormai anche i più pervicaci hanno compreso che l’unico modo affinché i migranti non partano, è fermali nel luogo di partenza. Un presidio militare delle coste, soprattutto libiche, di partenza dei famigerati “barconi”, con mezzi sia per il mare che per la terra. Si! Un occupazione militare di quelle zone: questo è l’unico modo serio d’arresto dell’esodo. Con metodi d’ingaggio e con una strategia di contenimento dei flussi di persone nel lungo periodo tutta da studiare, ma dalla soluzione militare non si “scappa”. L’O.N.U. avverte che non si può fare? Che ciò sarebbe una violazione del diritto internazionale? Che questo equivarrebbe ad una dichiarazione di guerra? L’O.N.U. avverte questo? Allora bisogna avere la forza di fregarsene!

Il caso libico che ha poi posto le basi per questa immigrazione senza fine, va visto da lontano munendosi del “lungo cannocchiale della storia”. Chi ha voluto la morte di Gheddafi? Chi ha distrutto un Paese florido e ha fatto saltare così il blocco che la Libia poneva a tutta l’immigrazione proveniente dal centro Africa? Quale nazione ha perso enormi interessi da queste famigerate “Primavere Arabe”, che hanno colpito anche la Libia? I quesiti sono presto risolti. Gheddafi è stato ucciso per dei interessi geopolitici e geoeconomici che hanno i loro mandanti in particolar modo a Parigi e a Londra. Il possibile primato dell’Italia nel Mediterraneo con il suo partenariato ufficiale con la Libia, faceva troppo gola all’Inghilterra, che considera da sempre il Mediterraneo “il lago di casa”, e alla Francia. Una distruzione del regime politico che era in Libia ed un sostegno militare agli oppositori, aveva fatto credere ai politici inglesi e francesi che c’era tutto di guadagnato in un nuovo corso nello Stato Libico. Mentre l’Italia sarebbe rimasta “attaccata al palo”, rea del sostegno al vecchio Rais Libico. La cosa, però, è sfuggita di mano anche ai “cupidi” cugini d’oltralpe e ai sudditi della Regina Elisabetta II. Ed ora dal disastro libico non ci guadagna nessuno. Ma a perderci di sicuro, come si sarà già capito, è stata l’Italia. Allora che ne conviene allo Stato Italiano fare il “corretto”? Il bravo scolaro, che se anche i suoi compagni di classe lo sbeffeggiano e lo umiliano, lui impassibile rimane fermo nell’attesa che la distratta maestra si accorga della sua ascetica correttezza ed intervenga in suo soccorso. Che ne conviene all’Italia richiamarsi alle leggi internazionali, all’intervento dell’U.E., quando tutti operano solo in direzione dei propri interessi calpestando, palesemente, anche quelli italiani?

Bisogna fregarsene! Necessita un sano scatto di orgoglio nazionale!

Il diritto internazionale non permette un operazione militare senza consenso O.N.U. o del Governo Libico? Non importa! Quanto sta accadendo in questi tempi ha dello straordinario e bisogna essere celeri e se vi è qualcosa che ostacola una veloce azione dirimente, allora deve essere scansato. Tenendo conto, tra l’altro, che il diritto internazionale viene agitato ed eluso a seconda dei casi. Infatti per bombardare la Libia di Gheddafi, gli aerei carichi di bombe erano già in volo prima di qualsiasi “permesso”. Questa è la verità della storia! E se vale per gli altri questo atteggiamento arbitrario, allora vale anche per l’Italia.

Certo sarebbe consigliabile un intervento sostenuto da più Paesi. Ma se ciò non accade, allora deve l’Italia prendere le redini della situazione. Non per dimostrare di essere un “Paese forte”, ma un “Paese normale”. Perché pochi Paesi “normali”, degni di questo aggettivo, si sarebbero fatti vilipendere nel modo che spetta tristemente oggi all’Italia.

Il Mediterraneo è un interesse italiano, e spetta all’Italia salvaguardarlo, soprattutto!

Agisca e poi spetterà alla storia giudicare il suo comportamento e quello inerte degli altri Paesi.

Agisca anche per ritornare protagonista, agisca anche per ritrovare una propria forza nel contesto europeo e mondiale.

L’Italia è sola? Allora agisca anche da sola. Perché l’inerzia e la oltremodo correttezza, rischiano di essere la sua lapide.

Hanno già sfondato le porte di casa nostra

africanifuga

A cura di Maurizio Rossi & EreticaMente

“La strategia mondialista emerge prepotentemente e con tutta la sua forza con l’allarmante fenomeno dell’esodo “biblico” delle genti extraeuropee verso il nostro Continente.

Un’impressionante ondata migratoria terzo-mondista la cui definizione ormai semplicistica di ‘”immigrazione” ci suona patetica e ipocrita alla luce della constatabile dimensione degli spostamenti continui di popolazione proveniente dal Nord Africa, dall’Africa nera e dal Medio ed Estremo Oriente: è una autentica alluvione migratoria.

Inoltre, soffermandoci esclusivamente sulla valutazione quantitativa e strettamente numerica che caratterizzerebbe l’ampiezza e la portata del fenomeno, risulterebbe puntuale, logico e maggiormente calzante esprimersi con il termine crudo di INVASIONE.

Una gigantesca invasione multietnica!

D’altronde, lo stesso concetto di «invasione», come era già stato fatto notare in precedenza da numerosi studiosi e analisti del fenomeno, non vuole significare altro che l’ingresso di uno o più popoli nel territorio di un’altra nazione, senza che quest’ultima possa minimamente opporsi ad un tale spostamento.

Pertanto questa immigrazione cospicua, inarrestabile e incontrollata, che l’intera Europa sta subendo, cosa altro può essere se non una autentica invasione delle nostre terre, visto che si presenta in maniera così vasta, metodica e capillare?

Una «invasione» ben particolare visto che ha potuto, purtroppo, vantare numerosi sponsors tra coloro che, all’insegna di una non ben chiara, ma certamente deleteria, “cultura della solidarietà e dell’accoglienza” richiedono a gran voce esclusivamente maggiori garanzie e tutele a beneficio degli extracomunitari, per non parlare poi di chi apertamente si è fatto portabandiera di allarmanti proposte che ci parlano di una auspicabile assimilazione totale e indiscriminata degli stranieri.

Circostanza che spalancherà la porta al fenomeno ancor più drammatico di una «immigrazione di popolamento», ovvero di una graduale sostituzione etnica della nostra popolazione, dell’intera popolazione europea.

Una costante e irreversibile sostituzione etnica. Che potrebbe giungere addirittura ad una progressiva africanizzazione dell’Italia.

Gli stessi interessati inviti per una rapida riforma del riconoscimento della cittadinanza mediante l’adozione del principio dello Ius Soli, al posto del più giusto e corretto Ius Sanguinis, sarebbero propedeutici per una mutazione volta in tal senso.

Sarebbe forse pensabile una Europa senza europei, un’Italia senza italiani? Non lo crediamo e non lo vogliamo, ma a questa deriva stanno lavorando gli sradicati fautori della globalizzazione multirazziale con la precisa intenzione di annientare le nostre specificità nel calderone di una massa magmatica mondializzata.”

λ λ λ

 

“Pertanto, il porsi in termini conflittuali sul tema drammatico dell’immigrazione e su tutto ciò che ne conseguirebbe altro non significherebbe che reinserire il nodo centrale del riconoscimento del diritto-dovere all’appartenenza nazionale, culturale, spirituale e popolare nel cuore stesso del conflitto politico riaffermando — attraverso l’adozione decisa e severa di una specifica Visione politico-spirituale identitaria, nazionalpopolare e comunitaria, l’unica strada percorribile per uscire dal deserto dell’attuale società liberale indifferenziata — l’intima forma della nostra preziosa e speculare identità etnica, sociale, popolare e spirituale, opponendosi così al Cosmopolitismo apolide e oligarchico che vorrebbe piegare i popoli europei alla fatale logica del melting-pot e delle cosiddette nuove cittadinanze e restituendo al nostro popolo il senso e il significato di una comune e speciale Origine radicata in una memoria arcaica e ancestrale.

Solamente una tale e ricca Visione del mondo e della vita potrà farsi garante e promotrice della salute e dell’integrità di una Comunità nazionale e popolare definita esclusivamente sulla base dello Ius Sanguinis, ovvero nel riconoscimento del criterio di una specifica vicinanza etnica, bio-psichica, fisiologica e spirituale dei suoi appartenenti.

L’unico criterio possibile.

Una Comunità organica di popolo composta da uomini e donne aventi origini etniche, culturali, tradizioni e aspirazioni condivise, che sia in grado di dare un superiore significato al senso di appartenenza e assurgere appieno nel ruolo di promotrice di processi innovatori capaci di incidere in profondità nel tessuto sociale e di rivoluzionarne il contesto, rendendosi così di nuovo protagonista delle grandi trasformazioni collettive e soprattutto fulcro per la proiezione di un progetto comune capace di mobilitare la totalità del popolo contro le derive della globalizzazione cosmopolita.”

tratto da Ereticamente

Il Problema dell’Immigrazione visto da una ragazza Russa

rivolta_immigrati_lampedusa_N4

di Irina Osipova

Capisco la mafia, gli scafisti, i politici che con i clandestini si fanno degli affari, ma la gente che politicamente si impegna soltanto andando al voto come fa non capire che l’immigrazione va regolata per il bene del futuro dei loro stessi figli, e che il fenomeno clandestino comporta dei rischi per la pubblica sicurezza?

Secondo i calcoli dei ricercatori russi il tasso di natalità dei nativi europei è circa 8 volte minore rispetto alla nalalità degli immigrati extraeuropei, i quali spesso sono anche portatori della fede e cultura diversa rispetto a quella originaria del paese ospitante.

Mettendo insieme i pezzi e proiettando la situazione al futuro diventa chiaro che tutto ciò va a destabilizzare gli equilibri sociali. In particolare i rapporti tra nativi/migranti, cristiani/mussulmani, lavoratori/viventi di sussidi, extraeuropei portatori di culture diverse/europei sta mutando quotidianamente. E tra soli 10-20 anni?

Un conto è la Russia, che, ad esempio, ha una storia milenaria di convivenza tra popoli e culture diverse – ciascuna però legata al proprio territorio d’origine… Un’altro conto è quando l’Europa viene colpita a macchia di leopardo e in un breve periodo di tempo dalle ondate immigratorie – portatori di indentità culturali diverse che si vanno ad insediare nel nostro continente, pretendendo nuovi diritti, sussidi, alloggi e altro senza contribuire al benessere e allo sviluppo dell’Europa.

Questo fenomeno è lontano dal poter essere definito flusso di risorse. Si tratta di un flusso di problemi da risolvere quotidianamente. Gli immigrati/clandestini/profughi possono essere delle menti brillanti e dei bravi lavoratori, ma da quando non esistono le condizioni per fare lavorare neanche “le risorse indigene” europee, figuriamoci i clandestini, non è da realisti parlare di risorse umane, a meno che non tratti di risorse dei gestori di business dell’immigrazione.

Per gli equilibri sociali il fenomeno d’immigrazione incontrollata e sfrenata rischia di sfociare prima o poi veramente in una guerra civile o religiosa. Speriamo di no, e sopratutto speriamo che i buonisti si comincino a svegliare e ad essere semplicemente più razionali e realisti.

l problema vero non sono tanto i clandestini infatti, ma chi fa di tutto per creare le condizioni ottimali per attirare le ondate immigratorie in Europa a costo di far rischiare alla gente la propria vita.

Il battaglione Azov: la legione nera del neofascismo ucraino

Azov

di Matteo Luca Andriola

Milizie di volontari neofascisti riconosciute dal governo ucraino, nel silenzio dell’Europa

La guerra civile che sta insanguinando l’Ucraina orientale – dov’e in corso un’offensiva dopo il golpe atlantista a Kiev – ha fatto riscoprire all’Occidente la figura romantica del cosiddetto ‘volontario’, cittadini dell’Unione europea corsi ad arruolarsi in alcune formazioni dell’esercito ucraino in lotta contro i cittadini dell’Ucraina orientale, sprezzantemente definiti ‘separatisti’ (critici, invece, verso l’ingresso del Paese nella liberista Ue, un fronte trasversale composto da movimenti borghesi apertamente filoputiniani e altri, come il Partito comunista ucraino, bandito nella zona filoccidentale, gemellato con quello russo e storicamente legato all’unita dell’Ucraina con l’Urss, a cui vanno sommati battaglioni formati da lavoratori, alcuni di matrice trockijsta). La propaganda mediatica occidentale e caricaturale: si parla di combattenti ‘europeisti’ per la liberta in marcia per sconfiggere i separatisti filo-russi al soldo di Putin, usando vecchie comparse anticomuniste come Adam Michnik, ex sostenitore di Solidarnosc, che dalla prima pagina di Repubblica arriva addirittura a complimentarsi con il governo golpista di Kiev per la propria “ragionevole moderatezza” (1).

“Di fatto, come sostenuto dai comunisti – ricorda Evgenyj Tsarkov, parlamentare del Partito comunista d’Ucraina – cio che si e verificato nel Paese, la cosiddetta ‘rivoluzione’, e stato principalmente un colpo di stato oligarchico. […] L’essenza originaria della protesta degli ucraini scesi sul Majdan era combattere il dominio dell’oligarchia sul Paese. La lotta contro il fatto che il destino di un intero Paese e dei suoi milioni di cittadini fosse nelle mani di alcuni ricchi, ignorando completamente l’opinione della gente. Come risultato, purtroppo, la nostra diagnosi e stata confermata: nel Paese c’e stata una banale sostituzione di alcuni oligarchi con altri. La forza della protesta e stata sfruttata per rimuovere Yanukovich, che aveva cercato di diventare il proprietario esclusivo del Paese. Oggi, anche il nuovo presidente e il suo capo dell’Amministrazione sono i piu evidenti rappresentanti dell’oligarchia” (2).

Le risposte successive, appena giunto al potere determinando la secessione delle regioni orientali e lo scoppio della guerra civile, sono state la messa al bando del Pcu, stecca nel coro alle successive riforme neoliberiste, e le conseguenze di tali politiche, cioe il peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini e i vari rincari: i prezzi dei prodotti da forno sono aumentati del 46%, e il paniere alimentare del 97%; i medicinali del 127%; il gas del 52%, e dal primo luglio 2014 le tariffe per la fornitura dell’acqua dell’84%, del 105% quelle per le acque di scarico, del 93% quelle per il consumo dell’acqua. Allo stesso tempo, vi e stata una riduzione del 63% delle prestazioni sociali e la moneta nazionale, la grivna, si e svalutata del 53%, preludio a una privatizzazione della Banca nazionale sul modello occidentale (3).

In Ucraina inoltre, la situazione in questi mesi e alquanto confusa, dato che il Paese si presenta, per l’appunto, diviso, e il popolo e letteralmente ostaggio di rivalita interimperialiste, e di calcoli cinici di oligarchi corrotti ora allineati nel campo filo-occidentale, pronti a finanziare raggruppamenti neofascisti per conservare i privilegi economico-sociali che l’ingresso nella Ue gli permetterebbe di acquisire.

Ecco allora che il governo di Kiev usa gruppi paramilitari di ogni tipo, dando carta bianca ai servizi segreti (Sbu), alle compagnie mercenarie statunitensi (per esempio, Blackwater), mentre nell’aprile 2014 viene riformata la Guarda nazionale. Ed e questo quello che ci interessa: il corpo viene infatti integrato da battaglioni di volontari civili. E qui la questione diventa imbarazzante perche il fronte occidentalista filo-Ue, alfiere delle liberta individuali e dei diritti civili a scapito di quelli sociali, ha fatto si che in tali battaglioni – come gia visto nell’articolo precedente (4) – entrassero militanti di movimenti e partiti filonazisti che si ispirano al collaborazionismo ucraino degli anni ’40, movimenti che compongono l’esecutivo di governo.

A questi gruppi autoctoni si somma il battaglione Azov, “una formazione paramilitare nata nei giorni della Maidan e poi incorporata nella Guardia nazionale ucraina con decreto del ministro dell’Interno Avakov” (5), famosa per esser composta da volontari provenienti da tutto il continente e militanti nell’estrema destra; battaglione nato nei primi giorni della rivolta nel Donbass, e capace di raccogliere al suo interno componenti di Pravy Sektor e della formazione neonazista Patriot Ukraiyny. Il sito vicino al Pcf, Solidarité Internazionale, scrive che il battaglione “si compone di circa 500 combattenti, tutti civili dalle stesse convinzioni: quella di un ‘nuovo ordine’ basato sulla superiorita della razza bianca, una ‘rivoluzione nazionale’ antidemocratica, antisemita, anticomunista, ma dietro Stati Uniti e Unione europea. La spina dorsale del battaglione e composta da attivisti dell’Adunata nazionalsociale (Sna), tra cui il capo del battaglione Andrej Belitzkij, che non e altro che il capo del ramo paramilitare della Sna, Patrioti ucraini. Sna fu fondata nel 2008 e si dichiara apertamente nazista, e nata dalla fusione di alcuni gruppuscoli neonazisti.

Ha apertamente criticato il partito fascista Svoboda per la sua moderazione, la sua parte ‘liberale’, ma anche i neonazisti di Settore destro, accusati di debolezza, anche se il rapporto tra Sna e Settore destro e stretto. Sna ufficialmente, come si puo vedere sul loro sito, mira a «guidare la rivoluzione nazionale» e la «pulizia etnica dell’Ucraina», «guidando i popoli bianchi nella lotta mondiale per la sopravvivenza, contro il nemico subumano, i semiti». Sulla base del programma nazista, Andrej Belitzkij puo impostare obiettivi piu concreti: «La missione storica della nostra nazione in questo momento critico e guidare le razze bianche in una crociata finale per la sopravvivenza»“ (6).

L’ideologia politica che unisce tali ambienti e evidente non solo da quello che scrivono i blog e i siti non allineati o la stampa russa, ma dalle stesse simbologie utilizzate: sullo scudo del battaglione si erge il Wolfsangel (dente di lupo), simbolo araldico utilizzato dai nazionalsocialisti (ripreso dalla 2° divisione SS Panzer Das Reich, responsabile del massacro di Oradour-sur-Glane), sovrapposto allo Schwarze Sonne, il sole nero esoterico anch’esso legato al neopaganesimo nazista e utilizzato – con qualche variante grafica – dall’associazione identitarista germanica di matrice neodestrista Thule-Seminar, un tempo sezione tedesca del Grece di Alain de Benoist e oggi legata all’associazione etnoregionalista francese Terre et Peuple.

Il battaglione Azov e riconosciuto da un governo ucraino a sua volta legittimato dalle cancellerie occidentali, Italia compresa. L’offensiva ai danni dell’Ucraina, a suo tempo governata da una giunta filo-russa, mira a espandere i confini della Ue, ed e una reazione alla nascita dell’Unione doganale euro-asiatica creata dal governo Putin, come riconosce Matteo Cazzulani, responsabile per i rapporti del Pd milanese con i partiti democratici e progressisti nel mondo: “L’inglobamento dell’Ucraina nell’Unione doganale eurasiatica mette a serio repentaglio la sicurezza energetica ed economica della Ue, che vedrebbe naufragare la possibilita di rafforzare la propria economia tramite l’integrazione di un Paese dalle enormi potenzialita umane, agricole, industriali come l’Ucraina” (7).

Della cosa si e accorta anche l’eurodeputata della lista L’Altra Europa per Tsipras, Barbara Spinelli, che il 2 settembre scorso ha denunciato a Bruxelles non solo le sanzioni contro la Russia, ma l’utilizzo di tali milizie neonaziste. Il governo italiano e la Ue, spiega Spinelli, devono “prendere atto che il governo di Kiev ha attuato una strategia militare pericolosa avvalendosi di milizie di estrema destra. L’esempio piu lampante e il battaglione Azov, formazione paramilitare di ispirazione neonazista che risponde al ministero degli Interni. Contro questa strategia l’Europa tace, come tacciono gli Stati Uniti” (8).

Non dimentichiamo, inoltre, lo stanziamento nel mese di settembre di novanta paracadutisti della Brigata Folgore, che compongono i 4 mila uomini che la Nato vuole inviare nelle regioni orientali dell’Europa in vista di esercitazioni (tuttora in corso di svolgimento: dal 13 al 20 settembre a Lviv, in Ucraina, dal 15 al 27 in Germania e Norvegia dal 15 settembre al 2 ottobre in Polonia, mentre dal 3 al 13 dicembre e programmato il Trident Lance, “il piu grande e sofisticato esercizio per la catena di comando dalla fine della guerra fredda”) tra la Germania, l’Estonia, la Polonia, la Lettonia e la Lituania, per aumentare la visibilita in tali zone al fine di fungere da deterrente contro “il timore di Stati Uniti e Unione Europea […] che il presidente russo Vladimir Putin dopo l’Ucraina punti ai Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania)”; anche se, precisano le autorita della Nato, tali esercitazioni “erano previste da tempo, ben prima che scattasse l’invasione della Crimea” (9).

Ovviamente l’Italia, che fin dal dopoguerra ha avuto una delle ‘fascisterie’ fra le piu attive sul continente, alcune delle quali coinvolte in fatti di destabilizzazione atlantista (la strategia della tensione su tutti, basti pensare al coinvolgimento di Ordine nuovo, Avanguardia nazionale ecc. negli eventi, nonostante non si sia fatta ancora chiarezza ne sulle precise dinamiche ne sugli effettivi attori coinvolti), non si e lasciata sfuggire l’evento ucraino: infatti la fascinazione del battaglione per l’ideologia fascista – una sorta di legione straniera neonazista o di Waffen-SS 2.0 – ha attratto anche qualche volontario dall’Italia gravitante attorno agli ambienti di CasaPound. Fra i giovani ucraini del reparto, ci sono ultras della Dynamo Kiev, con il mito dell’impero romano e dell’Europa cristiana delle crociate. Sui pettorali e sui bicipiti hanno tatuate rune e celtiche (sicche gli antifascisti italiani e i comunitaristi patriottici filoputiniani hanno coniato
a riguardo il termine dispregiativo camerati runomuniti, oltre a Casa-Gladio, CasaNato ecc.).

“Si”, dice Jaroslav Jakimcuk, un combattente di 24 anni intervistato dal giornalista Danilo Elia quest’estate, “l’ho conosciuto Francesco Saverio Fontana, ha combattuto con noi. E gia tornato in Italia, pero” (10). Il giovane, volontario ricoverato in un ospedale da campo a Dnipropetrovsk e gravemente ferito da schegge di una fugass, un ordigno artigianale comandato a distanza, mentre con il suo gruppo stava entrando a Mariinka, un sobborgo di Donetsk, nel momento piu cruciale dell’offensiva, rifiuta l’accusa di estremismo. Anche Ljoša, diciottenne, nell’intervista si definisce semplicemente ‘patriota’: “Cos’e estremismo? Il nazionalismo e estremismo? Noi siamo patrioti, combattiamo per la patria. Se e cosi, allora siamo estremisti, ma in un senso buono […] Non mi piace neanche che ci chiamino eroi, pero. Amo il mio Paese, non ci ho pensato due volte ad arruolarmi. Non ho fatto niente di straordinario” (11). Ma nelle regioni di Donetsk e Lugansk, il battaglione Azov non e affatto visto come patriota ma come aggressore. E chi e Francesco Saverio Fontana?

Fontana e Besson
Fontana, alias Francois Xavier Fontaine, nome di battaglia ‘Stan’, e un noto militante della destra radicale apparso su vari quotidiani e periodici per la sua presenza in Ucraina nei giorni dell’Euromaidan, “definito ‘ufficiale’ di collegamento con gli squadristi italiani in diversi siti e blog. E ad addestrare le truppe di Kiev ci sarebbero contractor della Blackwater, e anche istruttori Cia”, come racconta Il Fatto Quotidiano (12). Fontana – vicino a Gabriele Adinolfi (tra di fondatori di Terza posizione e oggi uno degli intellettuali di riferimento di CasaPound) e a Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia nazionale – negando una filiazione con i ‘fascisti del III millennio’, descrive a Fausto Biloslavo, inviato de Il Giornale con un passato nel Fronte della gioventu (l’organizzazione giovanile del Msi), la sua ‘romantica’ presenza in Ucraina nel reportage Gli uomini neri.

L’ex missino ed ex avanguardista cinquantatreenne, chiamato ‘zio’ o ‘don’ dai camerati piu giovani, si presenta al giornalista triestino in giubbotto antiproiettile, passamontagna nero sul volto, occhiali scuri e kalashnikov – confermando quello che molti sui camerati negavano mesi fa: non era li solo come inviato di Adinolfi per Noreporter.org, sito d’informazione ‘non conforme’, ma anche come combattente – spiegando: “Sulle barricate di piazza Maidan mi sono ritrovato per caso affascinato da una rivoluzione di popolo [cosi, nella propaganda neofascista, e descritto il golpe atlantista, n.d.a.] […] E dalle giovani centurie di Pravi Sektor […] con gli scudi medievali assieme alle babucke che portavano il te a 17 sotto zero o le ragazze indaffarate a riempire di benzina le bottiglie vuote per trasformarle in molotov”. “Nel momento del pericolo e scattata una molla. […] Come diciamo in Italia era finita la commedia. Non era piu un gioco. Cosa dovevo fare tornarmene a casa e abbandonare i camerati delle barricate di Maidan?” (13). E cosi, dopo aver partecipato alla ‘rivoluzione colorata’ finanziata da George Soros (14), Fontana passa all’azione e il 13 giugno 2014 partecipa alla battaglia di Mariupol, la citta costiera sul mare di Azov conquistata dai miliziani filorussi, dove il battaglione nero ha ucciso una ventina di civili: “Siamo andati avanti noi. Abbiamo preso una contraerea piazzandola ad alzo zero e polverizzato le barricate dei filo russi”.

Ma non e solo. Con lui un altro camerata dalla Francia, Gaston Besson, avventuriero, ex cercatore d’oro in Colombia, ex paracadutista e fascista ‘rivoluzionario’ dai lontani anni Settanta, un uomo che, in epoche recenti, e sempre stato in prima linea li dove si spara. A Biloslavo infatti dice: “Non sono un mercenario e nemmeno un agente segreto. Non mi nascondo. Mi definisco un rivoluzionario, idealista, che ha attraversato due guerre e tre insurrezioni in Croazia, Bosnia, Birmania, Laos, Suriname”.

Le idee sono sempre quelle di quando era giovane: “Non dimentichiamo che siamo il braccio armato del Sna, e che siamo vicini a Settore destro”. E li come reclutatore dei volontari europei che combattono per annettere il Donbass, molti dei quali “arrivano dai Paesi del nord Europa come Svezia, Finlandia, Norvegia. Le richieste giungono anche dall’Italia. I figli dei croati che hanno combattuto negli anni Novanta [assieme a molti fascisti europei, n.d.a.] vogliono venire a fare la loro parte” (15).

Biloslavo firma anche un altro reportage su Panorama, protagonisti ancora Fontana e Besson: “«Siamo ultra` nazionalisti, non nazisti» spiega Francesco. «Certo non rimpiangiamo la Russia stalinista». Aggiunge il francese: «Siamo anticomunisti, ma lo spirito e lo stesso delle brigate internazionali che combattevano in Spagna negli anni Trenta. Tatuaggi e simbologia sono da ‘cattivi ragazzi’, ma la vera battaglia e per l’Ucraina unita e indipendente»” (16).

Questo il battaglione Azov che sta dalla parte dell’Unione europea. E chiaro che nel Paese si sta combattendo molto piu che una guerra civile: sul piatto ci sono ben altri interessi economici e geopolitici, e ogni alleato va bene a Europa e Stati Uniti.

1) “Ammiriamo la ragionevole moderatezza, la determinazione e il senso di responsabilità della società civile e delle autorità ucraine, mentre ci fa rabbia vedere l’aggressione nei confronti dell’Ucraina da parte della politica imperiale della grande Russia”. A. Michnik, La Repubblica, 6 marzo 2014
2) E. Tsarkov (parlamentare del Pc d’Ucraina e segretario regionale di Odessa del Pcu, ufficio stampa del Pcu), Chi ha effettivamente guadagnato dalla vittoria del Majdan, Marx21, 13 giugno 2014
3) Ibidem
4) Cfr. Matteo Luca Andriola, L’Euromaidan e i camerati nazifascisti di Kiev, Paginauno n. 39/2014
5) D. Elia, Ucraina, tra i feriti del battaglione Azov, Osservatorio Balcani e Caucaso, 29 agosto 2014
6) I. Kolomoisky, Il battaglione Azov, una milizia neonazista, delle Brigate internazionali fasciste finanziata dall’oligarca israelo-ucraina, Solidarité Internazionale Pcf, 17 settembre 2014
7) A. Lattanzio, I veri rosso-bruni: il PD e i nazisti del battaglione Azov, Aurora, 17 settembre 2014
8) B. Spinelli, Interrogazione parlamentare, audizione del ministro degli Esteri Federica Mogherini davanti agli eurodeputati italiani, Bruxelles, 2 settembre 2014, ora al sito web http://www.altraeuroparoma.it/blog/guerra-ucraina-interrogazione-di-barbaraspinelli/
9) Ucraina, i parà della Folgore nei 4mila di pronto intervento Nato, in Blitz Quotidiano, 3 settembre 2014
10) D. Elia, art. cit.
11) Ibidem
12) S. Citati, Italiani in Ucraina: Casa Pound e Brigata Garibaldi sulla nuova Cortina di Ferro, Il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2014
13) F. Biloslavo, Gli uomini neri, Il Giornale, luglio 2014
14) Noto miliardario e speculatore, che con l’Open Society Institute ha finanziato le diverse ‘rivoluzioni colorate’ nell’Est, movimenti come le Femen e le Pussy Riot e, negli anni ’70-80, gruppi dissidenti anticomunisti come i cecoslovacchi di Charta 77 e i polacchi di Solidarnosc. Coinvolto anche in speculazioni ai danni dell’economia italiana: “George Soros ha fatto incetta di bond italiani comprandoli da Mf Global, la società di brokeraggio finita di recente in bancarotta. Due miliardi in buoni del Tesoro europei, soprattutto italiani, sono finiti nelle mani del finanziere americano dopo che quest’ultimo li ha comprati sulla piazza londinese da Kpmg Llp, l’amministratore che gestisce la bancarotta di Mf Global. È quanto rivela il Wall Street Journal, secondo cui l’ottantunenne uomo d’affari, col suo team d’investimento del Soros Fund Menagement, ha comprato 2 miliardi di dollari in bond (sui 6,3 mld in mano alla società prima del fallimento) a un prezzo inferiore ai valori di mercato in una transazione che ha coinvolto anche Jp Morgan, ammontare ragguardevole, se si pensa che il Soros Fund Management gestisce, a quel che si sa, 5,8 miliardi di dollari”. M. Zola, Economia: George Soros, filantropo e speculatore, compra bond italiani, East journal, 25 dicembre 2011
15) F. Biloslavo, art. cit.
16) F. Biloslavo, Il camerata italiano sul fronte dell’Est, Panorama, 1 luglio 2014

L’alluvione allogena segnerà l’epifania dell’Europa

Il colpo decisivo del cosmopolitismo finanziario e del mondialismo per l’annientamento etnico, culturale e sociale dei popoli europei.

 11050840_10153141360713040_1872733895502662933_n

 Maurizio Rossi, tratto da Ereticamente

“La «società» mondialistica è la «società» della massa mondiale nel mercato globale, massa amministrata e mercato regolato da una comunanza oligarchica dell’Alta finanza. C’è da chiedersi quale senso ancora abbia l’uso del termine «società» – il  cui senso proprio segnala una coesione di affinità tra esseri che divengono, appunto, «soci», in quanto di fronte a loro stanno i diversi, i difformi, gli ostili –, impiegato ormai solo per rappresentare un agglomerato di uniformi frammenti umani. C’è da chiedersi, inoltre, quale senso ancora mantenga l’umano mutilato dall’etnico.”

(Franco Giorgio Freda)

Il precipitare vertiginoso del mondo moderno ha prodotto, nel corso della sua caduta, deformazioni pseudo-culturali, politiche ed economiche di terribile entità e contrassegnate anche da una sbalorditiva velocità.

Due sono le principali deformanti manifestazioni che si sono rivelate determinanti per le trasformazioni in corso d’opera: l’alluvione migratoria degli allogeni nelle terre europee e la globalizzazione capitalistica e cosmopolita, ovvero l’espansione a livello planetario del pensiero unico liberale/libertario/liberista e di un modello unico di rapina economica funzionale agli interessi delle Oligarchie plutocratiche.

Questi fenomeni hanno purtroppo acquisito sempre di più una forte incidenza in tutti gli aspetti della vita dei popoli, tanto da destare una crescente insofferenza e una legittima e sempre più diffusa inquietudine.

La globalizzazione cosmopolita è l’apoteosi del travolgimento di tutte le barriere che intralciavano la formazione di un unico mercato mondiale e così facendo spalanca volutamente le porte all’invasione immigratoria delle genti straniere, una manifestazione che è strettamente correlata e funzionale.

Nel 2001, il prof. Stefano Zamagni, vicino ad ambienti ecclesiastici, scrisse a tal proposito: “è un fatto, ormai ampiamente riconosciuto, che nell’epoca della globalizzazione il fenomeno migratorio è destinato ad acquistare sempre più i caratteri della normalità, à perdere cioè i caratteri dell’evento eccezionale o transitorio.”

Questo, in linea di massima, è quindi il drammatico contesto generale che ci troviamo ad affrontare. Che tutti i popoli europei dovranno affrontare con spengleriana decisione per salvare se stessi e la loro preziosa specificità: l’intima sostanza delle generazioni, passate – presenti – future. Perché il sangue non è acqua …

Nella prefazione alla terza edizione de Il Campo dei Santi, apparsa nel 1985 – presente nella traduzione italiana dell’opera curata dalle Edizioni di Ar – l’autore, Jean Raspail, volendo fare una previsione riferita ai trent’anni successivi, scrisse: “Sette miliardi di uomini circonderanno settecento milioni di bianchi. Solo un terzo di questi risiederà, ormai invecchiato, nella nostra piccola Europa; di fronte all’Europa, sulla sponda africana del Mediterraneo, vi saranno quasi quattrocento milioni di maghrebini e musulmani – metà dei quali avrà meno di vent’anni: avanguardie del resto del mondo! Chi può pensare per un solo istante, se non ficcando la testa sotto la sabbia come uno struzzo, che questo squilibrio possa durare a lungo?”

Jean Raspail aveva prefigurato il vero. Infatti, questo fragile squilibrio non è durato.

Si tratta ormai di un fatto assodato, l’immigrazione straniera sta letteralmente sfondando sempre più le deboli frontiere dell’Europa con ondate continue di intensità sempre maggiore e, infatti, i più recenti rapporti redatti dalla Caritas — l’ultimo è il XXIII° Rapporto Immigrazione 2013, redatto da Caritas e Migrantes, le strutture mondialiste della Chiesa Cattolica — hanno già registrato la consistenza della penetrazione immigratoria in oltre 70 milioni di extracomunitari stanziati sul territorio dell’Unione Europea: “Le stime di medio periodo dicono che, nell’arco di 25 anni, il numero di migranti dovrebbe quasi raddoppiare, raggiungendo quota 400 milioni nel 2040. L’Europa e l’Asia –con oltre 70 milioni di migranti ciascuno – sono i continenti che ospitano ilmaggior numero di migranti, pari a circa i due terzi del totale mondiale entrambi. In Europa le nazioni maggiormente attrattive sono la Germania e la Francia; negli ultimi anni, però, hanno visto accrescere la presenza di migranti paesi come la Spagna e l’Italia che si attestano, ciascuna, su oltre 4 milioni di presenze.”

Il dato, ovviamente, andrebbe decisamente corretto al rialzo, se venissero conteggiati quanti, negli ultimi decenni, hanno potuto acquisire più o meno legittimamente il diritto alla cittadinanza nelle singole nazioni.

L’incidenza numerica delle popolazioni immigrate in Europa ammonterebbe già adesso a cifre più che preoccupanti.

L’Italia, purtroppo, si trova oramai nella drammatica situazione di un avviato superamento della fatale statistica soglia di allarme. Difatti, già al gennaio del 2013 la presenza accertata dalle autorità competenti ci riportava la cifra di oltre 4 milioni di stranieri installatisi sul territorio nazionale, quindi di un bel 7% rispetto all’insieme della popolazione italiana.

Sono 4.387.721 — dei quali oltre due milioni sarebbero femmine — per la precisione, gli immigrati stranieri stanziati in Italia secondo i rapporti dell’ISTAT consegnati alle autorità governative e di questi i minori ammonterebbero alla considerevole cifra di oltre 930.000 unità (di cui il 22% nati nella nostra nazione), tanto da confermarsi — sempre secondo i dati ufficiali diffusi, e con gran gioia dei mondialisti cosmopoliti — decisivi per il contenimento del calo demografico in Italia.

Senza gli immigrati, ci informano le fonti governative, l’Italia sarebbe quindi demograficamente più povera.

A fronte di un calo numerico di 75 mila italiani (nel rapporto proporzionale esistente tra le nascite e i decessi), la popolazione residente complessiva è aumentata nel solo 2009 di circa 295 mila persone e guarda caso solo per l’apporto degli immigrati stranieri.

Parliamo appunto di presenze accertate che, ovviamente, non tengono conto dei tanti irregolari presenti illegalmente. Quindi complessivamente la cifra supererebbe abbondantemente le 5 milioni di unità e anche la percentuale in proporzione tenderebbe a salire in maniera preoccupante, con una massiccia concentrazione degli stranieri nei quartieri delle città più importanti, solo a Roma gli immigrati rappresenterebbero ben oltre il 8,7% della popolazione cittadina, mentre a Milano la consistenza numerica salirebbe al livello del 8,2% e a Firenze ben più del 7%.

Sempre secondo i rapporti statistici diffusi dalla Caritas: “La distribuzione regionale conferma un dato ormai storico, che vede il 61,8% degli immigrati nel Nord, il 24,2% nel Centro e il 14% nel Sud e nelle Isole. La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di presenze (23,4%), seguita dal Veneto (11,1%), dall’Emilia Romagna (11,1%) e dal Lazio (10,9%). La provincia con il numero maggiore è, invece, quella di Roma che con l’8,7% supera quella di Milano (8,2%) e di Torino (4,5%). Il 35,8% del totale della popolazione straniera residente si concentra nei capoluoghi di provincia, soprattutto al Centro dove la percentuale sale al 43,9%. Con il 14,7%, la provincia di Prato ha la percentuale di incidenza più elevata sul totale della popolazione, immigrata e italiana.”

Pertanto, nel complesso, sono dati più che superiori della media nazionale.

Possiamo, purtroppo, già parlare sensatamente di una più che preoccupante variabile del fenomeno immigratorio, ovvero di una evidente e drammatica “immigrazione di popolamento”, che non potrà che avere pesanti ricadute interne alzando ancor di più e in maniera sempre più preoccupante la già elevata soglia di allarme su i temi specifici della sicurezza sul territorio, dell’occupazione — sempre più precarizzata dall’adozione delle politiche liberiste — del crescente disagio sociale dei nostri connazionali, condannati ad un’emarginazione esponenziale, compromettendo in maniera irreversibile il nostro paesaggio culturale, identitario e spirituale che, a maggior ragione, si troverà costretto a misurarsi con l’invadenza prepotente di una presenza estranea alla vera natura della nostra Nazione e con l’aggiunta di tutti i perniciosi ricatti di una pseudo-cultura, curiosa e sradicata che vorrebbe disegnare, per le generazioni future, tragici scenari cosmopoliti e multirazziali pretendendo di relegare in termini definitivi nell’immondezzaio della Storia l’autentica fisionomia culturale e spirituale che da tempo immemore ha sempre contrassegnato ed identificato l’insieme del nostro popolo e della nostra Nazione.

Anche l’istituzione scolastica nel suo complesso, purtroppo, si sta velocemente adeguando alla nuova situazione, sia nei suoi programmi educativi, sia nell’organizzazione interna, per non parlare poi delle specifiche direttive emanate e relative all’obbligatorio adeguamento delle mense scolastiche alle diverse “culture” gastronomiche, e quelle riferite al cosiddetto “rispetto” delle diverse credenze religiose.

Che, però, guarda caso vanno sempre a penalizzare prima e a sopprimere poi le tante tradizioni popolari presenti nei nostri borghi scolastici, specialmente in occasione di certe festività come quella del Natale.

Non bisogna offendere la sensibilità degli “ospiti” stranieri … Così si giustificano i direttori scolastici e i presidi.

La scuola multietnica si affaccerà sempre più come una triste realtà con la quale doversi confrontare, soprattutto alla luce di centinaia di migliaia di nuove iscrizioni di studenti stranieri previste per i prossimi anni scolastici.

Il Sistema mondialista, nella sua propaggine italiana, sta forse lavorando alla programmazione in serie dei “nuovi italiani” del futuro?

Purtroppo i numerosi segnali politici e le giustificazioni pseudo-culturali provenienti quotidianamente dall’establishment governativo ci convincono sempre più di questo tragico scenario.

Non a caso, costoro, verrebbero già qualificati come i portatori di una presunta “doppia identità”.

Quindi di nessuna identità! Le Identità – quelle reali – da sempre rispondono a parametri storici e culturali ben precisi, radicati nel tempo e nel carattere innato dei popoli, e mai potranno essere sostituite da artificiose alchimie di laboratorio.

Il contrasto culturale e politico all’invasione immigratoria e la promozione del risveglio sociale e  identitario dei popoli europei rappresentano, sempre più urgentemente, i temi fondamentali per una battaglia culturale e politica indiscutibilmente decisiva per gli assetti futuri.

Una battaglia che sembra avere anche incominciato a sollecitare la preoccupazione e l’attenzione di personaggi che, per formazione e cultura, erano da sempre storicamente estranei alle tematiche identitarie, come l’ex-dirigente della Bundesbank ed in passato anche esponente della SPD Thilo Sarrazin, che nel 2010 era riuscito a scandalizzare l’intero mondo politico e finanziario tedesco denunciando pubblicamente il rischio di estinzione politica e culturale della popolazione tedesca a causa delle invasive politiche favorenti l’immigrazione: “Non desidero che il paese dei miei nipoti e pronipoti diventi in gran parte musulmano, nel quale si parli prevalentemente turco e arabo, dove le donne portano il velo ed il ritmo della giornata è scandito dai muezzin. Se voglio questo, posso prenotare una vacanza in Oriente.” E rincarando la dose, sempre Thilo Sarrazin, giungeva inoltre a precisare: “Ogni società ha il diritto di decidere chi vuole accogliere ed ogni paese ha il diritto di salvaguardare la propria cultura e le sue tradizioni. Queste riflessioni sono legittime anche in Germania ed in Europa. Non vorrei che noi diventassimo stranieri in patria.”

Quindi riflessioni e giustificate preoccupazioni, sempre più largamente condivise dalle singole popolazioni europee, che vanno a focalizzare l’attenzione sui nodi centrali della questione immigrazione, ovvero quelli relativi alla probabile deformazione strutturale dell’originaria fisionomia delle singole nazioni e di conseguenza dell’intera Europa.

A tal proposito si dovrebbero anche rileggere le pregnanti pagine dell’inquietante romanzo profetico Il Campo dei Santi pubblicato in

Francia nel 1973 dallo scrittore ed esploratore francese Jean Raspail, dove l’autore volle mettere in guardia la Francia e l’Europa dalle fatali conseguenze derivanti da una incontrollata deriva multirazziale, terzomondista e immigratoria che alla lunga avrebbe inevitabilmente portato alla traumatica e violenta disintegrazione di ciò che ancora, nonostante tutto, sopravviveva della nostra millenaria Civiltà europea.

Un terribile presagio che venne annunciato, dal Raspail, attraverso l’utilizzo di una libera citazione biblica tratta dall’Apocalisse di S.Giovanni: “Il tempo dei mille anni giunge alla fine. Ecco, escono le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, il cui numero eguaglia la sabbia del mare. Esse partiranno in spedizione sulla faccia della terra, assalteranno il campo dei Santi e la Città diletta.”

Se allora, nel 1973, quanto coraggiosamente narrato da Jean Raspail poteva apparire ai lettori alquanto inverosimile e addirittura non plausibile ai meno accorti, possiamo oggi, con quanto drammaticamente è accaduto — e continua ancora ad accadere, anche se celato da una voluta e imbarazzante omertà politica — in termini di feroci rivolte da parte di immigrati e naturalizzati in numerose città francesi, il cui contagio emulativo potrebbe volersi espandersi nel resto dell’Europa come è accaduto nel maggio 2013 in Svezia, rimanere indifferenti e perseverare nello scetticismo?

Possiamo continuare ad appellarci alla casualità e alla fortuita coincidenza dei fenomeni? Oppure dovremmo parlare di un disastro annunciato? In tal caso dove affonderebbero le radici di questo malessere diffuso?

Anche il caso svedese dovrebbe fare riflettere, la rivolta violenta degli immigrati si estese dal quartiere Husby di Stoccolma al resto della capitale. Così le vicende vennero commentate da un’importante agenzia di informazioni europea:“L’obiettivo di mescolare ed integrare i diversi gruppi etnici non può invece dirsi raggiunto. Husby ne è l’esempio: si tratta infatti un quartiere di 12.000 residenti di cui più del 80% è nato fuori dai confini svedesi o da genitori immigrati, nel quale il tasso di disoccupazione giovanile più alto della media nazionale si combina con un considerevole numero di persone assistite dallo Stato sociale. Come molte periferie delle più grandi città della Svezia, Husby è diventato negli anni luogo di profondo disagio sociale, nel quale non meno di 114 diverse nazionalità convivono accumunate da un clima sempre più palpabile di esclusione. Quello che a prima vista è più sconcertante è che simili eventi si siano verificati in Svezia, uno dei Paesi europei che più si è speso per attuare politiche d’integrazione, oltre che da sempre considerato uno dei più accoglienti.”

Tutto ciò è davvero sconcertante e conferma le nostre chiavi di lettura.

I roghi che nel 2005 avevano sinistramente illuminato le banlieues della regione di Parigi, di Tolosa, di Lione, di Marsiglia, di Nizza, Rennes, ecc…, non si sono limitati a consumare tra le fiamme automobili, pullman di linea, empori, veicoli dei Vigili del Fuoco, autoambulanze e automezzi della Gendarmeria.

Nelle periferie devastate dai casseurs africani e maghrebini di nazionalità francese (ma tra di loro vi erano anche numerosi immigrati regolarizzati e non) si è invece disintegrato un intero e fragile tessuto sociale, nei numerosi roghi si sono consumate le altrettanto numerose promesse, fatte e mai mantenute, dalle “anime belle” dell’universalismo cosmopolita e dell’assimilazionismo forzato.

La collera degli esclusi, così la volle definire con una punta di amarezza il politologo Bernardo Valli, sulle pagine del quotidiano mondialista La Repubblicanel novembre 2005, vedendo naufragare le sue illusioni assimilazioniste nello sfogo di una violenza anarchica e indiscriminata: Si chiamano così, Beurs, nel gergo dei sobborghi diventato linguaggio comune, i figli o i nipoti degli immigrati. I quali non sono più autentici magrebini, perché sono nati in Francia e hanno studiato nelle scuole laiche della République; ma che non si sentono neppure autentici francesi, pur avendone spesso la nazionalità, perché sanno di non essere accettati come veri cittadini. Non basta un passaporto per essere tali, per usufruire di tutti i diritti enumerati ed esaltati dalla retorica ufficiale repubblicana imparata sui banchi di scuola, il più delle volte disertati, per rifiuto o disaffezione.”

Sono così definitivamente bruciate le sempre più deboli certezze proprie delle decadenti, sclerotizzate ed egoiste democrazie capitaliste dell’Occidente liberale e libertario.

Non ci sono più alibi per nessuno.

Soprattutto si è disintegrata quell’astrazione intellettualistica, tipicamente mondialista, costituita dalla tanto decantata “religione laica” degli inviolabili diritti individuali — le assurde pretese individualistiche erette a modello esistenziale —, la quarta “religione” monoteista e modernista che è andata ad affiancarsi all’Ebraismo, al Cristianesimo e all’Islam e manifestatasi altrettanto, se non di più, esclusivista e intollerante quanto le altre.

Espressione, quindi, di un “mondo virtuale” destinato necessariamente ad implodere. E non crediamo affatto di esagerare affermando che le trascorse vicende francesi lo abbiano ben dimostrato.

Il tono prepotente e “fieramente” anti-francese — oppure anti-svedese, come nel caso di Stoccolma — (e quindi nel complesso sostanzialmente anti-europeo) che ha alimentato l’anarchica violenza e lo zelo vendicativo dei rivoltosi ci ha anche fornito il senso e la chiave di lettura di una violenta sollevazione di natura etnica che ha preannunciato al mondo intero, con gli atti di vandalismo e le violente dichiarazioni, la terribile possibilità di volere prestare il fianco ad un inasprimento dello scontro in una paventata versione di conflitto razziale.

Tutto nei prossimi anni verrà soppesato sul piatto della bilancia dei rapporti di forza, che, comunque, ci appaiono pendenti a favore dell’invasione straniera e dei loro complici politici.

I rivoltosi hanno avuto comunque – e continuano ad averne almeno per ora – buon gioco nell’assestare colpi tremendi ad una identità europea sempre più fiacca e moribonda, al fine di rivendicare il ruolo di principali artefici della pretesa edificazione di una innovativa Europa del futuro, coniata artificiosamente a loro immagine e somiglianza.

La strategia mondialista emerge prepotentemente e con tutta la sua forza con l’allarmante fenomeno dell’esodo “biblico” delle genti extraeuropee verso il nostro Continente.

Un’impressionante ondata migratoria terzo-mondista la cui definizione ormai semplicistica di ‘”immigrazione” ci suona patetica e ipocrita alla luce della constatabile dimensione degli spostamenti continui di popolazione proveniente dal Nord Africa, dall’Africa nera e dal Medio ed Estremo Oriente: è una autentica alluvione migratoria.

Inoltre, soffermandoci esclusivamente sulla valutazione quantitativa e strettamente numerica che caratterizzerebbe l’ampiezza e la portata del fenomeno, risulterebbe puntuale, logico e maggiormente calzante esprimersi con il termine crudo di INVASIONE.

Una gigantesca invasione multietnica!

D’altronde, lo stesso concetto di «invasione», come era già stato fatto notare in precedenza da numerosi studiosi e analisti del fenomeno, non vuole significare altro che l’ingresso di uno o più popoli nel territorio di un’altra nazione, senza che quest’ultima possa minimamente opporsi ad un tale spostamento.

Pertanto questa immigrazione cospicua, inarrestabile e incontrollata, che l’intera Europa sta subendo, cosa altro può essere se non una autentica invasione delle nostre terre, visto che si presenta in maniera così vasta, metodica e capillare?

Una «invasione» ben particolare visto che ha potuto, purtroppo, vantare numerosi sponsors tra coloro che, all’insegna di una non ben chiara, ma certamente deleteria, “cultura della solidarietà e dell’accoglienza” richiedono a gran voce esclusivamente maggiori garanzie e tutele a beneficio degli extracomunitari, per non parlare poi di chi apertamente si è fatto portabandiera di allarmanti proposte che ci parlano di una auspicabile assimilazione totale e indiscriminata degli stranieri, circostanza che spalancherebbe la porta al fenomeno ancor più drammatico di una «immigrazione di popolamento», ovvero di una graduale sostituzione etnica della popolazione.

Una costante e irreversibile sostituzione etnica. Che potrebbe giungere addirittura ad una progressiva africanizzazione dell’Italia.

Gli stessi interessati inviti per una rapida riforma del riconoscimento della cittadinanza mediante l’adozione del principio dello Ius Soli, al posto del più giusto e corretto Ius Sanguinis, sarebbero propedeutici per una mutazione volta in tal senso.

Sarebbe forse pensabile una Europa senza europei, un’Italia senza italiani? Non lo crediamo e non lo vogliamo, ma a questa deriva stanno lavorando gli sradicati fautori della globalizzazione multirazziale con la precisa intenzione di annientare le nostre specificità nel calderone di una massa magmatica mondializzata.

Quando nell’ultimo decennio dello scorso secolo cominciavano ad emergere le prime più che giustificate preoccupazioni sulla presenza degli immigrati stranieri, nelle principali città delle nazioni varie “agenzie propagandistiche” politico-culturali, degenerati e falsi uomini di “cultura” ed enti politici ricevettero cospicue commesse governative — oltre che da caritatevoli Holdingsfinanziarie — per avviare tutta una serie di iniziative pubblicitarie, al fine di convincere e di abituare la popolazione alla presenza, e pertanto alla prossima forzata coabitazione, con gli stranieri ed accettare quindi come storicamente inevitabile l’avvento di una, a detta loro, inevitabile e auspicabile società globale e multirazziale.

Si trattava di una esplicita e concreta minaccia rivolta – in nome di presunte ed ineluttabili trasformazioni previste dalla Storia – a tutti coloro che avrebbero preteso di affermare il legittimo e doveroso diritto dei popoli e delle nazioni a preservare sé stessi e la propria secolare identità etnica e culturale.

Pertanto per assecondare il progetto mondialista e cosmopolita negli ultimi venti anni si sono mobilitate ibride schiere di parolai, di perniciosi intellettuali, di sindacalisti, di eminenti politici e altrettanto eminenti gerarchie ecclesiastiche, per non parlare dello stesso pontefice romano, tutti votati a favorire con ogni mezzo l’avverarsi del progetto di una società dell’accoglienza protesa verso una futura Europa cosmopolita e multirazziale.

Proprio nello stesso periodo cominciavano anche a levarsi le prime voci contrarie, tra queste la più significativa e pregnante nei contenuti e nelle analisi fu quella di Franco Giorgio Freda, il fondatore delle Edizioni di Ar, che nel corso del suo itinerario politico-pedagogico di denuncia della globalizzazione mondialista pose l’accento sulla possibilità operativa di poter invertire la deriva della decadenza etnico-razziale delle stirpi europee, una decadenza voluta e promossa dai potentati oligarchici dell’Alta finanza internazionale: “Uno dei presupposti falsi del mondialismo è l’aspirazione (o la convinzione o la rassegnazione) degli esseri umani al meticciato etnico e culturale, meglio: all’ibridazione generale delle nature e alla confusione completa delle culture. Questo meticciato costituirebbe l’alvo biologico e ideologico di quella uniformazione del mondo e della vita, attraverso la pace generale, che una unica Amministrazione mondiale garantirebbe. E per propagandare il suo progetto di indistinzione planetaria, il mondialismo ripete ossessivamente il tema della necessità, della ineluttabilità, dunque(?) della «dignità» del fenomeno. Ci troviamo di fronte alla propaganda maligna di una fede ideologica, che diffonde un virus letale per l’integrità di tutte le comunità etniche.”

La sua coerente valutazione, la sua indubbia capacità di previsione, verranno però riconosciute come «pericolose» dal braccio secolare del Sistema e ripagate con la repressione, la condanna e la carcerazione, la messa al bando del suo sodalizio.

La valorizzazione dell’etnicità e delle specificità identitarie della Comunità nazionale era ufficialmente un grave reato da perseguire e da reprimere.

Parole d’ordine come Cosmopolitismo, ibridazione culturale e snaturamento delle identità, grazie a martellanti campagne propagandistiche stanno diventando pericolose fascinazioni diffuse a livello di massa, allucinanti e meschine falsità, le stesse che vennero lapidariamente smentite, circa un secolo fa, da Oswald Spengler: “Cosmopolitismo è una espressione infelice, meschina. Noi siamo uomini di un determinato secolo, di una determinata Nazione, di un certo ambiente, di un certo tipo. Queste sono le condizioni necessarie, rispettando le quali possiamo conferire senso e profondità alla vita ”.

Un fronte compatto di mistificatori che, facendo ricorso ad una presunta fatalità storica e ad altrettanti presunti sensi di colpa, infondevano nelle coscienze degli italiani e degli europei una cupa rassegnazione riguardo all’incremento dei flussi migratori al fine di predisporre gli animi all’immediata e forzata accoglienza degli immigrati extracomunitari.

Predicando incessantemente le parole d’ordine del pensiero mondialista sulla libertà di emigrazione e di immigrazione, ovvero il procedere verso l’apertura indiscriminata delle frontiere al fine di snaturare completamente un popolo e renderlo qualcosa di “altro”, un insieme di individui amorfi orfani di una qualsiasi identità e appartenenza senza più alcuna coesione culturale e storica e pronti, quindi, a perdere anche il concetto stesso di città, regione, Nazione e Patria.

Bipedi mondializzati, apolidi votati al sincretismo pseudo-religioso e pseudo-culturale e totalmente passivi e indifferenti ai mutamenti, anche drammatici, che li circondano e li coinvolgono.

Nonostante i continui disordini che continuano a investire il terzo e quarto mondo, dove imperversano guerre civili e di “religione”, alimentate dalle fobie destabilizzanti degli “esportatori di democrazia” che abbattono regimi consolidati per favorire gli interessi delle multinazionali, e l’ingresso continuo nei nostri territori europei di masse ingenti di stranieri, il meccanismo mondialista degli affari sembra continuare allegramente a prosperare senza limiti, sempre più agevolato da una crescita robusta e sostenuta del meccanismo speculativo capitalistico-finanziario.

Una crescita così falsa, orrendamente speculativa e anarchica da causare le pesanti crisi economiche che hanno investito le nazioni europee negli ultimi anni.

Altresì, si deve mettere in evidenza anche lo scandalo di come le risorse agricole e alimentari delle popolazioni del terzo/quarto mondo vengano costantemente manipolate e sottoposte alla perversa logica dell’esasperato profitto capitalista, il tutto ad opera di una raffinata e potente consorteria di Oligarchie affaristiche transnazionali che le controllano a livello globale.

In questo drammatico scenario, la produzione e la commercializzazione mondiale degli alimenti, la stessa organizzazione della vita agricola, appare più che evidente che non siano più vincolate alla naturale applicazione dei dettami relativi alla perseguimento del bene comune e alla sopravvivenza dei popoli e delle nazioni, ma invece alla più cruda logica dell’accumulo di un sempre maggiore profitto capitalista.

Secondo recenti e più che note statistiche prodotte dall’organismo della FAO, solamente poche grandi Holdings mondialiste controllano e manipolano la maggior parte della distribuzione mondiale degli alimenti primari, accentuando in questa maniera quei feroci processi speculativi che sono tra le principali cause della fame che si sta estendendo in tutto il pianeta. Insomma delle autentiche piovre transnazionali dell’alimentazione, che capeggiano mondialmente la commercializzazione degli alimenti e che, oltre a controllare la distribuzione e le fonti di produzione dei prodotti, possiedono anche tutti i diritti, su scala mondiale, sulle semenze e sulle materie agricole.

Dietro questa favolosa e redditizia speculazione, attuata con la rapina indiscriminata delle risorse essenziali per la sopravvivenza alimentare dei popoli, si trovano inoltre i principali organismi bancari e finanziari di Wall Street, che da sempre svolgono un ruolo determinante nella speculazione nei mercati agricoli.

In questo fronte dell’affarismo agro-alimentare e finanziario – causa diretta della crisi economica, della fame e dell’inflazione mondiale – si trovano in prima linea le tristemente note Goldman Sachs e la Morgan Stanley, ovvero i “gioielli di famiglia” della più grande speculazione finanziaria istituzionalizzata del Capitalismo mondialista, con appunto sede in Wall Street.

Non a caso la maggior parte delle manifestazioni del Capitalismo finanziario si sono imposte su scala planetaria proprio in contesti di totale e assoluta deregolamentazione e liberalizzazione dei mercati, innescando processi di feroce ed indiscriminata macelleria sociale, che vanno a giustificare, nella strategia plutocratica, l’ingresso sempre più libero e sostenuto di masse ingenti di immigrati da innestare pesantemente in un prossimo mercato schiavistico del lavoro orientato al ribasso e, soprattutto, lesivo della dignità e dei diritti dei lavoratori europei.

Capitalismo di rapina, politiche liberiste e libertarie e immigrazione selvaggia vanno di pari passo, sono compartecipi della medesima strategia mondialista, sono manifestazioni partorite dallo stesso ventre.

Contrastare allora l’invasione immigratoria per salvaguardare la sostanza più intima del nostro popolo e la sua possibilità di trasmissione, altresì combattere senza tregua le innumerevoli ingiustizie prodotte dal perverso meccanismo capitalistico-finanziario, la cui insaziabile e ripugnante ingordigia sostiene coscientemente l’alluvione allogena, sollecitandola a sfondare le fragili frontiere dell’Europa.

Notiamo anche che, nonostante le recenti e note difficoltà di natura economica, l’unificazione del pianeta all’insegna del progresso mondialistico-tecnocratico e dello smisurato sviluppo economico e finanziario — ovvero i valori fondanti e costitutivi dell’Occidente mercantilistico e plutocratico — non è mai stata così avanzata.

Nell’opinione dei suoi fanatici “apostoli”, l’obbiettivo della progressiva affermazione su scala globale della società multirazziale dovrà favorire l’omologazione planetaria, ovvero la diffusione planetaria di modelli di consumo e di sfruttamento sempre più omogenei che, rappresentando uno dei presupposti principali per lo sviluppo del libero mercato globale, avvieranno di conseguenza il processo di creazione di una nuova configurazione sociale fondata sulla distruzione di ogni senso di appartenenza e sulla disintegrazione del legame, ancora oggi nonostante tutto esistente, tra popolo e Storia, cultura e territorio, Nazione e destino.

Infatti, diversamente dalla organica visione identitaria, la visione “cataclismica” promossa dal cosmopolitismo multietnico potrà soltanto  produrre l’incubo di irreali megalopoli mondialiste, democraticamente emancipate, dove, solamente in astratta teoria, tutti gli uomini troverebbero il loro posto e delle quali ciascuno sarebbe un libero, indifferenziato e apolide cittadino.

Purtroppo, siamo consapevoli che le cose andrebbero differentemente, le smisurate megalopoli cosmopolite e mondialiste, espanse a livello planetario, che essi farneticamente continuano a paventare sarebbero invece terribilmente difformi, poiché vi regnerebbero incontrastate l’ingiustizia sociale, lo sfruttamento sistematico delle risorse umane, una violenza diffusa e radicata e l’odio tra entità etniche differenti e ostili tra loro, costrette però a dover coabitare e a sopravvivere all’interno dello stesso spazio, semmai attraverso forme di segregazione razziale.

Quindi, il rischio dell’annientamento puro e semplice dell’umanità sarebbe più forte che mai.

Pertanto, il porsi in termini conflittuali sul tema drammatico dell’immigrazione e su tutto ciò che ne conseguirebbe altro non significherebbe che reinserire il nodo centrale del riconoscimento del diritto-dovere all’appartenenza nazionale, culturale, spirituale e popolare nel cuore stesso del conflitto politico riaffermando — attraverso l’adozione decisa e severa di una specifica Visione politico-spirituale identitaria, nazionalpopolare e comunitaria, l’unica strada percorribile per uscire dal deserto dell’attuale società liberale indifferenziata — l’intima forma della nostra preziosa e speculare identità sociale, popolare e spirituale, opponendosi così al Cosmopolitismo apolide e oligarchico che vorrebbe piegare i popoli europei alla fatale logica del melting-pot e delle cosiddette nuove cittadinanze e restituendo al nostro popolo il senso e il significato di una comune e speciale Origine radicata in una memoria arcaica e ancestrale.

Solamente una tale e ricca Visione del mondo e della vita potrà farsi garante e promotrice della salute e dell’integrità di una Comunità nazionale e popolare definita esclusivamente sulla base dello Ius Sanguinis, ovvero nel riconoscimento del criterio di una specifica vicinanza bio-psichica, fisiologica e spirituale dei suoi appartenenti.

L’unico criterio possibile.

Una Comunità organica di popolo composta da uomini e donne aventi origini etniche, culturali, tradizioni e aspirazioni condivise, che sia in grado di dare un superiore significato al senso di appartenenza e assurgere appieno nel ruolo di promotrice di processi innovatori capaci di incidere in profondità nel tessuto sociale e di rivoluzionarne il contesto, rendendosi così di nuovo protagonista delle grandi trasformazioni collettive e soprattutto fulcro per la proiezione di un progetto comune capace di mobilitare la totalità del popolo contro le derive della globalizzazione cosmopolita.

Soprattutto, evitando con tutte le nostre forze di ricadere nel gravissimo peccato di omissione che era stato puntualmente denunciato nel secolo passato dallo scrittore nazionalpopolare Adolf Bartels: “Sulla terra c’è una colpa antichissima e sempre nuova, non restare fedeli al proprio popolo, non restare fedeli a se stessi.”

Se è vero che il criminale processo globalizzatore vuole tracimare le consistenze identitarie attraverso l’utilizzo demagogico di richiami a vaghi e indistinti diritti umanitari alla cittadinanza da attribuire indistintamente e indiscriminatamente a chiunque – cioè, alla fin fine, a tutti coloro che più o meno lecitamente, ma sempre più spesso illegalmente, penetrano nella nostra Nazione rivendicando anche arrogantemente il “diritto” a rimanerci in pianta stabile – risulta altrettanto evidente che questa parodia, ipocritamente umanitaria, offende e minaccia seriamente la nostra intelligenza, la nostra stessa sostanza popolare, la nostra possibilità di progresso sociale in senso anti-plutocratico, le nostre radici più intime, la nostra stessa forma identitaria, la nostra specifica forma di vita con tutti i nessi di ordine superiore che la ordinano; mettendo così a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza culturale, spirituale ed etnica.

La sopravvivenza nel tempo del nostro popolo, della nostra Nazione, della nostra Europa.

Nostra, non loro!

Giungendo a modificare quel “paesaggio” che per secoli ha visto le nostre genti protagoniste e artefici di un comune destino, insomma tutti quei caratteri che da sempre ci mantengono e ci conservano, nonostante tutto quello che sta accadendo, ancora come un Popolo, dando così forma compiuta e sostanza reale all’identità culturale, sociale ed etnica della nostra Nazione.

L’affermazione del valore specifico e fondante di questa radicata Comunità nazionale e popolare dovrà tornare ad essere la bandiera di mobilitazione per una vittoriosa lotta di liberazione nazionale, sociale e identitaria dei popoli europei.

Una lotta per la difesa e l’affermazione del nostro Popolo e della nostra Nazione, un atto di profondo e generoso amore per la nostra terra, per i nostri antenati, per la nostra Stirpe e per i fiumi di sangue che nei secoli sono stati versati per conservarla e per difenderla.

Renzi: gli immigrati sono finalmente priorità……

immigrati-670x274

di Luciano Lago

BOLOGNA – Una mamma di 41 anni (cittadina italiana), si è tolta la vita impiccandosi ieri sera a Ponte Ronca, una frazione tra Bologna e Zola Predosa. I motivi del gesto sono stati di natura economica: la donna, separata con due figli, non riusciva a trovare lavoro e il 9 luglio avrebbe subito il terzo tentativo di sfratto. A trovare il corpo, impiccato alla grata di una delle finestre di casa, è stato verso le 23 il suo nuovo compagno, rientrando dopo un paio d’ore di assenza. La 41enne avrebbe compiuto il gesto dopo aver messo a letto i figli, una bambina di 11 anni e un maschio di 10, che al momento della scoperta dormivano in camera da letto. La donna non ha lasciato biglietti ma, secondo i carabinieri, non ci sarebbero dubbi sulle motivazioni di natura economica del suicidio.
Gli investigatori che hanno svolto gli accertamenti e sentito i familiari della vittima hanno definito “disastrosa” la situazione finanziaria della famiglia. Da settimane, la donna era costretta a cucinare per sè e per i figli utilizzando solo un forno a microonde, dopo che le era stato staccato il gas. Ma anche altre bollette e l’affitto non venivano pagati da tempo. La 41enne, in passato dipendente di una ditta di pulizie, aveva perso il lavoro restando disoccupata e accumulando parecchi debiti. (Tratto da Repubblica....)

Accade tuttavia, nello stesso giorno del suicidio della povera donna, che  il governo riafferma solennemente in Parlamento, per bocca di Renzi, “La priorità sono gli immigrati ….”
“Lo scorso 24 giugno, ha detto Renzi, 59.600 migranti erano sbarcati sulle coste italiane oggi il numero e’ sostanzialmente analogo ma c’e’ una “novita’ profonda”. “Questa è finalmente una priorita’ per l’Italia e nell’agenda europea”.   Lo ha detto il premier Matteo Renzi in Senato, a proposito del tema immigrazione.

Quindi per il governo Renzi/Alfano, i cittadini italiani che hanno perso il lavoro e non sono in grado di pagare un affitto, possono tranquillamente impiccarsi mentre loro, i politici del PD al governo (e loro soci) si preoccupano di aderire diligentemente alle direttive che provengono dalle centrali mondialiste di Bruxelles, dell’ONU e del Vaticano: spalancare le porte all’invasione di massa dall’Africa.

Non ci sono le risorse per provvedere a tutti, non esiste un piano per la povertà in Italia,  non ci sono gli alloggi nè gli spazi dove alloggiare i migranti e profughi, si comprende anche che questo fenomeno porterà presto ad una destabilizzazione sociale ma i Renzi gli Alfano, le Boldrini hanno così deciso, l’italia deve diventare un paese multiculturale e meticcio, che gli italiani lo accettino perchè è ormai una direttiva inderogabile.

I cittadini italiani iniziano a comprendere che non esistono uguali diritti in questo paese: chi entra come migrante clandestino ha dei diritti sacrosanti, può circolare senza documenti, può disporre di un alloggio e di pasti gratis pagati dallo Stato, può ottenere una scheda telefonica e qualche spicciolo al giorno per le sue spese, può avere l’assistenza sanitaria gratis e senza ticket da pagare, qualunque cosa faccia non deve pagare tasse nè bollette.

Al cittadino italiano che rimane senza lavoro e senza casa questi diritti non spettano, lui deve pagare comunque tasse, bollette e ticket sanitari, corre il rischio che gli assistenti sociali gli tolgono i figli, se sono minori, dovunque vada deve esibire sempre i documenti ed il codice fiscale, non ha diritto ad un alloggio pubblico e tanto meno a pasti gratis e schede telefoniche. Dispone però del diritto di acquistare liberamente una corda con cui impiccarsi. Non a caso il numero dei suicidi per motivi economici è aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni ma viene generalmente  nascosto dai grandi media e riportato solo nelle cronache di qualche foglio locale.

Una situazione di apartheid sociale e di razzismo alla rovescia che non mancherà di provocare conseguenze, come già si è visto nelle scorse settimane in quartieri periferici delle città dove vengono trovati alloggi per i migranti.

Il governo tuttavia procede nella sua strada e si sente forte poichè la pianificazione di questo fenomeno, l’invasione di massa dell’Italia, era stata già decisa da centrali sovranazionali  (vedi: L’ONU predispone il piano per il “ripopolamento” dell’Italia)  e, per coloro che riusciranno a portarla a termine come previsto, si prospetta una buona riconoscenza dei circoli di potere sovranazionali, in termini di carriere politiche e posizioni di prestigio da ottenere in Istituzioni internazionali.    Difficile voler perdere questa occasione.

Quello che pensa ma massa, la popolazione italiana originale, le conseguenze che questa debba sopportare, la sua opinione in proposito, non conta più nulla. I governi non vengono eletti ma nominati. Al contrario se qualcuno dovesse protestare sono già pronte disposizioni che prevedono severe sanzioni per chiunque osi levare una voce di protesta contro tale fenomeno.

Il potere politico già da tempo è stato spodestato dal potere finanziario e chi decide non deve più neppure curarsi di ottenere una parvenza di consenso.